Fototrappole, ricerca sul campo e monitoraggio di leopardi, ghepardi e pangolini: con Nakupenda Wildlife il viaggio diventa uno strumento concreto per proteggere gli ecosistemi e sostenere le comunità locali
Le aree protette africane sono meta di tanti turisti alla ricerca di emozionanti incontri con grandi animali. Ma raramente ci si accorge dei problemi causati dalla quotidiana convivenza forzata tra specie selvatiche e popolazioni locali. Si può dare una mano soggiornando a chi cerca soluzioni eque e sostenibili? La risposta è sì. Alcune organizzazioni e gli operatori turistici più avveduti si adoperano per coinvolgere gli ospiti in attività di ricerca e monitoraggio, arricchendo il viaggio e fornendo un aiuto concreto alla raccolta di dati importanti per trovare possibili rimedi. In Namibia si può collaborare sul campo con Nakupenda Wildlife, che attua il progetto su scala nazionale “From woodland to desert: large carnivores status, ecology, and conservation in Namibia”. Oltre l’ecoturismo, un’esperienza formativa per sensibilizzare e avvicinare davvero gli ospiti a un mondo affascinante e complesso.

Namibia: la fototrappola “cattura” il leopardo (foto: courtesy wildlifeinitiative.org)
Esseri umani vs. fauna selvatica in Africa
Il conflitto tra esseri umani e fauna selvatica rappresenta una sfida centrale in Africa. Noi ci andiamo magari per una o due settimane scattando montagne di foto, tornando a casa con la convinzione di essere stati in una specie di eden abitato da animali magnifici che vivono liberi, felici e isolati nella natura incontaminata. Mentre in tante zone, soprattutto la riduzione delle risorse essenziali come acqua e cibo spinge gli animali a invadere le aree abitate, determinando una crisi di convivenza che minaccia sia le popolazioni sia le specie protette.

Gli elefanti sono fra le specie di animali selvatici più pericolose per l’uomo e il suo habitat (foto: courtesy wildlifeinitiative.org)
Tanto per esemplificare, nella sub-contea rurale di Laikipia, in Kenya, le comunità pastorali masai subiscono costanti attacchi al bestiame da parte di leoni, leopardi e iene. In Paesi come Botswana e Zimbabwe si registra una massiccia presenza di elefanti diffusi oltre i confini delle aree protette, responsabili del calpestamento di persone, della devastazione dei raccolti e del prosciugamento delle risorse idriche. In contesti come il Camerun e l’Uganda, l’estensione dei terreni agricoli e la distruzione delle foreste provocano la reazione territoriale di scimpanzé e altri animali, causando feriti e decessi.
Namibia, un esempio da seguire nella salvaguardia degli ecosistemi
La Namibia possiede una vasta estensione di territori protetti e una ricchezza faunistica eccezionale. Basti pensare al gran numero di ghepardi e leopardi, che rappresentano oltre il 25% del patrimonio mondiale. E poi leoni, elefanti, iene, rinoceronti, giraffe, bufali e tantissime altre specie. Per questo già si è cercato di governare con equilibrio il rapporto fra animali selvatici e abitanti, anche attraverso lo studio delle abitudini e dei comportamenti di specie fondamentali, come i grandi e piccoli carnivori e mega fauna.

Nakupenda Wildlife è il braccio operative in Namibia di Wildlife Initiative (foto: courtesy wildlifeinitiative.org)
Il Paese è entrato nei programmi di ricerca di Wildlife Initiative, un’organizzazione no-profit che opera a livello internazionale con sedi in Italia, Mongolia, Repubblica Democratica del Congo. In Namibia è presente tramite Nakupenda Wildlife. L’attività si svolge in quattro aree del territorio namibiano, introducendo fra l‘altro l’idea che le popolazioni possano essere coinvolte. Così come i turisti: non più e solo fruitori del patrimonio faunistico, ma attori a supporto delle ricerche.
Le fototrappole, tecnica indispensabile per proteggere gli animali
Il progetto “From woodland to desert: large carnivores status, ecology, and conservation in Namibia” ha lo scopo di colmare le lacune conoscitive sui grandi carnivori, sia quelli famosi che quelli meno noti, per monitorarne lo status, la dinamica di popolazione e l’ecologia. In particolare le interazioni con l’uomo e l’impatto delle attività antropiche sulla fauna selvatica. La scelta di focalizzarsi su specie più rappresentative favorisce la raccolta dati anche su quelle meno conosciute come i piccoli carnivori, ancora poco esplorati nella letteratura.

