Wise Society : Il problema dell’olio di palma e la deforestazione

Il problema dell’olio di palma e la deforestazione

di Emanuele Francati
5 Settembre 2025

Lo stretto legame tra deforestazione e olio di palma per l’ambiente

Per anni lo abbiamo assunto senza nemmeno saperlo. Poi, è diventato una sorta di veleno a cui stare attenti, e tutti i prodotti ci rassicuravano con la dicitura “senza olio di palma”. Una materia prima che alle aziende costa poco: il prezzo più grande, però, lo paga la natura. Olio di palma e deforestazione formano un binomio davvero allarmante. Per i nostri biscotti, per i nostri cosmetici, ogni giorno vengono messi a rischio interi ecosistemi, specie animale e il clima globale nella sua interezza. Ma in che modo l’olio di palma è da ritenersi un nemico per l’ambiente? In questo articolo seguiamo il filo che lega il nostro carrello della spesa alla distruzione delle foreste: perché sapere è importante, per scegliere con consapevolezza.

olio di palma e deforestazione

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Cos’è l’olio di palma e cosa c’entra con la deforestazione

Prima di addentrarci nel cuore del problema, però, è importante dare una definizione. cos’è l’olio di palma, così tanto chiacchierato negli ultimi anni? L’olio di palma è un olio vegetale estratto dai frutti della palma da olio (Elaeis guineensis), una pianta tropicale coltivata soprattutto in Indonesia e in Malesia. Questi due Paesi insieme ne producono oltre l’80% della fornitura mondiale. E come mai da qui arriva in tutto il resto del mondo? 

Semplice: perché costa poco. Il fattore economico è quello principale, ma non l’unico: l’olio di palma è anche altamente stabile a temperature elevate, e ha la consistenza ideale per moltissimi prodotti. Alimenti industriali (snack, biscotti, margarine), ma anche cosmetici, detergenti, e persino biocarburanti. A tal proposito, sono 4,3 i milioni di tonnellate di olio di palma usato per i biocarburanti: 38 volte di più rispetto alla quantità usata per la Nutella. 

Abbiamo detto che in qualche modo, la produzione di olio di palma causa la deforestazione: come? Semplice: il mondo ne vuole troppo. E l’enorme richiesta di olio di palma non ha potuto che avere un impatto devastante sugli ecosistemi tropicali: per fare spazio alle coltivazioni, vengono abbattute (o bruciate) immense aree di foresta pluviale, soprattutto nel sud-est asiatico. Questo processo di deforestazione non distrugge solo gli habitat vitali per specie già di per sé minacciate -come oranghi, elefanti pigmei e tigri di Sumatra-, ma causa anche gravissime conseguenze sul clima.

Rimuovere copertura forestale libera enormi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera, riducendo la capacità del pianeta di assorbirla: una doppia azione devastante. In molti casi, le piantagioni si espandono su torbiere, suoli ricchi di carbonio che, se drenati, rilasciano gas in modo massiccio. Non è finita qui. La deforestazione per olio di palma, spesso, si intreccia e si lega a conflitti sociali, sfruttamento del lavoro e violazioni dei diritti umani nelle popolazioni locali. 

Un prodotto apparentemente neutro, persino invisibile al consumatore. Anche non dannoso per la salute, secondo l’Istituto Superiore di Sanità. Dietro a questo, però, si nasconde una catena di impatti ambientali e sociali profondi, che richiedono una riflessione collettiva su cosa consumiamo. E a quale costo lo facciamo.  

olio di palma deforestazione

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Il problema dell’olio di palma e deforestazione

Non ci vuole molto, quindi, a notare il collegamento stretto ed evidente tra olio di palma e deforestazione. È la produzione intensiva di questo prodotto, ed è spesso guidata da dinamiche economiche globali che favoriscono pratiche agricole insostenibili. 

Le coltivazioni monocolturali, tipiche delle piantagioni di palma da olio, hanno effetti devastanti. Impoveriscono il suolo, in primis, ma riducono anche la biodiversità, e fanno sì che l’ambiente sia sempre più vulnerabile a incendi o fenomeni climatici estremi. 

L’assenza di pianificazione territoriale è un altro punto, che interessa moltissime regioni: qui l’espansione delle piantagioni avviene senza un criterio, andando a compromettere aree naturali protette e comunità indigene che, da generazioni, vivono in equilibrio con la foresta. Mancano controlli efficaci, mancano sistemi di certificazione vincolanti. Il risultato? Una situazione sempre più grave. Molte aziende, pur dichiarando impegno ambientale, continuano a rifornirsi da produttori legati a pratiche distruttive: greenwashing puro, che non solo non aiuta realmente il pianeta, ma per giunta lo danneggia. Perché attualmente ci troviamo in un modello di sviluppo che privilegia il profitto immediato, sicuro, a scapito della resilienza ecologica del pianeta. 

deforestazione olio di palma

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Gli altri effetti dell’olio di palma per l’ambiente

Sembra una situazione tragica già così, ma la realtà è anche peggiore. La deforestazione è solo uno degli effetti allarmanti dell’olio di palma per l’ambiente: oltre a questo, la coltivazione intensiva della palma da olio comporta una lunga serie di altri impatti ambientali. Meno visibili, forse, ma altrettanto preoccupanti o anche di più. 

