Wise Society : Olio di Palma e biocarburanti: un binomio poco sostenibile

Olio di Palma e biocarburanti: un binomio poco sostenibile

di Andrea Ballocchi
28 Giugno 2018

In base ai dati Oilworld l’uso di olio di palma nel biodiesel è cresciuto esponenzialmente mentre è diminuito il consumo per produrre dolci come la Nutella

Altro che Nutella: sono gli automobilisti i veri consumatori di olio di palma in Europa. Chi guida consuma  – come biocarburante – 4,3 milioni di tonnellate di olio di palma all’anno, 38 volte di più rispetto alle 110mila tonnellate impiegate a livello globale per la più famosa crema dolce da spalmare. Il settore automobilistico ha fatto impennare i consumi di olio di palma, la cui coltivazione intensiva è tra le principali cause della deforestazione. Di recente Greenpeace segnalava a esempio quanto sta accadendo in Papua, Indonesia, dove 4 mila ettari di foresta pluviale – un’area equivalente alla metà di Parigi – è stata distrutta fra il maggio 2015 e l’aprile 2017 per produrre olio di palma. La stessa Indonesia ha perso tra il 1990 e il 2015 circa 24 milioni di ettari di foresta tropicale: più di ogni altro Paese al mondo.

olio di palma e biocarburanti

Solo nel nostro Paese, l’anno scorso sono state raffinate 860mila tonnellate di olio di palma grezzo per produrre biodiesel, soprattutto alla raffineria Eni di Porto Marghera, image by iStock

Olio di palma e biodiesel: il decreto rinnovabili

Secondo i dati raccolti dall’ong T&E (Transport & Environment), basati sul report di Oilworld, il consumo totale di olio di palma nell’Unione Europea nel 2017 è aumentato del 7% rispetto al 2016. La prima voce di incremento (87%) è addebitabile al biodiesel. La stessa ong ricorda che dal 2009, ossia dall’approvazione della direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, l’uso di olio di palma nel biodiesel è cresciuto costantemente mentre l’uso è diminuito il consumo per impieghi alimentari.

La crescita proporzionalmente più elevata nell’uso di biodiesel ha portato l’UE lo scorso anno a consumare il 51% di tutto l’olio di palma importato per il biodiesel. Oltre all’utilizzo di biodiesel, il 10% circa delle importazioni di olio di palma è stato usato per produrre riscaldamento e elettricità: così, il 61% delle importazioni di olio di palma è stato bruciato per scopi energetici. Solo il restante 39% è stato usato per impieghi alimentari, per produrre mangimi per gli animali e per realizzare usi industriali come la produzione di cosmetici. Così, a partire dall’entrata in vigore della Direttiva 2009/28/CE, la quota di olio di palma importato dal Sud-est asiatico e destinata ai trasporti è aumentata drasticamente negli ultimi anni, passando da 825mila tonnellate nel 2008 a 3,9 milioni di tonnellate nel 2017.

L’Italia è il secondo produttore UE di biodiesel da olio di palma

 L’Italia è il secondo maggiore produttore di biodiesel da olio di palma in tutta Europa. Nel 2017, insieme a Spagna e Paesi Bassi hanno raffinato l’83% dell’olio di palma dell’UE. Solo nel nostro Paese, l’anno scorso sono state raffinate 860mila tonnellate di olio di palma grezzo per produrre biodiesel, soprattutto alla raffineria Eni di Porto Marghera, una delle più grandi bioraffinerie di olio di palma in Italia.

Mentre cresce l’uso per il biodiesel, si è ridotto l’uso per scopi alimentari: secondo Coldiretti, le importazioni di olio di palma per uso alimentare in Italia hanno invertito la rotta – dopo essere più che raddoppiate negli ultimi 20 anni raggiungendo nel 2016 circa 500mila tonnellate – diminuendo del 20% nei primi sette mesi del 2017, con sei italiani su dieci che hanno evitato di acquistare prodotti alimentari che contengono olio di palma. Così oggi i veicoli “bruciano” una quantità 16 volte maggiore rispetto al maggior utilizzatore mondiale di olio di palma per la produzione alimentare, Unilever.

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Una piantagione di olio di palma nel nord est del Borneo in Malesia, image by iStock

Bisogna diminuire la coltivazione delle palme

L’espansione dell’olio di palma in Indonesia e in Malesia spinge verso la deforestazione e il drenaggio delle torbiere, rilasciando gas serra e distruggendo gli habitat delle specie in via di estinzione come gli oranghi. Un recente documento a cura della Union of Concerned Scientists elenca palma e soia come due dei quattro principali fattori trainanti della deforestazione tropicale, insieme a carne e legno. Secondo lo studio di Globiom per la Commissione europea, il biodiesel dell’olio di palma rispetto al diesel è tre volte peggiore per il clima.

Come evidenzia T&E, la direttiva sulle energie rinnovabili è stata introdotta per accelerare l’adozione di energie rinnovabili come il solare e l’eolico, ma il capitolo sui trasporti ha promosso l’uso di colture alimentari come olio di palma, olio di colza e olio di soia per produrre biocarburanti. Questi ultimi possono essere considerati energia a emissioni zero ai fini della contabilità climatica. Se le emissioni complessive dei biocarburanti fossero adeguatamente contabilizzate, le emissioni del trasporto stradale sarebbero superiori del 10%.

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