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Le Alpi, un laboratorio per il clima

Dalla Lombardia ai Grigioni, dal Salisburghese alla Baviera. Nella macroregione montana si stanno sperimentando con successo politiche ambientali per contrastare il global warming. Una sfida vinta in nome di un obiettivo comune e con strategie condivise

Sebastiano Guanziroli
8 ottobre 2010

One of the most beautiful views in the Alps like a miniature, album di Rutger de Moddertukker/flickrI rapporti scientifici internazionali indicano che le regioni di montagna sono aree particolarmente sensibili ai cambiamenti, in particolare a quelli innescati dal global warming. Sistemi produttivi tradizionali, agricoltura, flora e fauna hanno vissuto per secoli in un equilibrio che nei prossimi decenni verrà messo a dura prova, e di cui già oggi sono visibili i primi segni. Le Alpi si sono proposte come un laboratorio per dimostrare che è possibile mettere in atto misure efficaci, e soprattutto che lo si può fare collaborando tra Paesi diversi. Da quando nel 1991 è stata sottoscritta la Convenzione delle Alpi – coinvolgendo nove nazioni e quattordici milioni di persone che vivono su 190.568 km quadrati – si è cercato di fare di questa regione un esempio di prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare in materia di trasporti, efficienza energetica degli edifici, turismo, agricoltura e gestione delle risorse idriche. Il clima è già cambiato: rispetto al 1900 nella regione alpina si è registrato un aumento di temperatura di circa due gradi, il doppio se confrontato all’aumento medio mondiale. A rendere visibili gli effetti di quest’aumento sono l’innalzamento del limite della neve e l’arretramento dei ghiacciai. Fortunatamente è cambiato anche un altro “clima” e oggi c’è molto più consenso intorno alle numerose azioni messe in campo dalle regioni alpine.

 

Con un’area di circa 7mila chilometri quadrati e circa 500 mila abitanti il Salisburghese è uno dei più piccoli tra i lander federali austriaci, ma la propria capacità di tenere sotto controllo le emissioni è messa a dura prova dalla forte incidenza del turismo e dei servizi. Le misure prese per contenerle sono state, di conseguenza, drastiche: potenziamento delle fonti rinnovabili, emanazioni di norme rigide sull’edilizia, risanamento degli edifici. I risultati sono stati pressoché immediati e le emissioni procapite sono calate secondo le previsioni.

Austria - August 2010, album di bortescristian/flickr

Anche il Cantone dei Grigioni, in Svizzera, pratica una politica del clima strettamente legata al risparmio energetico. Secondo gli scenari previsti, entro la metà del ventunesimo secolo nei in questo territorio le temperature medie aumenteranno di circa due gradi, con un aumento delle precipitazioni in inverno e una riduzione in estate. Si alterneranno siccità e forti piogge, e nei boschi alcune specie di alberi scompariranno. Per ridurre le emissioni, nei Grigioni è appena entrata in vigore una legge che consente di calcolare la tassa di circolazione dei veicoli a motore in funzione delle loro emissioni, scontandola per le meno inquinanti.


Crap da Flem, album di ForsterFoto/flickrSono stati fatti anche interventi per migliorare la qualità dell’aria, riducendo le polveri emesse da auto e mezzi agricoli e gli ossidi d’azoto prodotti dall’agricoltura. La Lombardia è un’altra regione a rischio: la tendenza all’aumento delle temperature è registrata da decenni, e soprattutto sono in aumento la frequenza e l’intensità degli eventi più “estremi”, piogge torrenziali e siccità. I ghiacciai sono in vistoso arretramento, tanto che il rischio concreto è che a metà di questo secolo siano in pratica scomparsi.

 

Simile alla Lombardia, ma con una politica ambientale decisamente diversa, è la regione tedesca della Baviera. Lì hanno calcolato che i danni provocati dai cambiamenti climatici potrebbero ammontare a 100 miliardi di euro entro il 2050. Sono corsi a prendere provvedimenti con il Programma Clima Baviera 2020, dove sono contenute alcune priorità con un favorevole rapporto costi-benefici. Per esempio, oltre a tutte le misure di risparmio energetico, si è investito molto nell’innovazione: la Baviera genera il 19% del fatturato proveniente dalla produzione di beni per la protezione ambientale. Regione ad alta tecnologia orientata all’export, ha cercato di aprire nuovi mercati investendo ancor di più nel settore. Stesso principio applicato nel cantone svizzero di San Gallo, dove le misure alternative all’acquisto di combustibile fossile all’estero hanno fatto sì che incentivi pari a 5 milioni di franchi stimolassero investimenti per 25 milioni.

 

In tutta Europa si discute di macroregioni, che valicando i confini amministrativi affrontano sfide comuni e la tutela del clima è una delle principali. La regione alpina ha dimostrato che questa sfida si può affrontare, e che gli Stati tradizionalmente più sensibili possono essere da traino a quelli che ancora mostrano molte incertezze nelle politiche ambientali.

Alps, Album di jtriefen/flickr

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