Wise Society : Processionaria: cosa fare, periodo più pericoloso e come eliminarla

Processionaria: cosa fare, periodo più pericoloso e come eliminarla

di
2 Gennaio 2026

Tutto sulle processionarie: ciclo vitale, nidi, tipologie e come eliminarle in sicurezza

Arriva la primavera, arrivano le processionarie. Insetti insidiosi, vagamente meschini: una minaccia silenziosa -e spesso sottovalutata- per alberi, animali e persino per le persone.  Famosi per le caratteristiche processioni dei suoi bruchi, questi insetti non solo sono un problema per la salute dei pini e delle querce, ma rappresentano anche un rischio serio a livello sanitario. Soprattutto, per bambini e animali domestici. I suoi peli urticanti possono provocare reazioni allergiche anche gravi, e rendono fondamentale intervenire con tempestività: un pericolo non da prendere sottogamba, per l’appunto. In questo articolo facciamo chiarezza su cos’è la processionaria, quali sono le fasi più pericolose del suo ciclo vitale, come riconoscere nidi e specie presenti in Italia e, soprattutto, quali sono i metodi più efficaci e sicuri per contenerla, sempre nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità.

processionaria

Foto Wirestock

Cos’è la processionaria e dove si trova

La processionaria è un insetto, più nel dettaglio un lepidottero appartenente alla famiglia dei Thaumetopoeidae. Quello che è noto a noi è un particolare il suo stadio larvale, quello del bruco: quando lo assume si muove in caratteristica fila indiana, e da qui il nome comune.

In Italia sono presenti principalmente due tipi di processionaria: la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) e la processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea). La prima è la più diffusa e colpisce diverse specie di pini, mentre la seconda interessa chiaramente le querce ed è più comune nel Centro e Nord Europa, ma risulta in progressiva espansione anche nel Belpaese. 

Chiaro è che queste due specie si troveranno maggiormente dove si trovano anche pini e querce. Vale a dire in boschi, pinete, parchi urbani, giardini pubblici e privati, soprattutto nelle aree con clima temperato

La verità è che il suo habitat si è ampliato negli ultimi decenni a causa dell’aumento delle temperature e dei cambiamenti climatici, che ne favoriscono la sopravvivenza anche a quote e latitudini un tempo inadatte: un altro problema che abbiamo ingigantito con le nostre stesse mani. In questo senso, la presenza della processionaria in un dato luogo ci fa da un indicatore di squilibrio ambientale, e rappresenta anche una sfida crescente per la gestione sostenibile del verde, in particolare negli spazi frequentati dall’uomo. Bene, quindi, evitare di piantare alberi di queste specie nei pressi delle scuole per esempio, ma ancora prima bisognerebbe intervenire sul problema alla radice.

puntura processionaria

Foto Wirestock

I rischi delle processionarie per l’uomo  

E ora veniamo al dunque: la puntura di processionaria è pericolosa per l’uomo? Sappiamo essere un problema per l’ambiente, per gli alberi che infesta… ma per noi? Cosa succede se ci entriamo in contatto?

I rischi maggiori legati alla processionaria per l’uomo sono dovuti ai peli urticanti di cui ogni insetto è dotato. Sono microscopici, e vengono facilmente trasportati dall’aria: vale a dire che non bisogna per forza toccare un insetto direttamente per essere colpiti. Questi peli, presenti soprattutto nei bruchi, contengono una sostanza tossica che può causare reazioni infiammatorie anche senza contatto diretto. Il contatto con la pelle, infatti, può provocare dermatiti acute caratterizzate dai soliti sintomi: arrossamento, prurito intenso, bruciore e comparsa di vesciche. In alcuni casi i sintomi possono persistere anche per diversi giorni. 

Se i peli urticanti entrano in contatto anche con gli occhi o con le vie respiratorie, a questi si possono aggiungere poi congiuntivite, irritazione delle mucose, difficoltà respiratorie e, nei soggetti più sensibili, reazioni allergiche più serie. 

Molto rare -ma comunque possibili- anche le reazioni sistemiche dovute a ingestione accidentale o inalazione massiccia dei peli urticanti: febbre, o shock anafilattico nei casi più gravi, con necessità di intervento medico tempestivo.

Chi è più a rischio? Chiaramente chi frequenta parchi e aree verdi è più esposto: bambini, persone allergiche in generale e animali domestici (e i loro padroni). 

processionaria farfalla

Foto Wirestock

Ciclo vitale della processionaria  

Interessante -e utile- sapere che non tutte le fasi della vita di una processionaria sono pericolose: dipende dal periodo. 

Il ciclo vitale della processionaria si sviluppa nell’arco di un anno e comprende quattro fasi principali: 

  1. Uovo
  2. Larva
  3. Crisalide
  4. Farfalla

Tutto inizia in estate, quando le farfalle adulte, attive specialmente tra giugno e agosto, depongono le uova sui rami degli alberi ospiti, quasi sempre pini e querce. Dopo una manciata di settimane nascono le larve, ovvero i bruchi, che rappresentano la fase più conosciuta e pericolosa del ciclo

In autunno e in inverno le larve vivono in gruppo e costruiscono i caratteristici nidi sericei, ben visibili sui rami più esposti al sole, dai quali escono solo per nutrirsi degli aghi o delle foglie

È poi con l’arrivo della primavera, in un periodo che va tra febbraio e aprile a seconda delle temperature di quell’anno, che i bruchi abbandonano i nidi e scendono a terra in processione per interrarsi e trasformarsi in crisalidi. Questa fase può durare da alcuni mesi fino a più di un anno, sempre a seconda delle condizioni ambientali: più le temperature sono favorevoli, più il rischio si prolunga.

