Wise Society : Nurdles, i pellet di plastica sono una catastrofe ambientale

Nurdles, i pellet di plastica sono una catastrofe ambientale

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26 Maggio 2026

Miliardi di micro-palline di plastica si disperdono ogni anno negli ecosistemi, risalendo la catena alimentare fino all’uomo. Ecco perché i nurdles sono il volto più insidioso dell'inquinamento globale e perché dobbiamo occuparcene subito

L’inquinamento da plastica inizia molto prima che un oggetto diventi un rifiuto. Esiste una catastrofe silenziosa che viaggia da anni sotto i radar dei media: quella dei nurdles, minuscoli granuli che rappresentano la seconda fonte mondiale di microplastiche disperse nell’ambiente. La loro dimensione estremamente ridotta è inversamente proporzionale al devastante impatto che hanno sull’ambiente, che contribuisce ad alimentare la crisi che mette a rischio la biodiversità e la salute dell’uomo. Andiamo allora a scoprire meglio cosa sono i nurdles, i motivi per i quali sfuggono al controllo umano e il modo in cui contribuiscono all’inquinamento da plastica.

Nurdles

Foto Shutterstock

Cosa sono i nurdles

Per capire cosa sono i nurdles dobbiamo immaginarli come i “mattoni” dell’industria della plastica. Conosciuti anche come pellet di plastica, sono minuscole sfere grandi quanto una lenticchia che rappresentano a tutti gli effetti la materia prima da cui vengono ricavati gli oggetti in plastica che utilizziamo quotidianamente. I nurdles sono infatti prodotti nei siti petrolchimici per poi essere trasportati in tutto il mondo (solitamente via mare) e infine fusi per dar vita a bottiglie, giocattoli e contenitori.

Il problema è però che sfuggono al controllo umano: proprio a causa della loro dimensione e leggerezza, possono fuoriuscire dai sacchi che li contengono lungo tutta la filiera logista e produttiva.

Inquinamento da nurdles: è più grave di quel che sembra

Il nodo centrale del problema è che l’inquinamento da nurdles non rappresenta un evento isolato, ma un fenomeno sistemico insito all’industria della plastica. Basti pensare che, secondo il report diffuso da Nurdle Hub, entro il 2030 potrebbero essere rilasciate nell’ambiente tra le 450 mila e le 4,5 milioni di tonnellate di granuli. La dispersione nell’ambiente avviene in due modi:

  • Perdite croniche di materiale: causate essenzialmente da una cattiva gestione nei siti di produzione dei pellet di plastica, che causano ingenti accumuli di materiale intorno agli stabilimenti:
  • Perdite acute del materiale: dovute in misura maggiore a incidenti in cui incorrono le navi che trasportano i pellet durante loro trasporto marittimo.

Questi incidenti, tuttavia, raramente raggiungono le prime pagine dei giornali. Qualche esempio potrà chiarire la portata del problema. Nel 2021, la nave X-Press Pearl ha riversato 1.680 tonnellate di pellet in Sri Lanka, determinando quello che l’UNEP ha definito come il più grande rilascio di nurdles nell’ambiente della storia.

Più recentemente, all’inizio del 2025, la nave Toconao ha causato un’emergenza ambientale sulle coste della Spagna nord-occidentale dopo aver perso in mare 6 container, di cui uno conteneva 1000 sacchi da 25 kg di nurdles. A maggio 2025, il naufragio della MSC Elsa 3 in India ha disperso oltre 70.000 sacchi di nurdles, di cui solo poche migliaia sono stati recuperati.

Molto più recentemente, a marzo 2026, la nave cargo OOCL Sunflower ha perso gran parte del suo carico a causa delle cattive condizioni atmosferiche: 56 container sono finite in mare e, benché le fonti non confermino per ora la presenza di nurdles fra il materiale disperso, incidenti di questo tipo sono ad alto rischio di rilascio di pellet plastici e altre merci inquinanti.

