Tutto quello che c’è da sapere sull’obiettivo Net zero 2050
Il pianeta non respira più. Azzerare le emissioni nette di gas serra, da parte nostra, è un dovere, ma anche una corsa contro il tempo. E anche se l’obiettivo di ridurre del 55% le emissioni entro il 2040 sembra a portata di mano per l’Unione Europea, questo non è abbastanza: bisogna guardare oltre, più in grande. Più lontano. L’obiettivo Net Zero 2050 è proprio questo: uno sguardo al futuro, per un traguardo globale capace di evitare il peggio. A noi, ma soprattutto all’ambiente.
Perché la crisi climatica ha già causato danni enormi, ma non tutto è necessariamente perduto. Servono però azioni concrete, immediate, coordinate: governi, aziende e cittadini sono tutti chiamati a ripensare ogni settore, dall’energia ai trasporti fino all’agricoltura e all’edilizia. Tutti uniti con un unico, solo e grande obiettivo: ridurre drasticamente le emissioni e bilanciare quelle residue, con sistemi di compensazione efficaci. In questo articolo scopriremo cosa significa davvero e in cosa consiste l’obiettivo Net Zero, perché è così urgente diventare carbon neutral e quali sono le strategie che possono portarci verso un futuro a impatto climatico nullo. O giù di lì.

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Cos’è l’obiettivo Net Zero: significato e definizione
Net Zero, un obiettivo che parla chiaro già dal nome: emissioni nette pari a zero. Ovvero, una delle sfide ambientali più ambiziose e decisive del nostro tempo. Il concetto si basa sul raggiungimento di un equilibrio tra i gas serra emessi nell’atmosfera e quelli rimossi, sia attraverso interventi naturali -come la riforestazione (che non significa solo piantare alberi) e la rigenerazione degli ecosistemi-, sia mediante soluzioni tecnologiche avanzate. Come il carbon capture and storage, CCS, la cattura dell’anidride carbonica emessa dagli impianti di grandi dimensioni e il suo stoccaggio, permanente, nel sottosuolo.
Ad ogni modo, non si tratta di eliminare completamente ogni emissione: è un obiettivo ambizioso ma di certo non irrealistico, come invece sarebbe pensare di azzerare in un istante tutte le attività umane che generano CO₂, senza alternative sostenibile o un piano di transizione graduale. Piuttosto, si parla di ridurre drasticamente le emissioni prodotte da settori chiave come energia, trasporti, edilizia e agricoltura, e compensare quelle residue in modo sostenibile allo stesso tempo. Il risultato finale? È –o almeno dovrebbe essere– un bilancio climatico neutro, dove ciò che viene emesso equivale a ciò che viene assorbito o neutralizzato.
L’obiettivo Net Zero è uno degli impegni centrali dell’Accordo di Parigi, il trattato internazionale sui cambiamenti climatici adottato alla COP21 nel 2015 e sottoscritto da oltre 190 Paesi del mondo. Ed è anche l’unica strada concreta per limitare il riscaldamento globale entro 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, soglia oltre la quale si aggravano fenomeni estremi e danni irreversibili agli ecosistemi e alla vita umana.
Per raggiungerlo entro il 2050 -data fissata come traguardo globale- non basta certo desiderarlo. Servono cambiamenti strutturali, radicali, politiche lungimiranti e un coinvolgimento attivo di tutti: governi, imprese e singoli cittadini. Non un semplice obiettivo tecnico, il Net Zero, ma una visione di sviluppo che punta al progresso e alla tutela ambientale.

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Dove nasce l’obiettivo Net Zero?
L’obiettivo Net Zero nasce dalla necessità, dal consenso scientifico sempre crescente sull’urgenza di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, come indicato dall’Accordo di Parigi. E, lo abbiamo detto, è proprio in quell’occasione che ha trovato spazio, impegnando quasi duecento Paesi. Ridurre drasticamente le emissioni di gas serra per prevenire gli effetti più catastrofici del cambiamento climatico è, da almeno dieci anni a questa parte, un dovere del mondo intero.
Proprio dal 2016, il concetto di “zero netto” ha iniziato a prendere sempre più forma come strategia concreta. Non si tratta solo di ridurre le emissioni, ma di bilanciarle con misure in grado di assorbirle, come possono essere il rimboschimento o le tecnologie di cattura e stoccaggio della CO₂. L’Unione Europea ha inserito il traguardo Net Zero entro il 2050 nel Green Deal europeo, e numerosi altri Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, hanno seguito la stessa direzione. Anche le grandi aziende, spinte dalla pressione sociale e dai nuovi standard ESG, stanno adottando piani Net Zero, il che non fa che renderlo un obiettivo sempre più globale e condiviso. Che sia per interesse sincero o per dare un volto più green alla propria realtà, alla fine, poco importa: se a beneficiarne è il pianeta, va bene in ogni caso.