La metamorfosi si completa poi con la comparsa della processionaria farfalla adulta, innocua per l’uomo ma essenziale per la riproduzione della specie. In questo modo si chiude il ciclo e dà inizio a una nuova generazione.

nidi processionaria

Foto di Hans da Pixabay

Come riconoscere i nidi di processionaria

Per sapere se ci sono processionarie nei paraggi, bisogna cercare i nidi. Sono questi, infatti, i segnali più evidenti della loro presenza. Ma come riconoscerli?

In realtà è molto semplice, in quanto caratterizzati da colori e forme ben distinguibili. I nidi di processionaria si presentano come strutture biancastre o grigio-perlacee, dall’aspetto simile a grandi batuffoli di cotone ben ancorati ai rami degli alberi. Di solito si trovano sulle estremità dei rami più alti e meglio esposti al sole, dal momento che  le larve hanno bisogno di molto calore per sopravvivere durante i mesi freddi. 

Nel caso della processionaria del pino, i nidi sono ancora più visibili in inverno sulle chiome spoglie o sempreverdi, mentre quelli della processionaria della quercia possono risultare un po’ meno evidenti perché spesso posizionati sul tronco o tra le biforcazioni dei rami. 

In ogni caso è bene non avvicinarsi né tentare di rimuoverli senza protezioni adeguate: è proprio lì all’interno che vivono decine di centinaia di bruchi, e al minimo movimento i peli urticanti possono facilmente disperdersi nell’aria, anche a distanza. Perciò, i nidi possono essere pericolosi anche quando ci sembrano inattivi, innocui.

processionaria periodo pericoloso

Processionaria: qual è il periodo più pericoloso?

Lo abbiamo detto: è dalle larve che bisogna soprattutto stare alla larga. 

Il periodo più pericoloso coincide infatti con la fase finale dello sviluppo larvale, che in genere va dalla fine dell’inverno all’inizio della primavera. Diciamo un periodo che va da febbraio ad aprile, con possibili variazioni in base all’area geografica e all’andamento climatico. È in questo momento che i bruchi abbandonano i nidi sugli alberi e scendono al suolo in lunghe file, le tipiche “processioni”, per interrarsi e trasformarsi in crisalidi. Durante questa fase, i peli urticanti sono ben sviluppati e si disperdono nell’aria svolazzando qua e là, e aumentando di conseguenza il rischio di contatto per persone e animali anche senza un’interazione diretta.

Non basta tenersi lontani dai bruchi, quindi. I peli rimangono attivi a lungo nell’ambiente, sul terreno, sull’erba o sugli oggetti, rendendo rischiose anche le aree apparentemente libere. Per questo motivo c’è sempre da prestare la massima attenzione nei parchi, nei giardini e lungo i sentieri frequentati, soprattutto nelle giornate calde e ventose, quando la dispersione dei peli è più probabile.

processionaria sintomi

Foto di Marc Pascual da Pixabay

Come eliminare la processionaria in sicurezza

Per intervenire ci vuole cautela e, Nella maggior parte dei casi, personale specializzato. Ma in caso di intestazione da processionaria cosa fare? Dipende dalla situazione specifica: i metodi variano in base al periodo dell’anno e allo stadio di sviluppo dell’insetto.

Se è inverno e i bruchi sono ancora all’interno dei nidi, è possibile intervenire con la rimozione meccanica dei nidi, che devono essere tagliati e distrutti seguendo precisi protocolli di sicurezza. Si evita assolutamente di schiacciarli o maneggiarli senza protezioni. In alternativa, esistono anche dei trattamenti biologici a base di Bacillus thuringiensis, un batterio naturale efficace contro le larve ma innocuo per l’uomo e per molti insetti utili: si applica all’inizio dello stato larvale.

Se invece è primavera e i bruchi sono già scesi a terra, allora si installano delle vere e proprie trappole a collare intorno ai tronchi per intercettarli prima che si interrino. È fortemente sconsigliato l’uso di insetticidi chimici fai-da-te, che possono danneggiare l’ambiente e aumentare il rischio di esposizione ai peli urticanti. 

come eliminare processionaria

Foto Freepik

Disinfestazione processionaria: chi deve intervenire

Liberarsi delle processionarie non è un gioco sa ragazzi: la disinfestazione della processionaria  è un intervento che non deve mai essere improvvisato. Le responsabilità variano in base al contesto e alla proprietà delle aree interessate, però, perciò bisogna innanzitutto informarsi su “a chi tocca”. Nei terreni e nei giardini privati, l’obbligo di intervenire ricade sul proprietario dell’albero o dell’area infestata, che deve adottare misure adeguate per prevenire rischi alla salute pubblica. 

Nelle aree verdi pubbliche, invece, la competenza spetta alle amministrazioni locali, che sono tenute a monitorare il territorio e a programmare interventi di prevenzione e contenimento, spesso tramite ditte specializzate. In molti Comuni italiani sono attive ordinanze specifiche che regolano tempi e modalità di intervento, soprattutto nei periodi più critici. In ogni caso, quando l’infestazione è estesa o interessa luoghi frequentati da persone vulnerabili (per esempio le scuole), è fortemente consigliato rivolgersi a operatori professionisti autorizzati, che sappiano intervenire nel rispetto delle norme di sicurezza e ambientali.

Perché è giusto togliere di mezzo il rischio, certo, ma è bene farlo sempre riducendo al minimo l’impatto sull’ecosistema. Altrimenti, sarebbe come limitarsi a sostituire un problema con un altro.

Wise Radio
© Riproduzione riservata
Altri contenuti su questi temi: ,
Continua a leggere questo articolo:
WISE RADIO