FAD, dall’inglese Fishing Aggregative Devices, non sono altro che oggetti galleggianti che attraggono gli organismi marini, ne esistono sia naturali, realizzate con tronchi d’albero, foreste semi sommerse ad esempio di bambù, etc. sia artificiali come vere e proprie zattere con localizzatore ed ecoscandaglio. Sono sempre stati utilizzati per massimizzarne la pesca, non solo del tonno.
Il progetto Dolphin Safe dell’Earth Island Institute partito alla fine degli anni ’80, ha interrotto la pesca del tonno che veniva praticata sfruttando il fatto che i tonni si aggregano sotto i delfini, ma portava all’uccisione di milioni di delfini all’anno, mentre oggi si è arrivati a poche migliaia.
Per ricreare l’effetto aggregante svolto dai delfini, sono nati i FAD, oggetti galleggianti che forniscono una protezione dai predatori più grandi, attirando naturalmente i tonni di piccole dimensioni e altre specie spesso in pericolo, come ad esempio le tartarughe marine o gli squali balena.
Due sono le tipologie di FAD utilizzate dalle flotte che pescano tonno, con localizzatore satellitare o con localizzatore radio.
Il loro utilizzo nasce per massimizzare la pesca del tonnetto striato, di taglia piccola anche da adulto, infatti a 40-50cm ha già raggiunto la maturità sessuale.
Ai banchi di tonnetto striato si aggregano però anche gli esemplari giovanili di altre specie come il tonno a pinne gialle, che raggiunge la maturità sessuale oltre il metro di lunghezza, e il tonno big eye, i quali finchè immaturi e di taglia piccola rimangono sotto i FAD, mentre da adulti, per la maggiore capacità natatoria, si trovano esclusivamente in banchi liberi.
Il problema della pesca del tonnetto striato con reti a circuizione associate ai FAD, consiste nelle catture di esemplari giovanili di altre specie tra cui il tonno a pinne gialle, mettendone in pericolo la sostenibilità a lungo termine degli stock.