Wise Society : Microplastiche, cosa sono? Cause e conseguenze

Microplastiche, cosa sono? Cause e conseguenze

di Andrea Ballocchi
9 Marzo 2022

Le microplastiche sono dappertutto. Solo nelle acque superficiali di tutto il mondo alcuni oceanografi, tra cui Erik Van Sebille, dell’Institute for Marine and Atmospheric Research di Utrecht University, hanno stimato nel 2015 che galleggiassero tra 15 trilioni e 51 trilioni di particelle di microplastica. Ma poi si sono individuate nuove fonti: dai granelli di plastica che si staccano dagli pneumatici alle microfibre sintetiche dei tessuti non c’è luogo in cui ognuno di noi non inali o ingerisca accidentalmente piccole parti di plastica. Quanta ne ingeriamo è difficile dirlo, anche se un team di ricercatori dell’Università di Wageningen nei Paesi Bassi, ha ipotizzato che ogni essere umano ingerisca un quantitativo corrispondente alla massa di una carta di credito all’anno in microplastiche. Che impatto abbiano sull’ambiente e sulla vita di ogni essere vivente, umani compresi, è ancora difficile dirlo anche se le ipotesi che si fanno prefigurano scenari preoccupanti.

Microplastiche su spiaggia

Foto Shutterstock

Cosa sono le microplastiche

La definizione di microplastiche la si deve a Richard Thompson, un ecologo marino dell’Università di Plymouth, Regno Unito. È stato lui a coniare il termine nel 2004 per descrivere le particelle di plastica più piccole di 5 millimetri. Thompson, che conduce da anni ricerche di grande rilevanza sulle cause e gli effetti del marine litter, ha fondato e dirige l’unità internazionale di ricerca sui rifiuti marini dell’Università, e ha tracciato la distribuzione globale delle microplastiche dal ghiaccio marino artico alle profondità marine.

Nell’oceano finisce una grande quantità di plastica, addirittura creando le condizioni per un nuovo ecosistema chiamato plastisfera. La maggior parte della plastica oceanica si scompone in particelle molto piccole che diventano micro. Altre plastiche sono progettate intenzionalmente per essere piccole. Sono chiamate microsfere e vengono impiegate in molti prodotti di salute e bellezza. Oltre ai cosmetici, le microplastiche vengono aggiunte intenzionalmente a numerosi prodotti, dai fertilizzanti e fitosanitari ai prodotti per pulire la casa e ai detergenti industriali fino a fare il loro ingresso sui campi sportivi in erba sintetica.

Plastisfera

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Come eliminare le microplastiche?

Davvero difficile dare una risposta. Ma una cosa è certa: bisogna agire subito per evitare danni ancora più ingenti dato che il quantitativo di microplastiche è destinato a crescere. In un articolo apparso su Nature, alcuni ricercatori hanno previsto che la quantità di plastica aggiunta ai rifiuti esistenti ogni anno potrebbe più che raddoppiare da 188 milioni di tonnellate nel 2016 a 380 milioni di tonnellate nel 2040. “Per allora, circa 10 milioni di tonnellate di questo potrebbe essere sotto forma di microplastica”. La European Chemical Agency (ECHA) riporta alcune stime secondo cui l’uso complessivo annuo di microplastiche tra UE e Spazio Economico Europeo (32 Paesi) ammonta a circa 145mila tonnellate.

Occorre lavorare su più fronti, uno dei quali è proibire o restringere il più possibile l’impiego di microplastiche. La Commissione UE sta valutando una proposta della stessa ECHA che nel 2019 ha richiesto un’ampia restrizione delle microplastiche nei prodotti immessi sul mercato UE/SEE per evitarne o ridurne il rilascio nell’ambiente.
Negli USA, l’allora presidente Barack Obama nel 2015 ha firmato il Microbead-Free Waters Act del 2015, vietando le microsfere di plastica nei cosmetici e nei prodotti per la cura personale.

Come si creano microplastiche e nanoplastiche

Le microplastiche, come detto, possono provenire da svariate fonti, dai filtri delle sigarette alle fibre tessili fino alle gomme dei veicoli su strada ai cosmetici. Ma buona parte di esse viene prodotta dalla frantumazione di prodotti di plastica più grandi galleggianti, a causa delle onde, dall’attrito con le rocce, dall’azione dei raggi UV solari.

Abbiamo parlato finora di microplastiche. C’è poi la scala più piccola delle nanoplastiche, ovvero le plastiche più piccole di un micron, il limite superiore delle dimensioni di 1 µm, ovvero un millesimo di millimetro. Sono piccole, ma altrettanto (o forse più) temibili, in quanto sono abbastanza piccole da disperdersi in acqua. Il problema è che non affondano nei fondali marini, ma galleggiano, scambiato accidentalmente per cibo da organismi viventi. Con effetti potenzialmente devastanti.

Plastisfera e microplastiche

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Effetti sulla salute

Resta da capire quali sono gli effetti delle microplastiche sulla salute e sulla vita degli esseri viventi. Ci sono molte ipotesi in tal senso. Uno dei più recenti studi, condotto da ricercatori dell’Università di Tel Aviv ha scoperto che in ambiente marino, le microplastiche assorbono e concentrano sostanze organiche tossiche e quindi aumentano la loro tossicità di un fattore 10. Ciò può portare a un grave impatto sulla salute umana.

Nelle specie animali

Ma ci sono altri studi ed evidenze che mostrano il loro probabile impatto sulla salute degli esseri viventi, specie quelli marini e oceanici, già sottoposti a diversi fattori di stress: crescita anomala, deformazioni anatomiche, se non morte per ingestione eccessiva. In quest’ultimo caso, dallo zooplancton alle tartarughe marine, si contano numerose vittime.

Nell’uomo

I danni da esposizione alle microplastiche per gli esseri umani, causata dalla loro ingestione, inalazione e dal contatto dermico a causa della loro presenza in cibo, acqua, aria e prodotti di consumo possono provocare – secondo un’analisi di svariati studi – potenzialmente disturbi metabolici, neurotossicità e aumento del rischio di cancro. Tuttavia non ci sono studi epidemiologici relativi all’ingestione umana di microplastiche né tantomeno sulle microplastiche. Il tempo farà chiarezza e porterà a risultati. L’unica certezza è che occorre intervenire per ridurre quanto più sensibilmente il problema della gestione dei rifiuti di plastica.

Andrea Ballocchi

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