Tutto quello che c’è da sapere sugli inceneritori a Roma. Dove e perché saranno costruiti e in che modalità?
Circa un miliardo di euro investiti nel progetto, un paio di anni di attesa per vederlo concretizzarsi. L’inceneritore di Roma, che dovrebbe sorgere nella zona di Santa Palomba al confine con Pomezia, continua a far discutere.
Ambizioso e controverso, il progetto fortemente promosso dalla giunta Gualtieri e presentato in Campidoglio, prevede la realizzazione di un termovalorizzatore, pensato per trattare fino a 600.000 tonnellate di rifiuti ogni anno. Se da una parte l’urgenza di trovare una soluzione al problema -innegabile- di rifiuti a Roma, trova in questo progetto la chiave per il futuro, dall’altra parte non sono mancate critiche e opposizioni. Tra le motivazioni, anche e soprattutto l’impatto ambientale dell’impianto. L’inceneritore di rifiuti inquina -secondo le associazioni ambientaliste che si sono esposte sulla questione- e andrebbe a incentivare la combustione dei rifiuti anziché promuovere il riciclo e la riduzione del problema a monte.
Comuni limitrofi come Pomezia e Albano, comitati e persino alcuni esponenti politici -come l’europarlamentare Dario Tamburrano- hanno persino avviato un ricorso alla Corte Europea, per verificare che il progetto sia compatibile con le normative ambientali comunitarie. Costi sociali e ambientali elevati, consumi idrici ingenti e rischi per la salute pubblica sembrano conseguenze da non sottovalutare, e che certo non valgono la pena per sostenere un progetto nemmeno tanto green come si possa pensare. Ma è davvero così?

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Inceneritore a Roma: il progetto
Partiamo dal principio: di cosa si tratta, esattamente? Il progetto dell’inceneritore di Roma è uno dei piani più discussi e controversi per affrontare l’emergenza rifiuti nella Capitale. Con una capacità di trattare fino a 600.000 tonnellate di rifiuti ogni anno, il termovalorizzatore punta a ridurre la dipendenza dalle discariche, recuperando così energia attraverso la combustione dei rifiuti. Il progetto è stato promosso dal sindaco Roberto Gualtieri, in qualità di Commissario straordinario per il Giubileo 2025. Il suo obiettivo? Rendere Roma autosufficiente, migliorando il sistema di smaltimento.
Nello specifico si tratterebbe di un impianto di nuova generazione, progettato per recuperare energia termica ed elettrica dai rifiuti indifferenziati, riducendo il ricorso a discariche e abbattendo il trasporto fuori regione. Sono già trentasei i termovalorizzatori presenti in Italia, quasi tutti ubicati nel Nord Italia: quello di Roma -dice Gualtieri- è destinato a diventare “uno degli impianti più avanzati al mondo sotto il profilo delle performance industriali, delle caratteristiche ambientali, di recupero e riciclo”.
Quasi un miliardo investito nel progetto, con fondi che non provengono dal PNRR ma da finanziamenti, sia pubblici che privati, e prevalentemente legati al piano rifiuti regionale e alla programmazione per il Giubileo.
L’inizio dei lavori era previsto per marzo 2025, ma si stanno registrando ritardi legati ai ricorsi amministrativi e alle verifiche normative, tra cui un ricorso pendente alla Corte di Giustizia Europea. La scelta della localizzazione ha scatenato non poche critiche, così come la presunta mancanza di trasparenza nel processo decisionale e la scarsa partecipazione della cittadinanza e delle autorità locali. In ogni caso, si prevede che l’inceneritore sarà operativo entro l’estate del 2027, e si sta cercando di accelerare il lavoro in modo da poter alleggerire la pressione sul sistema rifiuti durante e dopo il Giubileo.
Esistono già inceneritori a Roma?
Attualmente, a Roma non esistono impianti di incenerimento attivi.
La capitale, però, dispone di diversi impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB), progettati per la gestione dei rifiuti indifferenziati separando i materiali riciclabili. Tra questi, l’impianto di Malagrotta è stato uno dei principali fino alla sua chiusura avvenuta nel 2013, mentre oggi rimangono attive altre strutture come l’impianto Acea Ambiente a San Vittore.
Diversamente dall’impianto di Santa Palomba, gli impianti TMB sono focalizzati sul trattamento meccanico e biologico, senza perciò la fase di generazione di energia elettrica derivata dalla combustione.

