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Orti in Africa e nelle scuole italiane per aiutare la crescita

L'associazione fondata da Carlo Petrini crede moltissimo nel rilancio dell'agricoltura sostenibile a tutte le latitudini. Perchè imparare a coltivare anche un piccolo terreno può aiutare i Paesi in via di sviluppo a conquistare maggiore autonomia e i nostri figli a diventare, da adulti, consumatori responsabili

Barbara Pozzoni
1 luglio 2011

Fondazione Slowfood a sostegno degli orti in Africa, credito © Paola ViesiQuando si parla di  “Slow Food”, il nostro pensiero va al piacere della tavola, al buon cibo, e ad un grande rispetto per la territorialità dei prodotti coltivati. Giusto, ma non solo. Infatti l’associazione no-profit fondata da Carlo Petrini, ha attivato una serie di progetti che valorizzano l’agricoltura a diverse latitudini. Uno di questi, veramente ambizioso, consiste nel voler creare mille orti in Africa nelle comunità di Terra Madre, rete nata dall’associazione per poter dare visibilità e voce a tutti i contadini, i pescatori e gli allevatori di questo mondo.

Una sfida per i Paesi in via di sviluppo

Gli orti verranno creati nelle scuole, nei villaggi ed anche nelle periferie delle città africane. In questo modo alunni, insegnanti, famiglie e comunità avranno modo di condividere il lavoro ed il raccolto. Potranno disporre di cibo sano ed anche di un piccolo reddito. I ragazzini avranno modo di imparare un lavoro e di apprendere l’esperienza degli anziani.

Fondazione Slowfood a sostegno degli orti in Africa, credito © Paola Viesi

«Se guardiamo alla piramide della popolazione africana, ci rendiamo conto che la maggioranza è fatta di giovani. Se non coinvolgiamo loro, non potrà esserci un futuro per l’agricoltura in Africa», ha detto Edward Mukiibi, coordinatore orti Slow Food in Uganda. Si tratta di orti coltivati seguendo tecniche sostenibili (si insegna come realizzare il compostaggio, utilizzare preparati naturali per la difesa delle piante da malattie ed insetti e una gestione razionale dell’acqua). Per la semina si preferiscono varietà locali, rispettando la “consociazione” dei vari tipi di ortaggi, di erbe e di alberi da frutta (è stato verificato che la vicinanza di alcuni ortaggi aumenta la velocità dello sviluppo, le dimensioni e la qualità dei frutti) e verrà sostenuto lo scambio di sementi tra le comunità per salvaguardare la biodiversità e per migliorare l’autonomia dei contadini.

Orti sostenuti, fondazioneslowfood.it«Attualmente la sfida “mille orti in Africa” , lanciata nell’ottobre 2010 è arrivata a sostenere 212 appezzamenti di terreno dedicati all’agricoltura, e ad avviarne 32, di cui la maggior parte in campo scolastico», racconta Marta Messa, responsabile del coordinamento operativo e tecnico del progetto. «Kenya, Uganda, Costa d’Avorio, Mauritania, Tanzania, Madagascar ed Etiopia sono le terre dove questa esperienza sta crescendo in attesa di espandersi ulteriormente»

Tutti possono contribuire a questa iniziativa. Come? Adottando un orto: per farlo basta sottoscrivere il modulo di adesione scaricandolo dal sito www.fondazioneslowfood.it, dove si possono trovare anche molte altre informazioni sul progetto. L’ adozione di un orto costa 900 euro all’anno. Questa cifra comprende l’attrezzatura di base per poterlo creare (semi, piante ed attrezzi da giardinaggio), la formazione del personale in loco, il materiale didattico ed un contributo alla creazione di borse di studio per giovani africani.

Coltivare nelle scuole

Rimanendo in ambito nazionale, invece, Slow Food sta promuovendo, già da qualche anno, un progetto nato da un’idea di Alice Waters, vice presidente di Slow Food internazionale e realizzato per la prima volta negli anni ‘90 a Berkley. L’iniziativa si chiama “Orto in condotta” ed è rivolta ad alunni ed insegnanti, ma anche ai loro familiari. Il questo caso l’obiettivo è creare una rete locale di 100 orti sparsi in tutti gli edifici scolastici d’Italia. Si vuole educare bambini e ragazzi al contatto con la natura e i suoi prodotti, introducendo gli orti nelle scuole. L’idea è quella di far vivere ai nostri figli l’esperienza di un legame con la  terra, far riconoscere loro i profumi dell’orto, far cogliere il valore di un seme che si schiude e cresce fino a diventare un frutto: tutto questo insegnerà loro ad essere i consumatori più responsabili. Anche i nonni sono arruolati in questa iniziativa, aiutando ragazzini ed insegnanti a ripercorrere i passi di una memoria contadina, antico sapere della campagna che rischia di cadere nell’oblio. Nell’organizzazione del progetto, sono presenti e danno un contributo alle lezioni anche piccoli produttori e grandi cuochi, che percorrono assieme ai ragazzi tutta la filiera dei prodotti sino alla messa in tavola.

Chi fosse interessato a dar vita ad un “Orto in Condotta” può contattare Slow Food Italia, Ufficio Educazione, via Mendicità Istruita 14, 12042 Bra (CN) educazione@slowfood.it

Fondazione Slowfood a sostegno degli orti in Africa, credito © Paola Viesi

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Una risposta a Orti in Africa e nelle scuole italiane per aiutare la crescita

  1. jacky kalonji

    Sono un cittadino italiano con origine congolese(zaire),la vostra iniziativa é da prendere d’esempio da molti.Tuttavia vorrei fare una considerazione non da poco, spesso sento lo slogan: “meglio insegnare uno a pescare che dargli da mangiare”. Da cittadino africano reputo sia importante sostenere materialmente chiunque abbia la volontà morale d’investire le sue conoscenze pratiche, intelettuali, tecniche…per un futuro migliore. Poiché sono diversi mesi che sto cercando un auito concreto per realizzare un centro agropastorale in Congo, spero che anche la mia iniziativa possa raccogliere consensi per diventare realtà. Vogliate accettare i miei distinti saluti.

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