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Meduse, da problema a risorsa per produrre cibo e biofiltri

Il progetto europeo GoJelly intende impiegare le meduse per creare biofiltri cattura-microplastiche. Un team italiano studia possibili usi alimentari

Andrea Ballocchi
30 novembre 2018
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Il progetto GoJelly del Cnr si propone di sviluppare diversi prodotti ricavati dalle meduse tra i quali testare una soluzione gelatinosa da impiegare come biofiltro per microplastiche, Foto: Pixabay

Chi è stato toccato da una medusa se lo ricorda bene. Questi invertebrati marini sono sempre più diffusi nei mari; secondo uno studio di UniSalento, dal 2009 al 2015 gli avvistamenti delle meduse nel Mediterraneo sarebbero aumentati di dieci volte. La loro massiccia presenza, oltre a essere un deterrente per il turismo, causa anche grossi problemi alle aziende di acquacoltura e addirittura possono provocare danni, ostruendo i filtri dell’acqua delle centrali elettriche in prossimità delle coste. Ma c’è un’altra invasione, decisamente più allarmante, che stanno subendo i nostri mari e non solo: è quella causata dai rifiuti di plastica e delle microplastiche. Ormai è una piaga diffusa ovunque nel mondo, interessando anche fiumi, laghi e persino l’acqua che arriva nelle nostre abitazioni.

Cosa fare contro questo grave fenomeno? Una risposta passa proprio dalle meduse e dal loro impiego in un progetto europeo quadriennale che già oggi ha ottenuto 6 milioni di finanziamento. Tra i membri un ruolo importante lo svolge l’Italia attraverso il Cnr, in particolare con l’Ispa, Istituto di scienze delle produzioni alimentari.

GOJELLY, MEDUSE CONTRO LA PLASTICA – Il progetto in questione si chiama GoJelly, ha preso avvio quest’anno e si propone di sviluppare diversi prodotti tra i quali testare una soluzione gelatinosa da impiegare come biofiltro per microplastiche. Dagli studi condotti, si è intuito il valore del muco delle meduse nell’imbrigliare le microplastiche; i biofiltri generati potrebbero essere impiegati negli impianti di trattamento delle acque reflue o nelle fabbriche in cui si produce microplastica. Una volta proceduto al lavoro in laboratorio per lo sviluppo dei prototipi GoJelly, si pensa di testarli in mare.

MEDUSE NEL PIATTO, LO STUDIO ITALIANO – L’impiego delle meduse non si limiterà alla sola produzione di biofiltri. I partner del progetto stanno percorrendo altre strade per utilizzi green: si pensa alla creazione di mangime per pesci in acquacoltura – anziché impiegare altri pesci catturati – ma anche come fertilizzanti agricoli. Altri possibili impieghi potrebbero riguardare l’uso del collagene per produrre cosmetici, ma uno dei filoni riguarda anche l’uso di questi invertebrati per scopi alimentari. Sì, proprio così, cibo per le nostre tavole: ed è qui che entra in gioco Cnr-Ispa. Il suo campo di attività specifico è studiare le caratteristiche biochimiche, nutraceutiche e nutrizionali delle meduse del Mediterraneo e dei mari europei

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L’impiego delle meduse non si limiterà alla sola produzione di biofiltri. I partner del progetto stanno pensando di utilizzarle per la produzione di mangime per pesci in acquacoltura ma anche come fertilizzanti agricoli, Foto: Pixabay

Come ha spiegato Antonella Leone, ricercatrice Cnr-Ispa e membro del partnernariato europeo, «col progetto GoJelly stiamo cercando di analizzare e mettere a punto una nuova metodologia di pesca, conservazione e trattamento delle meduse che potrebbe portare a un loro impiego alimentare, verificandone le proprietà nutrizionali e nutraceutiche una volta conservata e trasformata in functional food». Gli alimenti funzionali hanno proprietà benefiche e protettive per l’organismo. Il primo anno, spiega sempre la ricercatrice è servito come messa a punto studiando una determinata specie di medusa, la Rhizostoma pulmo (polmone di mare), tra le più comuni in Mediterraneo, sfruttando la sua presenza stabile in alcune aree del Mar Ionio. Successivamente si andranno ad analizzare le potenzialità di altre specie, cercando di capire il loro possibile uso integrale o parziale come alimento, ingrediente alimentare o come fonte di composti bioattivi.

Come spiega Leone, «nella cultura asiatica le meduse sono già impiegate come cibo da millenni, tra l’altro considerato molto prelibato. Solo che le tecnologie alimentari utilizzate in Asia non sono applicabili in Europa. Si tratta comunque di organismi invertebrati che rappresentano una biomassa disponibile con un alto contenuto di proteine».

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