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Green New Deal, la ripresa dell’Italia passa dalla sostenibilità

Il Green new deal europeo avrà un ruolo importante nel Piano di rilancio italiano nel post Covid. Durante gli Stati Generali della Green Economy è stato proposto un pacchetto di misure sugli indirizzi del Piano di accesso ai finanziamenti di “Next Generation UE”

Maria Enza Giannetto
25 Novembre 2020

La ripartenza dell’Italia deve essere green. Il Green new deal europeo, infatti, avrà sicuramente un ruolo importante nel Piano di rilancio italiano nel post pandemia. E’ questa, almeno, la prospettiva emersa durante gli Stati Generali della Green Economy che si sono focalizzati proprio sull’apertura di un confronto con le istituzioni  nazionali attraverso un pacchetto di misure e di proposte programmatiche sugli indirizzi del Piano italiano di accesso ai finanziamenti del Recovery Plan Next Generation UE”.

Green new deal

Foto di Edward Howell / Unsplash

Le misure presentate agli Stati Generali della Green Economy

Il pacchetto di misure innovative e di proposte programmatiche è stato presentato durante la nona edizione degli Stati Generali della Green Economy, organizzati dal Consiglio Nazionale della Green Economy in collaborazione con il ministero dell’Ambiente, con il patrocinio del ministero dello Sviluppo Economico e della Commissione europea e il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Un’edizione chiamata, non a caso “Uscire dalla crisi con un Green Deal – Una nuova fase per la green economy in Italia” che ha stilato ed elaborato piani ambiziosi ma realistici che si basano proprio sulla consapevolezza di quanto sia essenziale il “nuovo patto verde europeo” per mettere a segno azioni che possano attivare uno sviluppo sostenibile e durevole, la ripresa degli investimenti e dell’occupazione e ovviamente dare anche una risposta rapida alla crisi climatica. 

Stati generali della green economy - Logo

Immagine da pagina Facebook “Stati generali della green economy”

Il progetto europeo di rilancio economico, il Recovery plan “Next generation UE” è centrato, infatti, sul Green Deal, nella consapevolezza che mentre si risponde all’emergenza, non si possono lasciare crescere altre minacce per il Pianeta Terra.

“Il Green Deal – afferma Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – si conferma la via per una più forte e duratura ripresa in Italia perché valorizza le sue migliori potenzialità e in questa direzione dovrebbero essere indirizzati i fondi di Next Generation EU. Utilizzare ora bene queste risorse per arrivare alla neutralità carbonica entro il 2050, significa evitare che, dopo la crisi epidemica da Covid-19, si debba affrontare un’altra grave crisi globale: quella del cambiamento climatico”.

Che cos’è il Next Generation EU e il Green New Deal

Per capire meglio di cosa si parli esattamente quando ci si riferisce ai fondi di Next Generation Eu bisogna fare un passo indietro e spiegare che cos’è il Green New Deal.

Il significato di Green New Deal è nuovo patto verde e racchiude una grande sfida ambientale. Una sfida prioritaria per l’Unione europea, tanto da essere entrata per la prima volta – prima che arrivasse la Pandemia – in una legge che vincola gli Stati europei a raggiungere la neutralità delle emissioni inquinanti entro il 2050 attraverso una transizione equa verso un’economia sostenibile.

Gli obiettivi del Green New Deal

In concreto, l’obiettivo del Green New Deal è la decarbonizzazione del settore energetico per arrivare alla neutralità climatica nel 2050. E per raggiungere questi obiettivi è stato necessario avviare un ingente piano di investimenti che vede l’Italia in prima linea proprio rispetto al Next Generation Eu.

E nel corso dei mesi, per contribuire a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di Coronavirus, la Commissione europea, il Parlamento europeo e i leader dell’UE hanno concordato un piano di ripresa che aiuterà l’UE ad uscire dalla crisi e getterà le basi per un’Europa più moderna e sostenibile. Per ricostruire l’Europa dopo la pandemia di Covid-19 verrà stanziato un totale di 1 800 miliardi di euro. L’obiettivo è un’Europa più ecologica, digitale e resiliente.

