Wise Society : Il sistema idroponico che fa fiorire il mare
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Il sistema idroponico che fa fiorire il mare

Lo ha messo a punto Idres Rasouli, ricercatore in ingegneria e progettazione al Royal College of Art di Londra. La nuova rivoluzione verde può cominciare

Fabio Di Todaro
2 settembre 2014

@sealeafLa nuova rivoluzione verde avrà il colore azzurro del mare e l’esigenza di stare al passo con i tempi. Se, come si prevede, nel 2050 sulla terra ci saranno oltre nove miliardi di abitanti, il desiderio di coltivare nuovi substrati sarà un’esigenza ormai improcrastinabile. Da qui l’azzardo: e se, come nuovo orizzonte da conquistare, si coltivasse il mare? «Perché il suolo è finito, non ci sono far west da raggiungere», sostiene Paolo Galli, ricercatore in ecologia all’Università Bicocca di Milano, con un’ironia che non lascia spazio alle mezze misure. «La terra è nata per produrre cibo, ma nel tempo l’abbiamo sacrificata per altri scopi: dall’edilizia alla creazione di biocombustibili. Così, adesso, lo spazio coltivabile è esaurito. Occorre trovare alternative a stretto giro, altrimenti non ci sarà modo di sostentare la popolazione mondiale».

COLTIVARE IL MARE? – L’idea, in apparenza azzardata, è in realtà l’innovazione alla base di un progetto sperimentale che partirà a stretto giro. Tutto nasce da un progetto brevettato dall’Imperial College di Londra. Sealeaf è un contenitore che, sfruttando i principi alla base delle colture realizzate in assenza di suolo, punta a produrre vegetali a partire dal mare. «Considerando che diciotto megalopoli nel mondo s’affacciano sulle coste, abbiamo pensato che l’incremento delle produzioni dovesse partire proprio dall’acqua», afferma Idres Rasouli, ricercatore in ingegneria e progettazione al Royal College of Art di Londra che ha messo a punto il nuovo sistema idroponico galleggiante. I primi esperimenti, condotti a Singapore, hanno dato risultati incoraggianti: a partire dall’insalata. «Spremere la terra non è più possibile: se le previsioni dovessero essere rispettate, entro trent’anni occorrerebbe produrre il 70% in più di cibo. Ovvero: è come se si chiedesse a chi produce di garantire in quattro decenni lo stesso aumento delle rese che abbiamo registrato in diecimila anni. Se si considera che la metà della popolazione mondiale abita in grandi città, è presto chiaro perché le campagne non siano in grado di assolvere questo sforzo supplementare».

ASPETTI DA VALUTARE – Tirata al massimo la terra e dato il via ai primi esempi di @Sealeafcoltivazione verticale nelle metropoli, i ricercatori inglesi hanno pensato che non restasse altro da fare: l’ultima opportunità era riposta nel mare. Sono così partite le sperimentazioni, che adesso proseguiranno alle Maldive, dove l’Università Bicocca ha da qualche anno avviato un centro di ricerca e formazione sulla sostenibilità ambientale e sulla protezione della scogliera corallina sull’isola di Maghodoo. La piattaforma agricola galleggiante è composta da un substrato idroponico chiuso che copre la parte superiore di una vaschetta in cui, all’acqua desalinizzata, sono aggiunte sostanze nutritive. Una lamina in polietilene sutura in alto il contenitore, filtrando l’accesso dei raggi solari. È proprio la loro influenza sulle piante, assieme alla forza dei venti, delle maree e delle correnti, a costituire uno dei massimi interrogativi: come reagiranno le specie lavorate? «Il mare non è gentile: dobbiamo capire come addomesticare queste componenti per evitare che danneggino le coltivazioni», chiosa Galli.

La nuova frontiera dell’agricoltura, vista la presenza dell’acqua e la possibilità di alimentare i desalinizzatori con l’energia solare, si prefigge anche l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio. I primi risultati della sperimentazione dovrebbero essere presentati nel corso di Expo 2015.

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