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Differenza tra obiettivo Net Zero climate e carbon neutrality
I concetti legati alla sostenibilità sono tanti: può succedere di fare confusione, di non cogliere la disuguaglianza tra due diversi obiettivi e prenderli per sinonimi. La differenza tra Net Zero e carbon neutrality, per esempio, c’è ma non si vede: sta principalmente nell’approccio e nella portata delle emissioni considerate. Perché entrambi i concetti fanno riferimento alle emissioni di CO₂, ma in un modo diverso.
Più precisamente, raggiungere la carbon neutrality significa azzerare il bilancio delle emissioni di CO₂: tutto ciò che viene emesso (per esempio da parte di un’azienda, un evento o una persona) deve essere compensato da azioni equivalenti. Piantare alberi, acquistare crediti di carbonio, finanziare progetti di energia rinnovabile: tutto ciò che possiamo fare, dobbiamo farlo. Un’altra differenza sta nel fatto che con carbon neutrality ci si riferisce solo all’anidride carbonica, escludendo dal concetto gli altri gas serra. Si tratta quindi di un obiettivo più facilmente raggiungibile a breve termine, anche tramite compensazioni esterne.
L’obiettivo Net Zero climate, invece, è più completo, e decisamente più ambizioso. In primis perché coinvolge tutti i gas a effetto serra, non solo la CO₂: all’appello anche metano, protossido di azoto e gas fluorurati, tutti responsabili del riscaldamento globale in maniera variabile ma significativa. In secondo luogo, perché considera l’intera catena di valore: produzione, fornitori, distribuzioni, uso e smaltimento. Infine, perché richiede una riduzione drastica delle emissioni alla fonte, non soltanto compensazioni. Per meglio dire: la compensazione è ammessa, ma solo per la parte residua non evitabile, e deve essere effettuata con strumenti affidabili e certificati. Net Zero è un obiettivo più rigoroso, più integrato, e legato a un cambiamento sistemico.

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Come raggiungere l’obiettivo Net zero entro il 2050
Il raggiungimento di un obiettivo del genere è una vera e propria sfida, specialmente considerando la scadenza così ravvicinata. Venticinque anni, per quella che è la situazione globale oggi, non sono poi così tanto tempo, anzi: il 2050 è proprio dietro l’angolo. Eppure, qualcosa possiamo fare, se agiamo subito con interventi strutturali, coordinati e su larga scala. Non si tratta solo di introdurre tecnologie più pulite, ma di ripensare interi modelli economici, produttivi e sociali.
Concretamente, possiamo fare davvero tanto. Per esempio, occuparci della decarbonizzazione del sistema energetico. È il primo passo, a dire la verità: abbandonare i combustibili fossili -carbone, petrolio, gas- a favore di fonti rinnovabili come solare, eolico, idroelettrico e geotermico. In parallelo, però, è necessario anche elettrificare i consumi (riscaldamento e trasporti in primis), sviluppando reti intelligenti in grado di bilanciare produzione e consumo. Quella della decarbonizzazione è la sfida del secolo sulle rinnovabili, ma anche il gradino più alto della scalata verso l’obiettivo Net Zero.
L’efficienza energetica è un altro punto: ridurre la domanda di energia è cruciale. Gli edifici devono diventare a energia quasi zero (nZEB), attraverso isolamento termico, impianti efficienti e sistemi di automazione. Anche l’industria va ammodernata, con processi meno energivori e più digitalizzati. Le opzioni le abbiamo, vanno “solo” messe in pratica.
Il sistema dei trasporti è un altro settore in cui serve una svolta. Verso la mobilità elettrica, ciclabile, collettiva: incentivare i veicoli elettrici è uno step, che va di pari passo con la realizzazione di infrastrutture di ricarica e il potenziamento del trasporto pubblico sostenibile. Per le merci, si punta a logistica green e trasporti su rotaia. L’agricoltura? Deve diventare rigenerativa. Ridurre l’uso di fertilizzanti chimici, limitare gli allevamenti intensivi e aumentare le pratiche agroecologiche sono questioni fondamentali.
In tutto ciò gioca un ruolo cruciale l’innovazione tecnologica, con tecniche emergenti come l’idrogeno verde e la chimica sostenibile. Qui, però, servono investimenti pubblici e privati in ricerca e sviluppo, oltre a politiche di sostegno per l’adozione su scala. Perché senza un sistema finanziario orientato alla transizione, il Net Zero resta sulla carta.

