Wise Society : Un progetto per salvare le Maldive dall’erosione
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Un progetto per salvare le Maldive dall’erosione

Realizzato dal MIT di Boston per salvaguardare l’arcipelago dagli effetti del climate change, sfrutta il moto delle onde nel pieno rispetto della natura

Andrea Ballocchi
6 Settembre 2019

Le Maldive sono uno dei luoghi più a rischio dai cambiamenti climatici. Secondo un recente studio pubblicato su Science Advances, gli effetti del cambiamento climatico in atto potrebbero renderle inabitabili entro il 2050. Per cercare di salvarle è sceso in campo il Massachusetts Institute of Technology, l’istituto di ricerca più importante al mondo, attraverso un suo dipartimento speciale. Si tratta del Self Assembly Lab sorto all’interno dell’International Design Center del MIT, un centro di ricerca interdisciplinare sul design.

maldive

Foto iStock

Il progetto per salvare le Maldive dai cambiamenti climatici

Il Lab statunitense sta collaborando con Invena, un’organizzazione maldiviana nata per tutelare l’arcipelago, per realizzare un sistema di strutture subacquee in grado di creare una sorta di barriera, accumulando sabbia in punti strategici. Tale idea sarà possibile sfruttando l’energia delle onde. Il progetto è focalizzato su speciali dispositivi immersi che funzionano come barriere artificiali adattabili. Sfruttando la forza delle onde per favorire l’accumulo di sabbia in punti strategici e adattando il posizionamento dei dispositivi ai cambiamenti stagionali e alla direzione delle tempeste, lo staff del MIT punta a modificare in maniera naturale e soprattutto sostenibile gli accumuli di sabbia sfruttando unicamente la natura.

Proteggere le Maldive dall’innalzamento del livello del mare

L’obiettivo è ricostruire, col tempo, le spiagge esistenti, creando una soluzione adattabile per proteggere le comunità costiere dall’innalzamento del livello del mare. Tale progetto, infatti, sarebbe prezioso non solo per salvaguardare gli atolli della piccola Repubblica delle Maldive, ma anche per le regioni costiere e le altre isole nel mondo minacciate dall’innalzamento del livello del mare oltre che dalle inondazioni causate dalle tempeste. Si tratterebbe di una larga fetta di popolazione mondiale, dato che il 40% vive qui.

Anziché ergere barriere fisiche statiche oppure impiegare il dragaggio, tecnica che va a pescare materiale dal fondo marino, con un serio impatto sull’ecosistema, l’idea del Self Assembly Lab è di “lavorare con le forze della natura, sfruttandole per costruire piuttosto che distruggere”, afferma il team attraverso il web.

Pochi mesi fa è stato installato il primo avamposto sperimentale mediante cui saranno raccolti dati e analizzati sul posto i risultati dell’intervento. Sempre quest’anno sarà disposta la seconda infrastruttura sperimentale.

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A causa del riscaldamento globale e al conseguente innalzamento degli Oceani, le Maldive rischiano di andare sott’acqua, Foto: Pixabay

 

Un design ispirato alla natura

Questo è uno dei progetti portati avanti dal Lab del MIT, ma non certo l’unico che punta a scelte ecosostenibili. Il team di design ha messo a punto anche strutture speciali, come quella realizzata insieme al team del Mediated Matter, altro centro sorto dell’Istituto tecnologico statunitense. Si tratta di un biocomposito progettato digitalmente e fabbricato mediante robot, ma studiato sulla base di formazioni del tutto naturali a partire dai componenti molecolari che si trovano nei rami degli alberi, negli esoscheletri degli insetti e nelle ossa.

Proprio alla natura s’ispira in particolare il lavoro del gruppo Mediated Matter. La tecnologia più spinta è al centro dei lavori, ma ci si concentra sulla scienza dei materiali e sulla biologia sintetica, progettando lavori a metà tra ingegneria e biologia, design e natura, con l’obiettivo di migliorare il rapporto tra ambienti naturali e artificiali e di migliorare la mediazione tra l’uomo e l’ambiente.

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