La raccolta dati e immagini tramite le fototrappole, strumenti preziosi (foto: courtesy wildlifeinitiative.org)
La Klip River Valley, situata nella Khoadi-Hoas Conservancy, a nord-ovest nella regione del Kunene è un’area a protezione limitata. Ciò implica la coesistenza di diverse realtà: da quella turistica alla caccia controllata (in una zona cuscinetto), fino alle attività agropastorali delle piccole comunità locali insediate lungo i confini.
La ricca presenza di megafauna rende inevitabile il conflitto con le popolazioni. Gli attacchi dei carnivori al bestiame e i danni degli elefanti alle coltivazioni impoveriscono gravemente i villaggi. Qui viene condotto un progetto di fototrappolaggio continuo. I dati raccolti servono a stimare il numero degli animali e a registrare i contatti con l’uomo. Da marzo 2026 l’iniziativa include una biologa della comunità e alcune guide del territorio.
Questo team coordina un programma di monitoraggio partecipativo basato sul coinvolgimento diretto dei residenti. Pastori e agricoltori segnalano ogni settimana predazioni, danni e avvistamenti delle specie target. Le informazioni ottenute permettono di studiare scientificamente le cause dei conflitti con la fauna. Gli abitanti che partecipano alla raccolta dei dati ricevono un regolare compenso economico. La conservazione della natura diventa così una concreta risorsa finanziaria per l’intera area.
La natura non ha frontiere e può essere orientata
Sempre la tecnica delle fototrappole viene utilizzata da Nakupenda Wildlife nell’area del Fish River Canyon, nel sud della Namibia. La zona in esame è caratterizzata da un ambiente arido e semidesertico con presenza di vegetazione adatta a questo tipo di clima. Gli studi si sono concentrati in particolare sull’ecologia della iena bruna così come dei meso e piccoli carnivori, estendendosi anche all’abbondanza delle popolazioni di leopardo e ghepardo. Quello del Fish River Canyon è considerato un territorio di fondamentale importanza strategica come corridoio ecologico per il passaggio di specie selvatiche transfrontaliere, trovandosi proprio a ridosso del confine con il Sudafrica.

La Namibia possiede un patrimonio eccezionale dei grandi felini più rari (foto: courtesy wildlifeinitiative.org)
Da novembre 2024 è in atto un esperimento particolare a Koireb nella zona di Solitaire, una stazione di servizio a circa 250 chilometri a sud-ovest di Windhoek, nota per essere una zona di sosta obbligata per chi passa da quelle parti. Anche in quest’area si sta cercando di implementare un progetto di ricerca e conservazione pluriennale basato sul fototrappolaggio. L’area è circondata da fattorie e si intende creare una metapopolazione (“popolazione di polpolazioni”) vitale di grandi carnivori che abitano il territorio tra cui il leopardo, il ghepardo, la iena maculata e la iena bruna.
Dal ghepardo al pangolino, un monitoraggio costante
Infine, Nakupenda Wildlife opera all’interno dell’Otjiwa Safari Lodge, una riserva privata nella zona centro-nord della Namibia, caratterizzata da vegetazione fitta e precipitazioni elevate rispetto al resto del Paese. Nonostante i confini segnati da recinzioni, queste, spesso danneggiate, non rappresentano un ostacolo per la maggior parte delle specie presenti. Molte riescono a superarle agevolmente, con l’eccezione di giraffe e rinoceronti bianchi. Si tratta di una zona estremamente ricca di fauna, grazie a decenni di gestione dedicata alla caccia controllata prima della conversione definitiva in riserva naturale orientata alla conservazione, avvenuta in ragione del progetto di Nakupenda nel 2024.
Anche qui vengono monitorate le specie presenti mediante il fototrappolaggio, focalizzandosi sui grandi carnivori come leopardo, iena bruna e ghepardo, ma anche su mammiferi minacciati come il pangolino di terra (Smutsia temminckii). Questa specie, particolarmente colpita dal bracconaggio per scopi legati alla medicina tradizionale asiatica, è stata documentata più volte dai dispositivi ed è attualmente seguita in modo costante anche tramite l’installazione di tag GPS su alcuni individui.

I turisti collaborano nelle ricerche anche a contatto diretto con grandi animali, come i rinoceronti (foto: courtesy wildlifeinitiative.org)
Turisti ricercatori ed eco-volontariato
Per sostenere il proprio lavoro, Nakupenda Wildlife ha attivato un programma di volonturismo, in sintesi una forma di eco-volontariato che permette di unire la ricerca scientifica all’esperienza di viaggio. I partecipanti vengono ospitati in alloggi dotati di ogni comfort all’interno delle aree protette e hanno l’opportunità di fornire un contributo attivo sul campo. Affiancando i tirocinanti residenti, i volontari partecipano alla manutenzione delle fototrappole, alla raccolta dati e, a seconda del progetto specifico, alle attività di tagging (tracciamento) per pangolini, rinoceronte bianco, grandi carnivori, oltre che all’identificazione degli individui e al riconoscimento di impronte.
Alle attività scientifiche si affiancano, naturalmente, momenti di svago: i volontari possono infatti usufruire gratuitamente dei servizi offerti dal lodge. Ad esempio game drive diurni e notturni ed aperitivi al tramonto, rendendo la permanenza un’esperienza unica, completa e davvero speciale. Un operatore che offre questa innovativa possibilità di “turismo scientifico” in ambienti dall’ecosistema eccezionale è Journeys Namibia. Il tour operator, oltre ad essere finanziatore, mette a disposizione di Nakupenda Wildlife per le ricerche due delle sue strutture ricettive, Fish River Lodge e Grootberg Lodge.
Gianfranco Podestà

