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Isole di plastica: cosa sono e dove si trovano

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19 Gennaio 2026

Tra microplastiche, correnti oceaniche e fauna minacciata: una delle facce dell'inquinamento globale è rappresentata dalle isole di plastica. Scopriamo di più.

Sembrano vere e proprie isole. Quasi nuove terre emerse. Eppure si tratta “solo” di detriti plastici accumulati in mare. Nulla di esotico, anzi. Le garbage patch, o isole di plastica, sono aree molto vaste degli oceani in cui si sono accumulate, negli anni, enormi quantità di materiali plastici: chiazze di immondizia, appunto, che si formano a causa delle correnti oceaniche a vortice (in inglese gyre)  che intrappolano i rifiuti, creando veri e propri agglomerati e impedendo loro di disperdersi. Andiamo ad approfondire l’argomento scoprendo come si formano le isole di plastica, dove si trovano le principali e se sono presenti anche nel Mar Mediterraneo.

Isole di plastica

Foto Shutterstock

Cosa sono le isole di plastica

Prima di capire dove si trovano oggi le più grandi isole di plastica del pianeta, è bene capire di cosa si tratta anche se – com’è facile immaginare – il modo in cui le chiamiamo parla decisamente da sé. 

Le isole di plastica sono giganteschi agglomerati di rifiuti galleggianti, composti soprattutto da plastica, che si formano negli oceani a causa delle correnti marine. Non sono “isole” solide su cui si può camminare, ma zone immense in cui la concentrazione di detriti è molto più alta rispetto al resto del mare. Si tratta di formazioni strettamente legate al nostro tempo e alla nostra era geologica, che in molti hanno definito proprio plasticene. E non potrebbe essere altrimenti visto che si formano proprio per via della congiunzione di due fattori: l’immissione di rifiuti in mare e il sistema di circolazione delle acque.

Insomma, alla base di queste isole di plastica c’è di certo l’inquinamento da plastica causato dall’attività umana: bottiglie, imballaggi, sacchetti e reti da pesca abbandonate finiscono in mare attraverso i fiumi o direttamente dalle coste, o vengono scaricati, persi, o abbandonati sulle spiagge dalle navi e dalle piattaforme petrolifere.

Inquinamento da plastica

Foto Shutterstock

Come si formano le isole di plastica: il ruolo dei gyre 

Ma come si formano le isole di plastica e perché tutti i rifiuti oceanici confluiscono in grandi agglomerati? La causa è da ritrovarsi nel funzionamento delle correnti oceaniche, chiamate gyre (o vortici subtropicali), che trascinano per lunghissime distanze i rifiuti dispersi dalle coste o dai fiumi verso il centro dei vortici. Qui l’acqua è più calma e i detriti si accumulano nel tempo. È un processo lento ma costante.

I gyre (o vortici oceanici) sono infatti enormi sistemi di correnti oceaniche a spirale che ruotano molto lentamente, in genere in senso orario nell’emisfero nord e antiorario nell’emisfero sud. La loro azione è molto simile a quella di un gigantesco imbuto o aspirapolvere: catturano infatti i rifiuti e i detriti galleggianti, impedendo la loro dispersione. La plastica viene poi spinta e intrappolata verso il centro del vortice, dove l’acqua è più calma, portando a un accumulo sempre crescente e costante nel tempo.

L’azione dei gyre dà quindi vita alle isole di plastica, che appaiono come chiazze di materiali in sospensione sotto e sopra la superficie dell’acqua e da oggetti più grandi (come reti da pesca abbandonate e contenitori), che ovviamente rappresentano una grave minaccia per l’ecosistema marino

Quello che avviene dopo è conseguenza del naturale comportamento degli agenti atmosferici. Una volta in mare, infatti, i rifiuti plastici, essendo leggeri e non biodegradabili, vengono trasportati dalle correnti oceaniche per lunghissime distanze. Entra anche in gioco l’azione del sole, del vento e delle onde, che frammentano i detriti plastici in pezzi sempre più piccoli, trasformandoli in microplastiche ovvero in frammenti plastici inferiori a 5 mm.

