Wise Society : I giorni della merla tra storia, leggenda e realtà climatica

I giorni della merla tra storia, leggenda e realtà climatica

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26 Gennaio 2026

Quando il folklore sfida il cambiamento climatico: storia, curiosità e verità scientifiche dietro la tradizione dei giorni della merla

L’inverno porta con sé un appuntamento fisso nel calendario della cultura popolare italiana: i giorni della merla. L’espressione evoca immediatamente un’immagine di natura immobile, di rami coperti di brina e di cieli tersi ma gelidi. Storicamente questi giorni servono a dare un nome e un volto ai giorni più freddi dell’anno, rendendoli comprensibili e narrabili attraverso il mito. I giorni della merla si collocano infatti alla fine del mese di gennaio e – da nord a sud – rappresentano il culmine del freddo invernale. Oggi andiamo ad analizzare il loro significato, la leggenda che si nasconde intorno a questa credenza e – soprattutto – se c’è davvero qualcosa di vero in questo appuntamento della tradizione. Oggi, gli inverni sempre più caldi determinati dalla crisi climatica fanno infatti apparire questa credenza popolare ormai un po’ datata e poco attuale.

merlo

Foto Shutterstock

Cosa sono i giorni della merla: significato dell’espressione

Come anticipato, secondo la tradizione popolare i giorni della merla identificano il periodo più freddo dell’anno. Questa credenza è strettamente legata al passato rurale del nostro paese, al susseguirsi dei cicli naturali e nella necessità di pianificare i lavori agricoli per ottenere raccolti abbondanti. In questo senso, i giorni della merla – un po’ come il solstizio d’inverno – non sono legati solo ai giorni più rigidi della stagione, ma rappresentano anche il giro di boa della stagione invernale che, lentamente, lascia il passo alla primavera.

La leggenda narra che se i giorni della merla sono particolarmente rigidi, la primavera arriverà puntuale e mite. Al contrario, se le temperature in questo periodo sono insolitamente alte, si teme che la primavera possa tardare, portando con sé colpi di coda invernali dannosi per i primi germogli e per l’abbondanza del raccolto.

giorni della merla

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Quali sono i giorni della merla: le date

Per convenzione, i giorni della merla sono il 29, 30 e 31 gennaio. Questa collocazione temporale non è casuale e, come sempre accade, nella cultura popolare si nasconde anche un po’ di scienza. Fine gennaio rappresenta infatti il momento in cui l’emisfero boreale ha accumulato il massimo del raffreddamento a causa della minore insolazione dei mesi precedenti. Anche se le giornate iniziano visibilmente ad allungarsi dopo il solstizio d’inverno, e il terreno e gli oceani continuano a rilasciare calore, in questo intervallo di tempo si raggiunge spesso il punto di minimo termico.

In alcune località del nord Italia – come ad esempio nel cremonese – questi giorni sono storicamente accompagnati da falò rituali e canti popolari che servono a scacciare il freddo per invocare il ritorno del sole e del caldo. La precisione delle date dei giorni della merla aveva lo scopo di dar vita a un rito collettivo attorno ad essi: era necessario tenere duro ancora per poco tempo prima che la luce tornasse nuovamente a scaldare la terra.

La leggenda sui giorni della merla e perché si chiamano così

Il fascino di questo periodo è indissolubilmente legato alla sua origine mitologica. Esistono diverse versioni della leggenda dei giorni della merla: alcune di queste vedono protagonista la trasformazione di una merla (che da bianca diventa nera), mentre altre hanno una genesi decisamente più bellica. Eccole raccolte qui sotto. 

La versione di Gennaio e la Merla

Si racconta che un tempo i merli avessero le piume bianche come la neve. Gennaio, che allora aveva solo 28 giorni, era un mese particolarmente dispettoso e provava un piacere quasi crudele nel tormentare una merla in particolare. Ogni volta che l’uccellino usciva dal nido per cercare cibo, Gennaio scatenava bufere di neve e venti gelidi per impedirle di nutrirsi.

Un anno, la merla decise di essere più furba. Accumulò provviste per tutto il mese e rimase al caldo nel suo nido per 28 giorni, beffandosi di Gennaio. Allo scoccare dell’ultimo giorno del mese, pensando che l’inverno fosse finito, la merla uscì all’aperto e iniziò a cantare per sbeffeggiare il mese.

Gennaio, risentito per l’affronto, andò da Febbraio e gli chiese in prestito tre giorni. Febbraio glieli concesse, e Gennaio scatenò una tempesta così terribile che la merla, per non morire assiderata, fu costretta a rifugiarsi all’interno di un comignolo fumante. Vi rimase per tre giorni interi, al riparo dal gelo ma avvolta dalla fuliggine.

