Wise Society : La mobilità di domani sarà sempre più condivisa
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La mobilità di domani sarà sempre più condivisa

E' quello che è emerso a Mobility in Italy: nei prossimi anni si registrerà una forte crescita della sharing mobility a due e quattro ruote

Stefano Panzeri
17 Maggio 2016

Foto: Raphael MonziniLe tendenze cambiano e con loro il modo di muoversi. Ai giovani della generazione Y non interessa più il possesso del veicoli e la mobilità diviene condivisa. Ad affermarlo sono i diversi relatori intervenuti sui dibattiti sulla condivisione di bici, scooter e auto a Mobility in Italy, rassegna sul futuro degli spostamenti tenutasi allo spazio Base Milano lo scorso 28 e 29 aprile. Un insieme di pensieri che disegna un nuovo modo di concepire e organizzare gli spostamenti che dovrebbe avere effetti positivi in termini di riduzione della congestione e dell’inquinamento dell’aria in città.

MILANO ESEMPIO PER IL MONDO: La rivoluzione delle biciclette in condivisione è già largamente in atto. In Italia sono un centinaio di città che hanno attivato servizi di bike sharing, numero in costante crescita. Del Bel Paese è pure la proposta più ammirata e studiata al mondo, il BikeMi di Milano. Un modello apprezzato per ampiezza (280 stazioni), numero prelievi (20.000 al giorno) e possibilità di scegliere tra 3.650 cicli tradizionali o 1.000 a pedalata assistita. Una varietà d’offerta da pochi giorni allargata con la disponibilità dei modelli per bambini che possono essere presi a “nolo” per pedalate famigliari. Novità al quale ne seguiranno altre due nei prossimi mesi: l’e-bike con seggiolino e un triciclo elettrico pensato per il trasporto dei disabili. Innovazioni che, secondo gli esperti, saranno il futuro della condivisione a pedali con l’ingresso di modelli alternativi alle classiche due ruote, come lo Schaeffler Bio-Hybrid visto alla rassegna milanese. Si tratta di un quadriciclo a pedalata assistita con velocità di 25 km/h e autonomia fino a 100 km che potrebbe debuttare sul mercato verso la fine del 2017. A renderlo pratico sono pure tetto e coperture per viaggiare con la pioggia e la disponibilità una versione biposto.

A TEL AVIV E’ BOOM DI BICI: A illustrare i vantaggi per la mobilità del bike sharing è Ofer Sela, responsabile del servizio Tel-o-fun di Tel Aviv, secondo il quale il servizio è attivo in oltre 1.000 città del mondo grazie a 45.000 stazioni e 1,3 milioni di cicli. «Una rapida espansione – spiega Sela – avvenuta grazie a semplicità di abbonamento e operazioni di prelievo e rilascio, nonché ai costi ridotti e ai vantaggi in termini di traffico e parcheggio». Qualità che hanno sedotto subito molti giovani della vivace città israeliana affacciata sul mare mediterraneo con 430mila abitanti, 3,7 milioni con l’area metropolitana. «In pochi anni – racconta Sela – il bike sharing Tel-o-fun ha registrato iscrizioni crescenti grazie all’espansione del servizio, arrivato a 200 stazioni e 2.000 bici, e alla costruzione di una nuova rete ciclabile, aumentata del 300% nell’ultimo lustro. L’esito sono 25.000 abbonati, con il 70% che usa i cicli in condivisione Bike Mi Milano: un esempio virtuoso di mobilità condivisa, foto: Amanda Slater/Flickrquotidianamente». Un’ascesa di adesioni che ha portato la quota degli spostamenti delle biciclette sul totale della città dal 3 al 15% in 5 anni, merito dell’effetto emulazione che ha portato molti giovani ad acquistare un ciclo di proprietà. Effetti collaterali dello sharing sono stati la crescita dell’uso del trasporto pubblico, arrivato al 41%, e la rivalutazione del 5-10% del valore degli appartamenti in prossimità delle stazioni.

IL POTENZIALE DEL CAR SHARING: Forti aspettative di ascesa sono previste per il car sharing, merito soprattutto dei giovani, disinteressati al possesso dell’auto e desiderosi di usufruire di una mobilità flessibile e libera da consistenti investimenti e fastidiose costrizioni, quali l’obbligo di revisione o dei tagliandi di manutenzione. Un cambio di visione che, secondo Nicola De Mattia, amministratore delegato di Targa Telematics, società specializzata in sviluppo di tecnologie telematiche, «porterà i servizi di auto in condivisione a crescere di 10 volte entro il 2020-2021, per raggiungere i 14 milioni di utilizzatori in Europa e un giro d’affari di oltre 2 miliardi di euro. Ad attirare gli utenti saranno l’espansione delle aree urbane coperte dalla condivisione e la sempre maggiore personalizzazione dei servizi in base alle abitudini e ai gusti degli utilizzatori». Aspetto, quest’ultimo, ritenuto dai diversi relatori decisivo per il successo dei diversi player del settore. In particolare, a fare la differenza sarebbero le app per smartphone pensate per semplificare l’uso dei mezzi e per rendere più gradevole la presenza a bordo, come la possibilità di usufruire di sistemi di navigazione efficaci o di portare a bordo la musica preferita e le impostazioni ai propri social network. In prospettiva futura, a sedurre sarà l’opportunità offerta dall’arrivo dei modelli a guida autonoma, previsto per i primi anni del prossimo decennio, per proporre opzioni innovative. La più suggestiva è la possibilità di fare arrivare la vettura nel luogo preferito, farsi portare a destinazione senza guidare e lasciare che l’auto trovi parcheggio da sola una volta che si è scesi.

LO SHARING DIVENTA AZIENDALE: Un contributo alla diffusione dell’auto in condivisione arriverà, dalle proposte per le aziende. «Si tratta – analizza De Mattia – di un settore ancora giovane, ma con interessanti prospettive future. I vantaggi del business car sharing sono numerosi, quali la riduzione dei costi di gestione della flotta, la Foto: Raphael Monzinifatturazione centralizzata o la versatilità di scegliere l’auto ideale in base al viaggio da effettuare. Vantaggi che consentiranno di allargare il servizio all’interno dell’azienda a dipendenti fino a oggi esclusi da un benefit come l’auto». A favorirne lo sviluppo sarebbe pure un’attesa maggiore produttività legata ai minori tempi di spostamento per raggiungere il luogo di lavoro e alla superiore soddisfazione dei dipendenti. Dal business sharing arriverebbero pure benefici in termini di immagine aziendale e la possibilità delle società di ripartire con i dipendenti i costi del servizio in modo da trasformare un indicatore di spesa in uno di profitto.

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