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Sul Po arrivano le barriere mangia plastica

Sul fiume più lungo d'Italia prende forma il progetto di prevenzione contro i rifiuti in plastica predisposto da Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Corepla e Castalia

Fabio Di Todaro
14 agosto 2018

Si muovono le isole, per proteggere il mare. Ma la salvaguardia dell’ambiente dalla plastica deve necessariamente coinvolgere anche i fiumi, per avere (a valle) una ricaduta sui mari. Si spiega così la decisione di bonificare l’ecosistema a partire dal Po, che tocca quattro regioni e tredici province. A organizzarli la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che ha messo a punto il progetto «Il Po d’AMare». L’iniziativa prevede il ricorso a tecniche innovative per intercettare i rifiuti presenti nelle acque fluviali e, per quanto riguarda le plastiche, operare la loro selezione e avviarle al riciclo. Una metodologia che in futuro potrebbe essere estesa a tutti i principali fiumi italiani e replicata anche in altri Paesi.

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L’iniziativa “Il Po d’AMare” prevede il ricorso a tecniche innovative per intercettare i rifiuti presenti nelle acque fluviali e operare la selezione delle plastiche e avviarle al riciclo, Foto: iStock

LA BONIFICA PARTE DAI FIUMI – Il progetto, uno dei primi al mondo a prevedere interventi di questo tipo, può contribuire a rafforzare e implementare le misure del piano di azione nazionale per la prevenzione e la mitigazione dei rifiuti marini e anticipare le nuove direttive sull’economia circolare che prevedono impegni precisi anche per la riduzione dei rifiuti marini. I fiumi, in questo senso, sono un elemento nevralgico del percorso. I rifiuti marini provengono per circa l’ottanta per cento dalla terraferma e raggiungono il mare prevalentemente attraverso i corsi d’acqua e gli scarichi urbani, mentre per il resto derivano da attività di pesca e navigazione. Tra le principali cause dell’inquinamento marino da rifiuti in plastica, ci sono la non corretta gestione di rifiuti urbani e industriali, la scarsa pulizia delle strade, abbandoni e smaltimenti illeciti. Inoltre l’Italia, per la sua posizione al centro del Mediterraneo, un bacino chiuso, e l’estensione delle sue coste, è un Paese particolarmente esposto a questo problema.

IN COSA CONSISTERÀ IL PROGETTO? – La raccolta dei rifiuti galleggianti prevista dal progetto avverrà attraverso l’installazione di un dispositivo di raccolta composto da barriere in polietilene che intercettano, selezionano, intrappolano e infine raccolgono la plastica galleggiante e altri rifiuti trasportati dal fiume. Il sistema di barriere non interferirà con la flora e la fauna del fiume, in quanto la raccolta viene eseguita solo nella parte superficiale della colonna d’acqua. Piccole barche raccoglieranno i rifiuti e li porteranno a riva, dove saranno raccolti in cassoni da trasportare nell’impianto di Transeco a Zevio, in provincia di Verona. Qui avverrà una prima separazione delle diverse frazioni del rifiuto, con la selezione della componente plastica da inviare a successivi trattamenti e lo smaltimento della frazione estranea non recuperabile. Il rifiuto plastico verrà poi inviato in un centro di selezione dove saranno suddivisi gli imballaggi in plastica delle diverse frazioni polimeriche per l’avvio al riciclo o al recupero energetico. La «barriera» in grado di intercettare i rifiuti in plastica è stata realizzata a quaranta chilometri dalla foce del Po, in modo da consentire una stima dei rifiuti presenti lungo quasi l’intero corso del fiume. A coprire i costi di questo progetto per intero saranno Corepla (il consorzio per il riciclo della plastica) e Castalia (consorzio di aziende per la tutela del mare).

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La raccolta dei rifiuti galleggianti sul Po prevista dal progetto avverrà attraverso l’installazione di un dispositivo di raccolta composto da barriere in polietilene che intercettano, selezionano, intrappolano e infine raccolgono la plastica galleggiante e altri rifiuti trasportati dal fiume, Foto: Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

 

 

 

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