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Vanga e rastrello per una città più verde

Si oppongono al degrado urbano "attaccando" spazi abbandonati, trasformandoli in aiuole colorate. A Milano la prima esperienza italiana

Sebastiano Guanziroli
17 giugno 2010

Piantare un fiore in un angolo di cemento è un atto politico. Potrebbe essere questa, in estrema sintesi, la filosofia del Guerrilla Gardening, un movimento nato negli Stati Uniti negli anni ’70 con l’obiettivo di opporsi al degrado urbano e all’abbandono delle (poche) aree verdi delle città. Gruppi di persone, rigorosamente volontari, che abbelliscono con piante e fiori aiuole e giardinetti in cattive condizioni.

Da allora, piccole macchie verdi e colorate sono spuntate un po’ ovunque, Italia compresa. Andrea Zabiello è, con Michele Trasi, il fondatore del primo gruppo di “guerrilla gardening” di casa nostra.

 

Guerrilla GardeningCom’è nata la storia del primo gruppo di guerrilla gardening italiano?

Io e Michele siamo giardinieri di professione, ma non abbiamo un nostro giardino privato cui dedicarci. Spesso avanziamo delle piante nel corso delle nostre attività, ma ci spiace buttarle e i nostri parenti non hanno più spazio per tutte quelle che gli regaliamo. Così, cinque anni fa, a Milano,  abbiamo deciso di “liberarle”. Non sapevamo nemmeno ci fosse un movimento chiamato “Guerrilla Gardening”. Ce lo hanno detto solo degli amici tempo dopo, così abbiamo contattato “Guerrilla Gardening.org” e ci siamo affiliati.

Cosa significa essere un guerrigliero verde?

È un modo di interessarsi allo spazio pubblico, di percepirlo diversamente: per noi la città è di tutti, e quindi vogliamo renderla migliore.

Guerrilla Gardening

Se c’è una guerriglia, c’è anche un nemico: contro chi e cosa combattete?

Non abbiamo un nemico vero… Ci battiamo contro l’incapacità di sentire propri gli spazi comuni. Oggi c’è la tendenza a chiudersi in casa, a dedicarsi solo ai propri spazi, a renderli belli in tutti i modi possibili. Noi preferiamo dedicare la stessa attenzione alla casa di tutti. Forse potremmo dire che il nostro nemico è la mancanza di partecipazione.

In concreto, in cosa consistono gli “attacchi”, come li chiamate voi?

Prima di tutto si sceglie un luogo (meglio se vicino a casa, per poterlo curare e controllare nel tempo), poi si fa una ricognizione per studiare il da farsi. Quindi si fa un piano d’azione, perché al momento dell’attacco bisogna essere veloci e ben coordinati: ciascun membro deve avere un compito e sapere cosa fare. Infine, quando è buio, si va e si pianta ciò che è a disposizione, di solito alla luce dei fari di un’auto.

 

Guerrilla GardeningPerché al buio? I vostri attacchi sono illegali?

Ma no… lo facciamo di notte perché ci piace così e per lavorare indisturbati, e perché è bello trovare la mattina un’aiuola fiorita dove prima non c’era niente. In Italia non c’è una legislazione precisa e le Forze dell’Ordine non hanno mai creato problemi. Facciamo semplicemente un uso dello spazio pubblico.

Che tipo di luoghi e di piante prediligete?

I luoghi devono essere piccoli e in cattive condizioni, così che il risultato finale sia più bello. Per esempio gli spartitraffico, che di solito sono vuoti e malandati.

Le piante sono generalmente piante economiche, per due motivi. Il primo, banalmente, è perché ci autofinanziamo e non abbiamo grandi mezzi. Il secondo è che le piante economiche sono anche le più resistenti, le più rustiche, muoiono più difficilmente, quindi sono perfette per il nostro obiettivo. Per esempio il corbezzolo, il bosso, il lauro. Magari non sono le più belle, ma dobbiamo trovare un compromesso tra estetica e praticità.

Di quale azione siete più orgogliosi?

In viale Monza a Milano, una strada trafficatissima, abbiamo dato vita a un’aiuola che ora è stata adottata da un phone center pakistano che la cura e la fa resistere.

A Torino il gruppo Badili Badola ha invece creato un boschetto piantumando un centinaio di alberi di Natale che gli sono stati affidati da Ikea.

Guerrilla GardeningQuanti sono i gruppi attivi in Italia?

I gruppi sono circa una trentina, più o meno grossi. Ma poi ci sono tante persone che fanno azioni come le nostre, senza per questo definirsi guerriglieri verdi: anche il vecchietto che bagna l’aiuola sotto casa, per noi, è un “guerrilla gardener”

In quale paese straniero il movimento ha maggior successo?

Inghilterra, Stati Uniti e Canada sono i paesi più avanti, per storia e per numero di persone coinvolte. In Italia siamo ancora agli albori.

Con Michele Trasi avete anche scritto un libro, Guerrilla Gardening (Kowalski Editore). È un manuale del guerrigliero o può essere utile anche alle signore che coltivano i gerani sul balcone?

Il libro è diviso sostanzialmente in due parti. Una più concentrata sulla “guerriglia”, con consigli pratici su come operare. L’altra parte è un manuale di giardinaggio vero e proprio, per chi inizia da zero. E chissà che poi anche i giardinieri casalinghi non diventino guerriglieri…

 

 

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