I cinque settori strategici della green economy

A partire da queste considerazioni e dalla necessità di immaginare un piano per la ripartenza che metta al centro l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, gli Stati generali della green econonomy si sono quindi concentrati proprio su un possibile pacchetto di misure e di proposte programmatiche che riguardano i cinque settori strategici della green economy. Questi sono:

  1. energia e clima
  2. economia circolare
  3. green city e territorio
  4. mobilità urbana
  5. sistema agroalimentare

E sono tutti settori in cui è possibile operare per avviare uno sviluppo sostenibile. In particolare le proposte spaziano dalle innovazioni tecnologiche per la produzione di idrogeno verde all’adozione di criteri stringenti per indirizzare gli investimenti; dagli incentivi per tecnologie di riciclo dei rifiuti plastici e del settore edile all’aumento fino al 30% del territorio e del mare tutelato; dalla riduzione del tasso di motorizzazione privato italiano al di sotto di 500 auto per 1.000 abitanti entro il 2030; fino all’ incremento dell’agricoltura biologica al taglio dei fertilizzanti chimici e una graduale carbon tax.

Energia e clima

Supportare i processi di innovazione tecnologica per la produzione di idrogeno verde, per la decarbonizzazione, per potenziare produzione, distribuzione, stoccaggio e uso di fonti rinnovabili di energia e miglioramenti dell’efficienza energetica. Si punta inoltre a sostenere un utilizzo esteso dell’ecobonus 110%, da estendere fino al 2024, applicare criteri climatici stringenti per indirizzare gli investimenti, a introdurre una graduale carbon tax per i settori non coperti dal meccanismo europeo dell’Ets.

Energia eolica

Foto di RawFilm / Unsplash

Economia circolare

Aumentare i finanziamenti del Piano transizione 4.0 per sostenere, attraverso il credito d’imposta, investimenti destinati a misure per l’economia circolare quali, ad esempio, la progettazione di prodotti che durino più a lungo e siano concepiti per essere riutilizzati, riparati o sottoposti a procedimenti di riciclo. E incentivare gli investimenti per lo sviluppo della bioeconomia circolare, per l’utilizzo della biomassa locale e nazionale, per migliorare gli impianti e le tecnologie, per l’utilizzo dei sottoprodotti, il riciclo dei rifiuti in plastica, del settore edile, nonché quelli organici e dei fanghi.

Green city e territorio

Finanziare un programma nazionale di rigenerazione urbana che recuperi e valorizzi aree degradate ed edifici dismessi per non consumare nuovo suolo, aumentare le infrastrutture verdi e gli spazi e adottando misure di mitigazione e di adattamento climatico. Per sostenere la ripresa in chiave green si punta inoltre ad aumentare al 30% territorio e il mare tutelati.

Bosco verticale a Milano

Foto di Ricardo Gomez Angel / Unsplash

Mobilità urbana

Aumentare gli investimenti con l’obiettivo di potenziare il trasporto pubblico, la sharing mobility, le piste ciclabili, facendo scendere al 2030 il tasso di motorizzazione privato italiano al di sotto di 500 auto per 1.000 abitanti. E inoltre estendere gli incentivi all’elettrificazione, raggiungere entro il 2030 la quota del 25% dei consumi di energia prodotta da fonti rinnovabili nel settore dei trasporti.

Sistema agroalimentare

Incentivare la diffusione delle produzioni agricole basate sui principi dell’agroecologia che favoriscono la limitazione dell’uso di prodotti fitosanitari, l’incremento della fertilizzazione organica, la riduzione delle emissioni di gas serra, la cattura del carbonio nonché l’aumento della produzione biologica. Attivare iniziative di incentivazione fiscale per l’applicazione di modelli di business circolari nei settori della trasformazione alimentare.

Maria Enza Giannetto

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