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Pedoni, bici e pendolari: parte da Milano una nuova idea di mobilità

Un importante evento nel capoluogo lombardo, organizzato per sabato 4 maggio 2013 dalle associazioni della Rete per la Mobilità Nuova, rilancia il tema sempre più urgente degli spostamenti in città. Da ripensare all'insegna dell'ambiente, della salute e della sicurezza delle persone

Laura Campo
2 marzo 2013

mobilitanuova.itPromuovere l’uso delle gambe, della bicicletta, del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria con l’utilizzo occasionale dell’auto in condivisione (car-sharing e car-pooling) e dei taxi. Per liberare le città piccole e grandi dal traffico, dallo smog, dai pericoli degli automobilisti sempre più aggressivi e indisciplinati.

È questo l’obiettivo e l’impegno della Rete per la Mobilità Nuova che ha organizzato per il 4 maggio a Milano (ore 14.30 piazza Duca d’Aosta) una grande manifestazione con cittadini da tutta Italia: ciclisti, skater, pedoni e pendolari che partiranno dalla piazza di fronte alla stazione Centrale, a piedi, diretti verso piazza Duomo. 150 le associazioni che hanno aderito (tra cui Libera e Slow Food, Legambiente e Touring Club Italiano, Coldiretti e #salvaiciclisti, Fiab, Uisp e Genitori Anti Smog).

Meno auto, più mezzi ecologici

mobilitanuova.itLa Rete per la Mobilità Nuova è infatti una realtà che unisce le persone che quotidianamente si muovono senza auto, a piedi, in treno, bus e bici, nata con lo scopo diffondere e promuovere un nuovo concetto di spostamento: più ecologico, sicuro e sostenibile, tra cittadini, movimenti, amministrazioni e istituzioni.

Il network di associazioni che ne fanno parte è convinto che per mettere in pratica questa “rivoluzione” sia necessario prima di tutto riequilibrare la spesa destinata ai trasporti, investendo dove si concentra la domanda di mobilità e nello stesso tempo avviare un radicale ripensamento del settore dei trasporti, sostenendo attraverso scelte strategiche, chi già si muove senza auto e contemporaneamente offrendo l’opportunità a chi usa ancora l’automobile di scegliere un’alternativa più efficiente, più sicura, più economica.

Questo in pratica significa mettere i soldi dove si muovono le persone: il contrario di quello che avviene oggi: attualmente infatti per soddisfare la domanda di mobilità del 2,8 percento di individui e merci (è questa la quota di spostamenti quotidiani superiori ai 50 chilometri) si impegna il 75 percento dei fondi pubblici destinati alle infrastrutture del settore, mentre all’insieme degli interventi per le aree urbane e per il pendolarismo (che interessa il 97,2 percento della popolazione) lo Stato destina solo il 25 percento delle risorse, puntando spesso e ancora una volta sul trasporto su gomma piuttosto che su quello collettivo o su non motorizzato.

A rischio il patrimonio di natura e paesaggio

Non solo. Sempre secondo i dati della Rete per la Mobilità Nuova l’Italia ha ipotecato il futuro delle opere pubbliche e della mobilità, approvando progetti per nuove autostrade e nuove linee ad alta velocità ferroviaria che costeranno complessivamente oltre 130 miliardi di euro: ulteriori occasioni di business alla cattiva politica e alla criminalità organizzata, sottranendo al Paese territorio e bellezza senza offrire un servizio migliore alla collettività.

Bisogna agire subito, allora, per invertire la rotta perché la condizione dei maggiori centri urbani del nostro Paese è disastrosa con 36 milioni di auto in giro (il 17 percento di tutte quelle che circolano in Europa a fronte di una popolazione pari al 7 percento di quella continentale) e una media del 70 percento di spostamenti tra quattro ruote e moto.

Una situazione insostenibile dal punto di vista economico per la congestione delle reti di trasporto e da quello ambientale e della salute: l’inquinamento prodotto dal traffico causa ogni anno migliaia di vittime e riduce le aspettative di vita. Non a caso secondo i dati di Legambiente (nel 2012) ben 52 capoluoghi di provincia hanno superato il tetto giornaliero per quanto riguarda le dannosissime polveri sottili mettendoci ‘fuori legge’ anche secondo le normative UE.

Per questo sabato 4 maggio verrà lanciata anche una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare che vincoli almeno i tre quarti delle risorse statali e locali disponibili per il settore trasporti, a opere pubbliche che favoriscano lo sviluppo del trasporto collettivo e individuale non motorizzato.

L’idea è quella di dare più fondi ai comuni virtuosi che mettano in atto iniziative di mobilità sostenibile concreta, migliorando gli spostamenti e la vita dei cittadini come già avviene a Bolzano (con il 70 per cento di spostamenti a piedi, in bici e con mezzi pubblici e 60 km di piste ciclabili su 180 km di strade urbane) a Trento, a Bologna e Reggio Emilia e Ferrara e in altri centri. Per dire no allo smog e dare “respiro” al nostro futuro.

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