Wise Society : Water footprint, l’impatto umano sul Pianeta è fatto (anche) d’acqua

Water footprint, l’impatto umano sul Pianeta è fatto (anche) d’acqua

di Maria Enza Giannetto
20 Maggio 2022
SPECIALE : La guida per conoscere l’acqua

Da quella che consumiamo giornalmente per l'igiene della persona e della casa a quella impiegata nella produzione di alimenti. Il consumo di acqua ha un impatto importante su questa risorsa e sull'ambiente

“Acqua, bene prezioso”, si dice: bene vitale da usare con saggezza. Nel capire meglio come fare a rispettarlo e ridurne il consumo entra in gioco il concetto di impronta idrica. Un concetto, quello della water footprint, che ricorda l’impronta ecologica e che rende più semplice calcolare e capire come tutto ciò che facciamo e ogni cibo che mangiamo abbia un impatto idrico sull’ambiente.

Water Footprint

Foto Shutterstock

Che cos’è l’impronta idrica

L’indicatore del consumo di acqua dolce si chiama, appunto, water footprint. Ma che cos’è l’impronta idrica e come si calcola? Come si legge anche sul sito del Ministero della transizione ecologica (il ministro Roberto Cingolani ha parlato anche di sobrietà idrica), il termine include sia l’uso diretto, sia quello indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. La water footprint di un singolo (o di una comunità) è definita come il volume di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi, misurata in termini di volumi d’acqua consumati – anche evaporati o incorporati in un prodotto e inquinati –per unità di tempo. Per il calcolo dell’impronta idrica è importante anche la localizzazione geografica dei punti di captazione della risorsa acqua.

Il water footprint assessment si sviluppa, quindi, in tre fasi:

  1. quantificazione e localizzazione dell’impronta idrica di un prodotto o di un processo nel periodo di riferimento;
  2. valutazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell’impronta idrica;
  3. individuazione delle strategie di riduzione della stessa.

Il concetto di acqua virtuale

Nel calcolare l’impronta idrica di ognuno e di ogni azione, entra in  gioco il concetto di acqua virtuale. Acqua virtuale si riferisce alla quantità di acqua dolce utilizzata nella produzione e nella commercializzazione di alimenti e beni di consumo. In pratica si tiene di tutta l’acqua necessaria per l’erogazione di servizi, tanto che la definizione di acqua virtuale sarebbe “il volume d’acqua necessario per produrre una merce o un servizio”.

Fu John Anthony Allan, professore del King’s College London e della School of Oriental and African Studies, a introdurre nel 1993 il concetto di acqua virtuale. Allan fu quindi il primo a intuire come e quanto l’importazione e l’esportazione di beni comportasse un consumo di acqua importante e tanto elevato da essere paragonato in termini numerici al quantitativo di acqua necessaria durante la coltivazione. Un esempio? Allan fece emergere che per produrre una tazza di caffè,  sono necessari 140 litri di acqua, utilizzati per la coltivazione e il trasporto della materia prima.4

Innaffiare l'orto

Foto shutterstock

Calcolare l’impronta idrica: la somma di acqua verde, grigia, blu

Oggi, nel calcolo della water footprint, entrano in gioco tre componenti, o meglio tre colori:

  1. Acqua blu: acque superficiali e sotterranee destinate a un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali. L’acqua blu è la quantità di acqua dolce che non torna a valle del processo produttivo nel medesimo punto in cui è stata prelevata o vi torna in tempi diversi;
  2. Acqua verde: acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo;
  3. Acqua grigia: acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra agli standard di qualità.

Come e quanta acqua consumiamo?

Una volta chiarito il concetto di impronta idrica, è essenziale comprendere quanta acqua consumiamo in media. Il consumo di acqua medio giornaliero viene oggi stimato in circa 220 litri per persona mentre il consumo medio di acqua di una famiglia media italiana è pari a circa 200 metri cubi all’anno.

E solo una piccola porzione di questo volume è impiegata per cucinare e per bere mentre la maggior parte è usata per usi non alimentari: in bagno, per lavaggio di panni e stoviglie, per innaffiamento. In pratica, a seconda delle abitudine di ciascuno, questa impronta idrica può decisamente cambiare.

Bastano alcuni accorgimenti per riuscire a risparmiare sul consumo e sulla spesa. Si stima, infatti, che il consumo di acqua in una casa sia così razionato:

  • scarico del gabinetto a cassetta 8 litri
  • lavaggio denti con il rubinetto aperto 30 litri
  • farsi la doccia (10 minuti) 120 litri
  • lavastoviglie 18/30 litri ogni lavaggio
  • lavatrice 60/90 litri ogni lavaggio
lavare i piatti

Foto di Tina Dawson / Unsplash

Water footprint e alimentazione

Oltre i consumi in casa, l’acqua viene consumata, ovviamente, per produrre e coltivare ogni cibo che consumiamo che arriva sulle nostre tavole. La water footprint degli alimenti è l’insieme di tutta l’acqua dolce che è stata necessaria durante il ciclo di produzione di un determinato cibo. Non si tratta di una misurazione specifica. L’acqua, infatti, non viene utilizzata tutta nello stesso momento, ma un calcolo virtuale che tiene in considerazione i passaggi e i consumi standard della filiera.

Oggi esiste una metodologia elaborata dai ricercatori del Water Footprint Network che riguarda le componenti green water, blue water e grey water. Sul sito del Water Footprint Network è possibile calcolare- attraverso la somma dei tre elementi – l’effettivo peso idrico del proprio stile di vita. Ed è anche possibile comparare alcuni tra i cibi più comuni.

Come ridurre la propria water footprint

Conoscere la propria impronta idrica, nonché quella dei prodotti che consumiamo e dei gesti che compiamo è importante per capire come agire. Per ridurre il consumo di acqua, infatti, si possono seguire semplici regole per non sprecare acqua, che vanno dall’annaffiare la sera perché l’acqua non evapora al mangiare meno carne di manzo, che è quella per la cui produzione si consuma più acqua in assoluto.  E si possono apportare poche modifiche al proprio comportamento quotidiano utilizzando creatività e saggezza per riutilizzare l’acqua (ci sono persino tips per riutilizzare l’acqua di cottura).

Maria Enza Giannetto

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