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Milano Cortina 2026: cosa sappiamo dell’impatto ambientale delle Olimpiadi invernali

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3 Febbraio 2026

Quanto sono sostenibili le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026? La questione è aperta, tra analisi parziali, cantieri incompiuti e neve artificiale a tonnellate

Ci siamo quasi. Il viaggio della fiamma olimpica procede spedito in direzione di Milano, dove arriverà il 5 febbraio 2026. Il giorno dopo, con la cerimonia di apertura allo stadio San Siro, prenderanno ufficialmente il via le attesissime Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. I Giochi dureranno fino al 22 febbraio, con la cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, e saranno seguiti dalle Paralimpiadi dal 6 al 15 marzo. È inevitabile provare un pizzico di adrenalina per un evento sportivo che porterà gli occhi del mondo sul nostro Paese. E sarà sicuramente elettrizzante fare il tifo per gli atleti azzurri – tra i nomi da tenere d’occhio il fondista Federico Pellegrino, la sciatrice Federica Brignone reduce da un serio infortunio, le pattinatrici Francesca Lollobrigida e Linda Rossi. Ma è altrettanto importante porsi delle domande ben precise sull’impatto ambientale degli impianti e delle infrastrutture che è stato necessario costruire per Milano Cortina 2026.

Milano Cortina 2026

Foto Shutterstock

Quanti sono gli impianti e le infrastrutture per Milano Cortina 2026

Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 Spa) mette a disposizione una piattaforma, chiamata Open Milano Cortina, con l’elenco completo delle opere realizzate per le Olimpiadi invernali. In tutto sono 98, di cui 47 impianti sportivi e 51 infrastrutture di trasporto, per un valore economico complessivo di 3,4 miliardi di euro. A metà dicembre 16 risultano concluse, 51 in esecuzione, tre in gara e 28 ancora in fase di progettazione: più della metà verrà portata a termine dopo l’evento.

Quelle essenziali per lo svolgimento dei giochi, in realtà, sono una minoranza: in termini numerici sono 31 e a loro è destinato appena il 13% della spesa totale. Il restante 87% dell’investimento va alle 67 infrastrutture permanenti, le cosiddette opere di legacy. In pratica, per ogni euro destinato a impianti strettamente funzionali ai giochi, altri 6,6 vanno a tangenziali, treni o simili.

Ma questo conteggio, sottolinea l’organizzazione ambientalista Legambiente, è molto lacunoso. Innanzitutto, mancano all’appello le fonti di finanziamento e i valori economici dei subappalti. In più, restano escluse le opere di ANAS e degli enti locali. La sola regione Lombardia sta gestendo 78 interventi per 5,17 miliardi di euro, di cui 44 (per 3,8 miliardi di euro) non sono presenti nel portale Open Milano Cortina.

Cosa sappiamo dell’impatto ambientale di Milano Cortina 2026

Un grande evento come le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 non può tralasciare la sostenibilità; tutte le iniziative sul tema sono riunite nel programma Now26. Per quanto riguarda il clima, il calcolo delle emissioni di gas serra condotto dalla Fondazione Milano Cortina restituisce un totale di circa un milione di tonnellate di CO₂ equivalente per l’intero ciclo dell’evento, suddiviso piuttosto equamente tra pianificazione e realizzazione dei Giochi, costruzione delle infrastrutture permanenti e attività associate (spostamenti degli spettatori, viaggi, alloggi ecc.). Manca, però, una stima delle emissioni di CO₂ per singola opera.

Altrettanto preoccupante, stando alle organizzazioni della società civile riunite nella campagna Open Olympics 2026, il fatto che il 60% delle opere non sia stato sottoposto a una valutazione di impatto ambientale. L’organizzazione l’ha ritenuta non necessaria, in coerenza con le normative vigenti. La testata Altreconomia, insieme a PlaceMarks, lascia parlare le immagini satellitari mostrando il “prima” e il “dopo” di alcuni siti dove è in corso la realizzazione di impianti.

La pista da bob di Cortina

Per il fronte ambientalista, il simbolo – in negativo – di queste Olimpiadi invernali è la pista da bob di Cortina d’Ampezzo, fortemente voluta dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e dall’ex-governatore del Veneto Luca Zaia. Invece di riattivare la pista di Cesana Pariol, realizzata per le precedenti Olimpiadi invernali di Torino 2006 e rimasta aperta circa sei anni, è stato scelto di costruirne una nuova abbattendo centinaia di larici secolari nel bosco di Ronco: al loro posto saranno piantati migliaia di alberelli che necessiteranno però di diversi anni per crescere. L’investimento si attesta sui 124 milioni di euro per una tipologia di opera che – sottolinea il Post – ha costi di gestione alti, nell’arco di un paio di decenni diventa obsoleta ed è destinata a sport di nicchia.

La neve artificiale sulle Alpi

Pur non essendo un’opera in senso stretto, un’altra questione di cui si dibatte molto è la neve. Perché gli ultimi anni ci hanno insegnato come l’innevamento delle Alpi, anche in pieno inverno, non sia affatto da dare per scontato. Per questo, a inizio dicembre a Livigno è stato inaugurato uno degli invasi per neve artificiale più rilevanti d’Europa: il bacino di Monte Sponda, con una capienza massima di 203mila metri cubi. 53 i cannoni che possono produrre 3.500 metri cubi di neve ogni ora. Il tutto a fronte di un investimento superiore ai 21 milioni di euro.

L’acqua viene sottratta dal ciclo naturale proprio in inverno, quando la disponibilità è minore, incidendo sul regime idrogeologico dell’ecosistema alpino. Non va poi dimenticato l’imponente consumo di energia elettrica per trasportare l’acqua e mettere in funzione i cannoni sparaneve. Un processo che, seppure indispensabile per i Giochi, ha ben poco di sostenibile.

Valentina Neri

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