Insomma, si tratta di un problema sistemico, insito all’industria della plastica e della logistica, che soffre di mancanza di controlli e mancanza di legislazione sul tema (come vedremo fra poco).

nurdles dispersi nell'ambiente

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Conseguenze dell’inquinamento da nurdles

L’inquinamento da nurdles è affine e complementare a quello dell’inquinamento da plastica e microplastica, diventata ormai una presenza fissa nei nostri ecosistemi con conseguenze ingenti per la flora e la fauna, ma anche per la salute dell’uomo. Ricordiamo, infatti, che le microplastiche sono state trovate anche nella placenta umana, con ripercussioni che – benché studiate da scienziati e ricercatori – sono ancora difficili da identificare.

Sull’ambiente

I nurdles dispersi negli oceani diventano vettori di sostanze tossiche. La loro particolare struttura li fa infatti diventare vere e proprie spugne: assorbono sostanze chimiche persistenti che poi – come vedremo nel prossimo paragrafo – vengono ingerite dagli animali acquatici risalendo infine tutta la catena alimentare.

Inoltre i pellet di plastica contribuiscono alla formazione della cosiddetta plastisfera, un nuovo ecosistema artificiale che non di rado viene colonizzato da virus e batteri, poi trasportati per migliaia di chilometri dalle correnti.

Sugli animali

Il passo è breve: dalle acque oceaniche i nurdles finiscono nel tratto digerente degli animali, che scambiano questi minuscoli pezzi di plastica per cibo. Questo impatta in modo preponderante sul benessere della fauna perché, una volta ingerite, le microplastiche causano soffocamento, ostruzioni intestinali e un falsa sensazione di sazietà che – col tempo – porta gli animali a morire di fame.
A catena, gli animali che ingeriscono pellet e microplastiche possono essere a loro volta mangiati dall’uomo.

Sull’uomo

Attraverso la catena alimentare, le microplastiche arrivano direttamente nei nostri piatti. Il pesce che consumiamo è spesso un serbatoio di questi granuli contaminati. Sebbene gli effetti a lungo termine sulla salute umana siano ancora oggetto di studio, la presenza di microplastiche nei tessuti umani è un segnale d’allarme che non può essere ignorato.

Microplastica

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E le bioplastiche?

Molti identificano nelle bioplastiche la soluzione al problema dell’inquinamento da plastica, ma non è esattamente così. Benché le bioplastiche siano compostabili, si tratta comunque di un materiale che viene disperso nell’ambiente al pari della plastica tradizionale, compresi i pellet di quali derivano.

Sebbene non esistano ancora studi che abbiano analizzato in modo specifico i nurdles in bioplastica, alcune ricerche dimostrano che questi materiali, salvo rare eccezioni, si comportano nell’ambiente in modo molto simile alla plastica tradizionale. Uno studio pubblicato nel 2024 sottolinea inoltre che la biodegradazione completa avviene solo in precise condizioni ambientali (come quelle che si creano negli impianti di compostaggio), che cambiano in base al tipo di materiale e al prodotto realizzato.

In sostanza, la biodegradabilità e la compostabilità di questo materiale è garantita solo quando i rifiuti vengono smaltiti correttamente in impianti industriali dedicati. Qualora finiscano invece dispersi nell’ambiente, i rifiuti in bioplastica si comportano esattamente allo stesso modo della plastica tradizionale: in mare si frantumano in microplastiche con le conseguenze che abbiamo già evidenziato nei paragrafi precedenti.

Bioplastica e pellet di bioplastica

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Cosa si può fare per risolvere il problema dei nurdles

Affrontare questa crisi richiede un intervento su più livelli. Non basta pulire le spiagge; è necessario agire alla radice:

  • Normative stringenti: è urgente un trattato globale sulla plastica che includa regole vincolanti per il trasporto dei pellet, equiparandoli a merci pericolose.
  • Responsabilità Estesa del Produttore (EPR): le aziende devono rispondere economicamente dei danni ambientali causati lungo tutta la catena di fornitura.
  • Riduzione della produzione: diminuire drasticamente l’uso di plastica vergine è l’unico modo per ridurre il rischio di perdite.
  • Azione individuale: come consumatori, possiamo premiare le aziende che scelgono packaging sostenibili, preferire lo sfuso a tutto ciò che è confezionato e ridurre al minimo l’acquisto di plastica monouso.

I nurdles sono piccoli, ma il problema che generano è immenso. Solo una combinazione di pressione politica e scelte consapevoli può fermare questa marea inquinante invisibile.

Serena Fogli

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