L’uso massiccio di fertilizzanti chimici e di pesticidi, per mantenere alte rese produttive, è uno di questi: contamina il suono e le risorse idriche, con un rischio altissimo per gli ecosistemi acquatici, ma anche per la salute delle comunità locali. E questo si scontra con le enormi quantità di acqua necessarie per le piantagioni, che spesso vengono sottratte a corsi naturali e falde sotterranee. Il risultato? Scarsità idrica in aree già vulnerabili, un po’ per l’uso dell’acqua, un po’ per la sua contaminazione. 

Meno foresta significa anche un paesaggio sempre più semplificato. Ettari di terreno coperti da una sola specie, laddove un tempo ce n’erano centinaia. Uguale: equilibri ecologici precari o distrutti, con un ambiente sempre meno capace di reagire ai cambiamenti climatici. Per di più l’erosione del suolo, provocata dal disboscamento e dalla lavorazione intensiva dei terreni, non fa che accelerare il degrado ambientale, limitando la possibilità che qualcosa si rigeneri in quelle aree dismesse. 

olio di palma deforestazione

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Olio di palma e deforestazione: quali soluzioni?

Una situazione che sembra essere sfuggita totalmente dal nostro controllo. E in parte è così: la deforestazione, da olio di palma o causata da altri tipi di coltivazioni, è un problema di portata colossale, ma integrato in un sistema che, ormai, va avanti da solo. Troppo radicato nei nostri processi di produzione per riuscire a debellarlo in poco tempo o con facilità.

Ma una cosa è certa: di fronte agli impatti sociali e ambientali che causa, qualcosa dobbiamo fare. Le soluzioni non possono essere semplicistiche, né univoche. Basti pensare che sostituire l’olio di palma con altre colture come soia, cocco o girasole -apparentemente più sostenibili- richiederebbe superfici ancora maggiori. E comporterebbe problemi simili -se non peggiori- in termini di resa agricola e di equilibrio degli ecosistemi. In poche parole: non basta, anzi, è persino peggio che non fare niente. Diventa chiaro che la vera sfida non sia eliminare l’olio di palma, ma rendere la sua produzione un processo più etico, tracciabile e rispettoso del pianeta

Come? Un primo passo importante è sostenere e rafforzare le certificazioni internazionali, come la RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil), che promuove pratiche agricole più sostenibili. Divieto di deforestazione, protezione della biodiversità, rispetto dei diritti umani e condizioni di lavoro dignitose. Anche questo, però, non è abbastanza. La sola adesione a queste certificazioni non è garanzia di una totale assenza di danni: in passato, sono emerse gravi lacune nei controlli, e casi documentati di greenwashing. Serve un monitoraggio più indipendente, serve l’adozione di standard più severi. Serve, soprattutto, un impegno reale e concreto da parte dei governi, che regolamentino l’importazione di olio non sostenibile.

Qualcosa si è già fatto. A livello politico, l’Unione Europea ha già mosso alcuni passi, per esempio con il Regolamento sulla Deforestazione entrato in vigore nel 2023. Si tratta di una serie di norme che vietano in assoluto l’ingresso sul mercato di prodotti legati alla deforestazione Uno strumento potenzialmente rivoluzionario, detta così, ma non basta nemmeno questo: per funzionare, il Regolamento ha bisogno di qualche piccolo aiuto. La cooperazione con i Paesi produttori, per esempio, così come il supporto alle piccole imprese agricole locali e incentivi economici per rendere la sostenibilità una scelta realmente praticabile.

In tutto questo, il ruolo dei consumatori resta fondamentale. Di poco impatto, se i governi non muovono un dito, ma un contributo prezioso nel momento in cui iniziano a nascere regolamenti e normative. Essere  consapevoli di cosa c’è dietro un ingrediente così diffuso è il primo passo. Cosa possiamo fare? Sono tante le nostre piccole azioni che, se compiute con costanza e condivisione, possono fare la differenza. Leggere le etichette, premiare le aziende trasparenti, evitare l’eccesso di prodotti ultra-processati e informarsi da fonti attendibili sono azioni quotidiane che non ci costano niente, se ci fermiamo un attimo a riflettere. Ma che possono effettivamente fare parte del cambiamento. Anche la pressione collettiva attraverso petizioni, boicottaggi o semplici segnalazioni contribuisce a spingere le aziende verso scelte più responsabili: più facciamo sentire la nostra voce, il nostro dissenso, più è probabile che qualcosa cominci a muoversi.

Insomma, il problema dell’olio di palma non è una questione semplice da affrontare, ma per fortuna non è nemmeno irrisolvibile. Certo è che serve una responsabilità condivisa, in cui istituzioni, aziende e cittadini lavorino fianco a fianco per costruire una filiera che non sacrifichi il pianeta per la produzione di un ingrediente così invisibile, eppure così d’impatto. 

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