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Green economy: oltre 70 imprese leader adottano la certificazione ambientale

Anche Carlsberg Italia ha firmato l'accordo volontario per la misurazione delle performance ambientali

Ilaria Lucchetti
9 Ottobre 2012

da www.viviconstile.orgDa Pirelli a Gucci, da Antinori a Benetton, da Illy a Telecom Italia passando per Acqua San Benedetto, Gancia, Coop e società Autostrade. E ancora, le università Ca’ Foscari e Tor Vergata, Unicredit e Tasca d’Almerita.

Sono più di 70 le imprese leader che hanno accolto il programma del ministero dell’Ambiente per una certificazione “green” dei prodotti, presentato all’università Bocconi di Milano. Gli accordi su base volontaria a cui le aziende hanno aderito puntano alla riduzione della “carbon footprint” – le emissioni di gas a effetto serra – e al contenimento dei consumi di acqua, la “water footprint”.

Partito circa tre anni fa, il percorso del ministero dell’Ambiente ha quindi l’obiettivo di focalizzare e di promuovere una serie di azioni e di “best practices” utili alle aziende e alle istituzioni per diminuire l’impatto ambientale in tutte le fasi della filiera. «L’esperienza di questi anni suggerisce che i consumatori finali sono sempre più sensibili al valore ambientale delle proprie scelte – ha osservato il ministro Corrado Clini – e questo dato sta orientando le imprese ad assumere in misura crescente la certificazione ambientale del ciclo di vita dei propri prodotti»

L’evento è stato organizzato da Legambiente e Ambiente Italia che hanno messo a punto l’etichetta PER IL CLIMA, esperienza pioniera che si basa sul calcolo delle emissioni dei gas climalteranti indotti dalle singole realtà nei propri processi produttivi. I risultati positivi ottenuti, diventano poi naturalmente un valore aggiunto che le aziende colgono per comunicare al mercato il proprio impegno, scongiurando il rischio del cosiddetto greenwashing. L’associazione ambientalista si è già incamminata concretamente lungo la direzione indicata dal ministero e ha analizzato decine di prodotti di otto imprese «scoprendo così le emissioni di CO2 di molti articoli tra cui lampadine, adesivi per parquet, passate di pomodoro e imballaggi – ha spiegato Andrea Poggio, presidente della Fondazione Legambiente Innovazione – Su ogni prodotto potrebbe quindi comparire, di fianco al prezzo, anche il costo ambientale» «Le aziende si assumano la responsabilità di misurare l’impatto dei propri prodotti e di dichiararlo in modo verificabile – ha aggiunto il presidente Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – così che i cittadini che scelgono sulla base di tali dichiarazioni saranno consapevoli delle conseguenze ambientali che li coinvolgono»

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