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Gli italiani disperdono troppe risorse idriche

Ogni italiano consuma in media 250 litri di acqua al giorno, una cifra un po' sopra la media rispetto agli altri Paesi europei.L'aspetto più negativo è però quello legato alla dispersione: nel 2008 in Italia per ogni 100 litri d'acqua erogata si preleva una quantità di ben 165 litri, cioè il 65% in più.

da FINANZA & MERCATI
11 Dicembre 2009
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Acqua, foto di paPisc/flickr

Ogni italiano consuma in media 250 litri di acqua al giorno, una cifra un po’ sopra la media rispetto agli altri Paesi europei. L’aspetto più negativo è però quello legato alla dispersione: nel 2008 in Italia per ogni 100 litri d’acqua erogata si preleva una quantità di ben 165 litri, cioè il 65% in più. Una dispersione rimasta sostanzialmente immutata rispetto al 2005 e al 1999, e dovuta essenzialmente alla necessità di garantire una continuità di afflusso alle condutture, a prelievi non autorizzati e a perdite delle condotte. È questo uno dei dati più significativi che emergono dal «Censimento delle risorse idriche a uso civile» per l’anno 2008, realizzato dall’Istat con la collaborazione del ministero dello Sviluppo economico, e presentato dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini. Alla presentazione c’era anche Andrea Zanzini, assessore alle Politiche ambientali del Comune di Rimini che ha messo in luce altre due pecche del sistema idrico nazionale.
La prima è che la quantità di litri di acqua erogata al giorno per abitante varia molto da regione a regione: si va per esempio dai 350 litri del Trentino ai 174 litri della Puglia. Nel 2008 sono stati erogati 92 metri cubi di acqua per abitante (+1,2% rispetto al 2005 e +1% rispetto al 1999). Nelle prime posizioni della graduatoria si collocano la Provincia autonoma di Trento (127 metri cubi), la Lombardia (115 metri cubi), la Valle d’Aosta 122 metri cubi), e il Lazio (111 metri cubi), mentre in coda si ritrovano la Puglia (64 metri cubi), l’Umbria (69 metri cubi) e le Marche (76 metri cubi). L’altro segnale di «dualismo» evidenziato dalla ricerca dell’Istat sta nella diversa capacità delle realtà regionali di realizzare investimenti per rendere le reti idriche efficienti e adeguate a fornire un buon servizio.

 

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