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I Paesi che hanno raggiunto l’obiettivo Net zero
Ad oggi, nessun Paese ha ancora raggiunto pienamente l’obiettivo Net Zero. Alcuni però si avvicinano con risultati significativi, strategie concrete e politiche aggressive verso la neutralità climatica. Altri hanno fissato scadenze vincolanti, per il 2050 o prima, e stanno implementando le riforme strutturali necessarie per rientrarvi.
In questo contesto, il Bhutan si fa pioniere. È uno dei pochissimi Paesi già carbon negative, cioè che assorbe più anidride carbonica di quanta ne emette. Merito delle sue foreste -oltre il 70% del territorio è coperto- e di un sistema energetico quasi interamente basato su idroelettrico rinnovabile. Dopo essersi convertito alle auto elettriche, il Bhutan ha anche approvato un progetto per trasformare la produzione agricola in organica, così da soddisfare tutta la domanda di prodotti interna.
Anche il Suriname è considerato carbon negative, grazie alla bassa densità di popolazione, a emissioni industriali minime e a una vasta copertura forestale. Due dimostrazioni di quanto il verde, quello vero, possa salvarci.
Più vicino a noi, la Danimarca è una delle più impegnate: ha fissato l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2045, e ha già ridotto le emissioni del 70% rispetto ai livelli del 1990. È leader nell’energia eolica, nella mobilità sostenibile e nella transizione industriale. Stesso obiettivo ambizioso per la Svezia, che ha già raggiunto tappe intermedie come una forte decarbonizzazione del settore elettrico e investimenti in bioenergia.
Pur esportando petrolio, la Norvegia ha un mix energetico quasi interamente rinnovabile, con oltre il 95% da idroelettrico. La sua mobilità elettrica è capillare. La Nuova Zelanda, invece, ha legalmente vincolato l’obiettivo Net Zero al 2050 e implementato un Climate Change Commission indipendente che vigila sull’avanzamento.
E l’Italia, in tutto questo? Si è impegnata a raggiungere il Net Zero entro il 2050, in linea con l’Unione Europea, ma il ritmo delle azioni è ancora lento rispetto ai target. Troppo, lento. Sono attivi vari incentivi e progetti, ma servono interventi più incisivi su energia, trasporti e industria. Perché per quanto alcuni piccoli Stati abbiano già un bilancio carbonico positivo e molti dei Paesi avanzati stiano già accelerando con leggi e investimenti, il percorso verso il Net Zero resta pur sempre una maratona globale. Una sfida che riguarda tutti, interessa tutti e deve essere portata avanti da tutti, ognuno al massimo delle proprie possibilità. Che non vuol dire contribuire tutti allo stesso modo, ma in modo equo.

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Quali sono le soluzioni per ridurre le emissioni
A questo punto è chiaro: oltre agli impegni istituzionali e agli obiettivi a lungo termine, ridurre le emissioni richiede azioni concrete e immediate a ogni livello della società. La chiave? Agire su più fronti in modo integrato: migliorare l’efficienza energetica degli edifici attraverso interventi di isolamento e sistemi di riscaldamento a basse emissioni, potenziare il trasporto pubblico e favorire la mobilità elettrica, promuovere l’agricoltura rigenerativa che assorbe CO₂ dal suolo e incentivare modelli industriali più circolari e sostenibili.
Parallelamente, è fondamentale coinvolgere cittadini e imprese offrendo incentivi mirati, campagne di sensibilizzazione e strumenti accessibili per adottare stili di vita e processi produttivi a basso impatto ambientale. Tecnologie innovative come l’idrogeno verde, le energie rinnovabili e i sistemi di cattura del carbonio sono già disponibili e in continua evoluzione. Facciamo tutti parte dell’equazione, ed è giusto che, a modo nostro, ci rendiamo parte attiva anche della soluzione.
La sfida più grande resta però la volontà politica e la capacità di costruire una collaborazione diffusa tra istituzioni, settore privato e società civile. Solo con un impegno collettivo, deciso e coordinato, si potrà trasformare l’obiettivo Net Zero da un traguardo teorico a una realtà concreta e duratura. Il momento giusto per cominciare davvero a fare la differenza? Almeno vent’anni fa. Ma con gli strumenti di oggi e il coinvolgimento di tutti, anche mettendocisi adesso si possono raggiungere enormi risultati.