Dove si trovano oggi le principali Isole di Plastica

Ad oggi, negli oceani del mondo, esistono cinque isole di plastica maggiori. Le cosiddette Garbage Patch si trovano in corrispondenza dei principali gyre (vortici oceanici) e quindi:

  • Nel Pacifico settentrionale: qui si trova la famosa e più grande isola di plastica, chiamata Pacific Trash Vortex o Pacific Garbage Patch. Ha un’area stimata di circa 1,6 milioni di km² (grande circa il doppio del Texas o tre volte la Francia);
  • Nel Pacifico meridionale: al largo di Cile e Perù, c’è il South Pacific Garbage Patch, un’area vasta, prevalentemente composta da microframmenti di plastica;
  • Nell’Atlantico settentrionale: qui si trova la seconda isola di plastica più grande per estensione, la cosiddetta North Atlantic Garbage Patch;
  • Nell’Atlantico meridionale: quest’area di accumulo si trova approssimativamente tra la costa del Brasile, l’Africa meridionale e il Sud Atlantico centrale.
  • Nell’Oceano Indiano, dove è “ospitata” l’lndian Ocean Garbage Patch
  • Nel mare artico, in particolare nella zona del Mar di Barents: è la più recente fra le isole di plastica, ed è anche la più piccola e la meno densa
Isole di plastica dove si trovano: cartina

Immagine Shutterstock

Ci sono isole di plastica nel Mediterraneo?

Ma le isole di plastica si fanno sempre più spazio anche in mari più piccoli e semi-chiusi. Ci sono infatti, ormai, isole di plastica anche nel Mar Mediterraneo. Anche se il Mediterraneo non ospita certamente grandi isole come quelle negli oceani, il Mare Nostrum è considerato un hotspot globale per l’inquinamento da plastica: essendo infatti un bacino semi-chiuso con un’alta densità di popolazione costiera, il ricambio idrico è limitato e i rifiuti tendono purtroppo ad accumularsi. Un’area particolarmente preoccupante, ad oggi, si trova tra l’Isola d’Elba e la Corsica. Inoltre, concentrazioni elevate di detriti plastici sono state individuate anche nell’Adriatico e nel bacino algerino.

Isole di plastica: problemi e conseguenze

La presenza di isole di plastica negli oceani e nei mari non è solo un problema “estetico”. L’accumulo di rifiuti e detriti plastici sulle più diverse superfici marine è infatti un serio problema ambientale, le cui conseguenze ricadono sugli animali (acquatici e non) e in ultima istanza anche sull’uomo. I problemi legati alla loro presenza sono infatti vari e molteplici. Li riassumiamo qui sotto:

  1. Danneggiano la fauna marina: plastiche e microplastiche sono scambiate per cibo dagli animali e sono ingerite da pesci, tartarughe, uccelli, cetacei e così via. L’ingestione porta sofferenza, soffocamento, malnutrizione e occlusioni intestinali portando alla morte prematura di molti esemplari di tantissime specie.
  2. Entrano nella catena alimentare: una volta mangiati dagli animali marini, i rifiuti plastici risalgono tutta la catena alimentare giungendo fino a noi. Questo genera diversi problemi fra cui nominiamo l’accumulo di sostanze tossiche nell’organismo, infiammazioni croniche ed effetti endocrini ancora in fase di studio
  3. Inquinano chimicamente l’oceano: la plastica assorbe inquinanti organici persistenti e allo stesso tempo rilascia sostanze tossiche mentre si degrada, con effetti a catena su tutti gli organismi viventi.
  4. Alterano gli ecosistemi e la biodiversità: i rifiuti galleggianti si spostano nello spazio e favoriscono la diffusione di specie invasive. Le isole di plastica possono infatti trasportare alghe, batteri e piccoli organismi.

Insomma, le isole di plastica rappresentano uno dei problemi ambientali più gravi e complessi del nostro tempo che, ancora oggi, risulta di difficile risoluzione.

Maria Enza Giannetto

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