Wise Society : L’inquinamento atmosferico aumenta i rischi cardiovascolari soprattutto in inverno
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L’inquinamento atmosferico aumenta i rischi cardiovascolari soprattutto in inverno

Uno studio condotto da ricercatori italiani di Humanitas e Istituto Nazionale dei Tumori evidenzia come il PM10 sia in grado di aumentare, soprattutto sui soggetti più deboli, i rischi cardiovascolari fino all’88%.

Fabio Di Todaro
8 gennaio 2020

Lo spauracchio, a questo punto dell’anno, è rappresentato dall’influenza. Il virus, che ha già messo a letto un milione di italiani (ma il picco è previsto per la seconda metà di gennaio), nei casi più gravi e nei soggetti più deboli, può determinare complicanze cardiovascolari talora fatali (200 le morti attribuibili all’influenza nella passata stagione). Ma non è soltanto l’infezione a rappresentare un rischio per la salute, in queste settimane. Ci sono anche gli sbalzi termici e l’aumento dei livelli di polveri sottili nell’aria a insidiare il cuore, soprattutto quello degli abitanti delle regioni settentrionali. A certificarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica «International Journal of Environmental Research and Public Health, nel quale un pool di ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dell’Istituto Clinico Humanitas ha dimostrato che il rischio di accesso al pronto soccorso dovuto a eventi cardiovascolari acuti è associato all’aumento dei livelli del particolato atmosferico (PM10) soprattutto nel periodo invernale.

PIÙ ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO SE AUMENTA L’INQUINAMENTO – Lo studio è stato realizzato selezionando 1.349 eventi cardiovascolari diagnosticati al pronto soccorso dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) tra il 2014 e il 2015, utilizzando i dati pubblici sulle concentrazioni giornaliere di PM10 messi a disposizione dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia (Arpa). Per ogni persona che ha richiesto le cure dei sanitari, è stata calcolata l’esposizione al particolato atmosferico: il giorno stesso dell’accesso in pronto soccorso, nel primo e secondo giorno precedente e successivo a tale data. Obbiettivo: valutare la rapidità dell’effetto nocivo del PM10. Il rischio di accedere al pronto soccorso per una problematica di natura cardiovascolare è risultato aumentare del 134 per cento per ogni 10 μg/m3 di PM10 in più rilevabile nell’aria. «Per la prima volta siamo riusciti a dimostrare che durante il periodo ad alta prevalenza di infezioni da virus influenzali, il PM10 risulta più dannoso per l’apparato cardiovascolare – sottolinea Michele Ciccarelli, responsabile dell’unità operativa di medicina generale e pneumologia dell’Istituto Clinico Humanitas -. Questo risultato è indipendente dalle basse temperature e dalla stagionalità ed è importante perché identifica il periodo dell’anno dove è più alta la pericolosità del PM10».

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L’innalzamento dei valori di Pm10 soprattutto in autunno e in inverno è causa di un incremento del rischio cardiovascolare, Foto @iStock

L’ITALIA TRA I PAESI A MAGGIOR RISCHIO – I risultati confermano quello che è l’impatto dell’inquinamento sulla salute. Oltre all’associazione tra aumento del PM10 e malattie cardiovascolari durante i picchi di epidemie influenzali. Evidenze che preoccupano in vista di un possibile peggioramento delle condizioni, alla luce del cambiamento climatico che è in atto. Si sa da tempo, d’altra parte, che l’area del Mediterraneo risulta una delle più vulnerabili al mondo per questo tipo di fenomeni. «L’effetto del PM10 muta a seconda delle stagioni – aggiunge Roberto Boffi, responsabile della struttura di pneumologia e del centro antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – In particolare, in autunno e in inverno il suo innalzamento è causa di un incremento del rischio cardiovascolare che varia tra il 18 e il 23 per cento, probabilmente a causa della diversa composizione chimica del particolato atmosferico e della diversa risposta fisiologica agli stress ambientali». Gli studiosi che hanno collaborato nella ricerca concordano sul fatto che, in prospettiva, potrebbe essere utile rivalutare i limiti di legge in merito alle concentrazioni di particolato atmosferico abbassandoli, ad esempio, nei periodi di picco delle temperature più calde o fredde.

PIÙ ATTENZIONE AI MALATI DI CANCRO – Inoltre, sarebbe auspicabile una maggiore azione di informazione da parte dei medici di medicina generale e degli specialisti verso i propri pazienti, soprattutto se fragili, rispetto alle giornate più a rischio. Nei pazienti affetti da una malattia oncologica, è la stagione calda quella considerata più a rischio per l’insorgenza di malattie cardiovascolari. Ma il generale aumento delle temperature che si registra rispetto allo stesso periodo di annate precedenti deve invitare comunque alla cautela. Conclude Giovanna Tagliabue, responsabile del registro tumori dell’Istituto Nazionale dei Tumori: «L’effetto del PM10 è assolutamente rilevante, perché può aumentare i rischi cardiovascolari fino all’88 per cento. Occorre prestare particolare attenzione a una popolazione fragile come quella delle persone già colpite da una malattia oncologica».

Twitter @fabioditodaro

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