Wise Society : La guerra a Gaza è una catastrofe anche per il clima

La guerra a Gaza è una catastrofe anche per il clima

di Valentina Neri
24 Giugno 2024

Qualsiasi guerra semina distruzione per gli esseri umani, per il territorio e anche per il clima. Nell’arco di pochi mesi, gli attacchi israeliani su Gaza hanno emesso più CO2 rispetto a interi Stati nell’arco di un anno

Era il 7 ottobre 2023 quando Hamas ha sferrato un massiccio attacco contro Israele e il governo di Tel Aviv ha risposto con una brutale serie di interventi armati e bombardamenti a Gaza e in Cisgiordania. Da allora, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, almeno 37.372 persone sono morte e altre 85.452 sono rimaste ferite. È quanto ha riferito il 18 giugno il ministero della Sanità controllato da Hamas. Il carico di sofferenze umane di una guerra così crudele e indiscriminata è difficile addirittura da descrivere. C’è un altro aspetto di cui si parla meno, ma che farà sentire le sue conseguenze ancora a lungo: l’enorme impatto che avrà sul clima.

Bombardamento a Gaza

Foto Shutterstock

L’impatto sul clima della guerra a Gaza: i dati

In questi mesi sono stati condotti diversi studi sul tema ma tutti, inevitabilmente, fotografano un momento ben preciso di una situazione in costante evoluzione. Tra i più recenti e completi c’è un’analisi pubblicata dal Social Science Research Network, non ancora sottoposta a peer review, che è stata ampiamente commentata anche dal quotidiano britannico Guardian.

Nei primi 120 giorni di conflitto, le emissioni di CO2 generate direttamente dai bombardamenti e dall’invasione militare di terra vanno da un minimo di 420mila a un massimo di 652mila tonnellate di CO2 equivalente. È all’incirca la stessa quantità di CO2 equivalente che emette in atmosfera nel corso di un intero anno uno Stato come la Groenlandia o il Belize. Il conteggio per giunta è inevitabilmente parziale, perché è stato possibile calcolare solo una piccola frazione delle emissioni Scope 2 (cioè legate all’energia usata) e Scope 3 (legate alla filiera produttiva di armi, munizioni, veicoli militari ecc.).

Il costo ambientale della ricostruzione

Ma c’è di più. Se si considerano anche le emissioni dovute alle attività preparatorie, e quelle he verranno generate in futuro per la ricostruzione di edifici e infrastrutture che sono stati distrutti, si arriva a un totale compreso tra i 47 e i 61 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. 135 Paesi del mondo, presi singolarmente, non arrivano a emettere una simile quantità di CO2 nell’arco di un anno. Stati come l’Ungheria, la Grecia e il Perù si attestano sulla cinquantina di tonnellate di CO2 equivalente ciascuno.

Di Gaza non è rimasto nulla

D’altra parte, di Gaza non è rimasto nulla. O meglio, ci sono 26 milioni di tonnellate di detriti e macerie: ci vorranno anni per rimuoverli. Un report pubblicato dalle Nazioni Unite insieme alla Banca mondiale fa sapere che, tra l’inizio di ottobre 2023 e la fine di gennaio 2024, i danni ammontano 18,5 miliardi di dollari. Cioè il 97% del prodotto interno lordo (PIL) della Striscia di Gaza e della Cisgiordania nel 2022.

I costi sono dovuti alla distruzione soprattutto delle case (il 72% del totale), ma anche di scuole, acquedotti, ospedali e altri servizi pubblici (19%) e di negozi e industrie (9%). Più di un milione di persone è rimasto senza un tetto sopra la testa. Praticamente l’intera popolazione di Gaza è in uno stato di malnutrizione o insicurezza alimentare acuta.

Bambini affamati a gaza

Foto Shutterstock

Anche la guerra in Ucraina ci allontana dai nostri obiettivi climatici

Chiaramente, vale lo stesso principio per qualsiasi altro conflitto: le attività belliche sono distruttive per gli esseri umani e per il clima, e lo sono sempre. Impossibile non pensare dunque all’invasione russa dell’Ucraina, il cui esito appare ancora imprevedibile. Nell’arco dei primi due anni, da febbraio 2022 a febbraio 2024, sostiene lo studio più completo condotto finora, le emissioni hanno raggiunto un totale di 175 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, all’incirca come quelle annuali di un Paese industrializzato come l’Olanda. Oppure, per usare un altro termine di paragone, come mettere in circolazione 90 milioni di nuove automobili a benzina, oppure costruire 260 centrali a carbone da 200 MW ciascuno

. Se nei primi mesi i gas serra erano dovuti soprattutto alla distruzione di infrastrutture civili che andranno poi ricostruite, dopo due anni sono legate sia alle operazioni militari in senso stretto, sia ai roghi e ai danni alle infrastrutture energetiche.

“La Russia sta danneggiando l’Ucraina ma anche il nostro clima”, ha dichiarato il primo autore del rapporto, Lennard de Klerk. “Questa ‘CO2 da conflitto’ è considerevole e avrà conseguenze a livello globale. La Federazione russa dovrebbe essere costretta a pagare per questo, un debito nei confronti dell’Ucraina e degli Stati del Sud del mondo che soffriranno di più per questi danni al clima”.

Valentina Neri

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