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Mobilità a idrogeno: pronto un piano per l’Italia

Presentata a Napoli la strategia per promuoverla nel nostro Paese con la realizzazione di un'infrastruttura di ricarica e il finanziamento di incentivi all'acquisto

Stefano Panzeri
25 gennaio 2016

In Italia arriva un piano per la mobilità a idrogeno,Foto Ufficio stampa IIT BolzanoNegli ultimi venti anni gli annunci sull’imminente avvio della mobilità a idrogeno si sono ripetuti per concludersi, però, con altrettante delusioni. Previsioni azzardate che hanno lasciato spazio a stime più prudenti e, probabilmente, più realistiche. Secondo le nuove visioni i veicoli ad H2 saranno introdotti sul mercato in maniera progressiva con sviluppi diversi a seconda degli investimenti in infrastrutture operati nei diversi Paesi. Tra le nazioni più promettenti ci sono Giappone, forte dell’impegno dei costruttori automobilistici come Toyota, e gli Stati Uniti, o meglio la California.

L’Europa ad H2: In Europa sono 13 (Svizzera inclusa) i Paesi che puntano sull’idrogeno con l’elaborazione di un piano nazionale per la diffusione dei trasporti ad H2 finalizzato a far crescere economia e occupazione e ridurre polveri sottili nell’aria e spese sanitarie future. Le più attive sembrano Germania e il Regno Unito, con la prima spinta dall’industria dei motori ad avere già una rete di 50 distributori. Numero destinato a raddoppiare entro il 2017 e a raggiungere quota 1.000 per il 2030. E Oltremanica i piani non differiscono di molto e l’obiettivo è di aggiungere ai 10 erogatori esistenti altri mille, sempre alla data del 2030.

Il Piano di H2it: A muoversi è pure l’Italia, sollecitata dalla possibilità di accedere ai finanziamenti previsti dalla Direttiva 2014/94/UE, detta DEFI, per la realizzazione delle infrastrutture. Per ottenere il supporto europeo, però, è necessario presentare il Piano Nazionale di attuazione della normativa entro il 18 novembre 2016. Un’occasione irripetibile che ha indotto l’Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile (H2it) a preparare una bozza del Piano presentandola durante gli “Stati generali dell’idrogeno” di Napoli dello scorso dicembre. Un evento inserito nell’ambito dell’European Fuel Cell Conference “Piero Lunghi” e organizzato dal Distretto alta tecnologia energia e ambiente Atena Scarl e promosso da Enea, Università Parthenope di Napoli e Università © Copyright Ludwig-Bölkow-Systemtechnik/www.netinform.netdegli Studi di Perugia.

Una rete per il rifornimento: Il Piano nazionale per lo sviluppo della mobilità sostenibile basata sull’idrogeno presentato al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti prevede tre fasi, con la prima a pianificare gli interventi fino al 2025. Un periodo nel quale l’obiettivo è realizzare l’infrastruttura di base per il rifornimento dei veicoli ad H2, oggi costituito soltanto dal distributore di Bolzano e da qualche stazione sperimentale. L’intento è investire 200 milioni di euro per arrivare ad avere entro i dieci anni 95 stazioni dedicate a rifornire le flotte di veicoli pubblici e quelle di auto private nei grandi centri urbani e lungo due “corridoi”, uno che attraversa la Penisola da Nord a Sud e l’altro che la “taglia” da Ovest a Est.

Infrastruttura capillare: La nuova rete dovrebbe favorire la diffusione progressiva di autobus e vetture a idrogeno fino ad arrivare ad avere nel 2025 un parco circolante di circa 1.050 autobus e 37.600 auto. Un numero destinato ad aumentare nella seconda fase (2026-2030) grazie a una spesa di 600 milioni di euro destinata a ramificare i distributori sul territorio con altri 300 impianti di erogazione di H2. Con un totale di quasi 400 erogatori terminerebbe il periodo di investimento pubblico per l’infrastruttura finanziabile, come anticipato, con le risorse rese disponibili dall’Unione europea, circa 15 miliardi di euro. Un ammontare ritenuto sufficiente anche per cofinanziare l’acquisizione di bus e taxi, nonché incentivare l’acquisto di auto fuel cell da parte dei privati. Nella terza fase (dal 2030) i veicoli fuel cell dovrebbero essere diffusi e l’espansione delle infrastrutture (previste altre 600 stazioni) divenire a carico di investitori privati consentendo una capillarità sempre maggiore: 3.000 punti di rifornimento nel 2040, 5.000 nel 2045 e 8.000 nel 2050, quando il parco auto dovrebbe ormai avere raggiunto le 10 milioni di unità.

Image by FlickrPer l’idrogeno “pulito”: Il Piano nazionale dell’idrogeno elaborato da H2it prevede anche la definizione di norme tecniche e progetti per promuovere l‘idrogeno come “combustibile” per veicoli industriali, navi, treni e tram. Interessante è pure la presenza di pianificazioni per ridurre l’impatto ambientale della produzione di H2 tramite tecnologie varie, quali il reforming del gas naturale e del biogas, l’elettrolisi dell’acqua con energia proveniente da fonti rinnovabili e altre strutture innovative come la gassificazione di biomasse, alghe o batteri. Tra gli effetti positivi dichiarati dai promotori citiamo la riduzione delle spese per l’importazione del petrolio (oggi pari a un miliardo/giorno) e delle concentrazioni di polveri sottili responsabili di quasi 65.000 decessi prematuri all’anno, con conseguente risparmio sui costi sanitari.

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