Quando finalmente tornò il sole e la merla uscì dal camino, le sue piume erano diventate nere come il carbone. Da quel giorno, tutti i merli nacquero neri e Gennaio rimase di 31 giorni.

La versione del trasporto del cannone

Esiste anche una spiegazione più “storica” e meno fantastica, sebbene meno diffusa. Si dice che il nome “Giorni della Merla” derivi da una grande impresa bellica: il trasporto di un enorme cannone di bronzo, soprannominato “La Merla”, attraverso il fiume Po. Le truppe dovettero aspettare che il fiume gelasse completamente per poter trascinare il pesante pezzo d’artiglieria sopra la lastra di ghiaccio senza che questa si rompesse. Questo accadde proprio negli ultimi tre giorni di gennaio, che furono così freddi da rendere il ghiaccio solido come cemento.

Indipendentemente dalla versione preferita, il nome “giorni della merla” è diventato sinonimo di resistenza contro le avversità climatiche, un racconto che spiega visivamente il cambiamento della natura durante l’inverno.

merlo in inverno

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La filastrocca sui giorni della merla

Le tradizioni orali hanno preservato la memoria di questi giorni attraverso filastrocche e canti, spesso tramandati dai nonni ai nipoti durante le sere trascorse davanti al fuoco.  Una delle versioni più celebri, che riassume poeticamente la leggenda della merla che cambia colore, recita così:

“Gennaio ventotto ne aveva, e la Merla lo scherniva: «Più non ti temo, o brutto mese, che per me non hai più offese! Ho il mio nido ben stipato, e il tuo gelo è ormai passato».

Ma Gennaio, l’orgoglioso, si fece furbo e dispettoso. A Febbraio tre giorni chiese, per punire quell’ardire.

E quei tre giorni furon gelo, neve in terra e buio in cielo. La Merla bianca, per lo spavento, cercò rifugio in un momento; dentro il camino si andò a ficcare, per non farsi congelare.

Quando il sole infine uscì, e il gran gelo svanì, la Merla bianca più non c’era: era diventata nera!”

Esistono anche varianti regionali in dialetto, specialmente in Lombardia e in Emilia-Romagna, dove i “giorni della merla” sono sentiti come una vera e propria festa dell’identità locale. In queste zone si canta spesso:

“I dì della Merla, i più freddi dell’anno, se sono bianchi, faranno un buon danno. Ma se il sole splende nel cielo sereno, la primavera arriverà in un baleno.”

Le filastrocche sui giorni della Merla non erano solo intrattenimento: diventavano strumenti mnemonici per ricordare ai contadini che il tempo è ciclico e che, anche nel cuore del gelo più nero, la vita sta già preparando il suo ritorno.

Esistono ancora i giorni della merla con la crisi climatica?

Gennaio non è più quello di una volta. Non è solo una sensazione, ma la realtà legata alla crisi climatica. Secondo gli ultimi rapporti di Copernicus, negli ultimi anni l’inverno boreale sta registrando continui record. Quello 2023-2024 è stato il più caldo mai registrato a livello globale, con una temperatura media di 0,78°C superiore alla media 1991-2020 (che in Europa si è tradotta con in +1,44° in più rispetto nello stesso periodo di tempo).

Ed ecco che, insieme alla colonnina di mercurio che indica temperature invernali sempre più alte, la tradizione dei giorni della merla si perde letteralmente nella leggenda: spesso accade il 29, il 30 e il 31 gennaio non siano i giorni più freddi dell’anno che, al contrario, possono assumere anche connotati particolarmente primaverili.

Oggi il picco del gelo è variabile e imprevedibile: potrebbe non presentarsi affatto o magari spostarsi a febbraio o in altri periodi anomali. E così accade che i giorni della merla siano spesso caratterizzati da cieli sereni, temperature gradevoli primaverili e assenza di gelate notturne. Come durante l’estate, il principale indiziato di questo fenomeno è l’anticiclone africano che – persistendo alle nostre latitudini – blocca la fredda aria polare.  

Tuttavia, il concetto di “giorni della merla” resiste come tradizione culturale e popolare. Anche se la meteorologia oggi smentisce la leggenda, il nome rimane ben saldo nell’immaginario collettivo restando – di fatto – un pilastro del nostro patrimonio immateriale. Anche se i termometri segnano temperature diverse rispetto al passato, queste giornate tradizionalmente fredde ci connettono al nostro passato e alla speranza nel calore che verrà con la primavera.

Serena Fogli

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