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Dove sarà costruito l’inceneritore di Roma
La zona scelta per la costruzione dell’inceneritore di Roma è l’area di Santa Palomba, a sud della capitale. E già da questa decisione arrivano le critiche: la zona, infatti, risulta già compromessa da diverse problematiche ambientali. I rischi per la salute dei cittadini e per l’ambiente legati a questa scelta hanno suscitato un forte dibattito: la gente è preoccupata e chiede altre soluzioni.
L’area di Santa Palomba ospita già la discarica di Roncigliano, struttura che ha avuto un ruolo centrale nel sistema di smaltimento dei rifiuti di Roma, ma che al tempo stesso ha anche sollevato numerosi problemi legati all’inquinamento del suolo e delle acque sotterranee. La sua presenza ha innegabilmente contribuito a un degrado ambientale significativo in quella zona. Attiva dal 1995, la sua chiusura era infatti stata prevista da tempo, ma è arrivata ufficialmente solo nel 2022. Anche per via del forte disaccordo dei cittadini locali, che nonostante questo non possono tirare un sospiro di sollievo: chiusa la discarica di Roncigliano, il problema sarà portato avanti dall’inceneritore di Santa Palomba.
Oltre alla discarica, poi, la zona è già compromessa da diversi impianti industriali. Si teme che il termovalorizzatore possa andare ad aggravare una situazione già di per sé delicata. Alcuni comuni limitrofi, tra cui quelli dei Castelli Romani e Pomezia, hanno sollevato obiezioni e chiesto che il progetto sia riesaminato, alla luce delle normative europee per l’ambiente.

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Inceneritore di Roma: pro e contro
I rifiuti in eccesso della Città Eterna sono un problema che sta sotto gli occhi di tutti. Di conseguenza, verrebbe da pensare che la realizzazione di un inceneritore possa portare con sé solo benefici e lati positivi. Eppure, è chiaro a questo punto che non è proprio così.
I vantaggi però ci sono. Tra tutti, naturalmente, il primo è la possibilità di ridurre drasticamente i rifiuti in discarica e generare energia da fonti rinnovabili, potenziando così l’efficienza del sistema di gestione dei rifiuti. In più, la presenza dell’inceneritore in loco ridurrebbe la necessità di esportare i rifiuti altrove, con un impatto positivo sui costi.
D’altro canto, i contro ci sono e sono legati principalmente alle preoccupazioni ambientali. Un po’ perché l’area di Santa Palomba è già gravata dall’impatto industriale, un po’ perché questo genere di impianti producono emissioni di diossine e altre sostanze pericolose, che possono causare un peggioramento in termini di qualità dell’aria e della salute pubblica. Certo, le tecnologie moderne di filtraggio possono ridurre tali pericoli, ma fino a che punto vale la pena rischiare?
Da non sottovalutare anche il costo elevato del progetto, a livello economico e sociale. L’incenerimento dei rifiuti potrebbe ostacolare il potenziamento della raccolta differenziata, che invece dovrebbe essere la priorità: non tamponare il problema, dunque, ma educare la popolazione a differenziare consapevolmente. Il possibile aumento della Tari, la tassa regionale sui rifiuti, contribuisce ad alimentare il malcontento dei cittadini.
Un impianto simile non funziona a costo zero, poi. L’inceneritore, per essere operativo, ha bisogno di essere alimentato. E il consumo di risorse naturali -come l’acqua- è ingente, considerandone le dimensioni e il carico di lavoro. Per non parlare della produzione di ceneri tossiche, che necessitano di un trattamento speciale. Sia le ceneri pesanti -note come bottom ash- sia le ceneri leggere -ovvero le fly ash- contengono metalli pesanti e sostanze tossiche che devono essere smaltite con estrema attenzione, onde evitare contaminazioni. Si tratta di rifiuti pericolosi, che solo in minima parte possono essere recuperati, per esempio, come componenti di materiali per l’edilizia.
Per farla breve, quindi, il progetto del termovalorizzatore di Roma Sud continua a suscitare accese discussioni e divisioni. Da un lato sembra essere la soluzione migliore alla crescente emergenza rifiuti della capitale, dall’altra un grosso problema per l’inquinamento atmosferico della città. La cui aria, lo sappiamo bene, è già compromessa. Soprattutto in quella zona, nell’area di Santa Palomba. Nonostante le critiche e le opposizioni, le autorità capitoline vedono ancora nel termovalorizzatore una soluzione necessaria, come parte di un progetto più ampio destinato a migliorare la gestione dei rifiuti e la produzione di energia.
