Wise Society : Caccia all’oro blu: dall’acqua il futuro del genere umano
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Caccia all’oro blu: dall’acqua il futuro del genere umano

Il 22 marzo di ogni anno si celebra la Giornata mondiale dell'acqua. Per sensibilizzare al problema idrico, causa di ben 500 conflitti nel mondo

Vincenzo Petraglia
22 Marzo 2020

Ismail Serageldin, l’ex vicepresidente della Banca Mondiale, lanciò nel 1995 l’allarme: “Se le guerre del ventesimo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del ventunesimo avranno come oggetto l’acqua”. Parole quantomai attuali se si considera che oggi nel mondo sono stati già documentati dalla Banca Mondiale oltre 500 conflitti legati al controllo delle risorse idriche e che ben una persona su tre sul pianeta – quindi più di 2 miliardi di individui – non ha accesso all’acqua potabile. E ciò mentre da una parte, nelle società occidentali, gli sprechi d’acqua sono molto alti, e dall’altra, nei paesi in via di sviluppo, Africa in testa, si muore in pratica di sete o di tutte quelle malattie legate proprio all’utilizzo dell’acqua non potabile. Se a ciò si aggiunge l’aumento esponenziale della popolazione mondiale (nella sola Africa si stima che il numero di abitanti – oggi di circa 1,2 miliardi – è destinato a raddoppiare entro il 2050), con una crescita, dunque, ulteriore del fabbisogno idrico globale, allora si capisce come quello dell’acqua sia un problema di importanza capitale, che va affontato e risolto prima possibile per evitare che si raggiunga il punto di non ritorno.

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Foto: iStock

La Giornata mondiale dell’acqua contro spreco e squilibri fra nazioni

È per questo, per fare da monito alla comunità internazionale affinché si faccia rapidamente qualcosa per preservare l’acqua a tutti i livelli (da quello individuale a quello alimentare e industriale) e si trovino nuove strategie per riequilibrare questa situazione, che il 22 marzo di ogni anno si celebra la Giornata mondiale dell’acqua, istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite. Un’occasione per sensibilizzare al problema e trovare insieme misure adeguate a preservare questo prezioso bene, senza il quale la stessa vita non avrebbe mai potuto nascere e senza cui non potrebbe mai continuare. Una giornata pensata avendo come fulcro tre concetti fondamentali: “We cannot afford to wait. Water can help fight climate change. Everyone has a role to play” (“Non possiamo permetterci di aspettare. L’acqua può aiutare a combattere i cambiamenti climatici. Ognuno di noi ha un ruolo da svolgere”). Proprio a sottolineare che non solo i governi e le istituzioni devono farsi carico del problema e darsi da fare, ma anche ciascuno di noi, nelle proprie singole vite, attraverso comportamenti virtuosi antispreco.

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Foto: Dan Gold / Unsplash

Scarsità d’acqua e cambiamento climatico: due facce della stessa medaglia

Per l’edizione di quest’anno la Giornata mondiale dell’acqua pone l’accento in modo particolare sul cambiamento climatico e sull’inevitabile legame esistente fra quest’ultimo e l’acqua. D’altronde la temperatura media globale è in costante aumento, ciò provoca il riscaldamento degli oceani, che a sua volta genera una maggiore variabilità del ciclo dell’acqua, con eventi meteorologici estremi (fenomeno che stiamo toccando con mano negli ultimi anni sempre più spesso anche in Italia, con periodi di prolungata siccità e di precipitazioni intense concentrate in brevissimi lassi di tempo) che incidono a loro volta sulla qualità dell’acqua e sulla possibilità di approvvigionamento. Da qui la necessità di sensibilizzare a una gestione idrica più sicura e sostenibile. Il che vuol dire adottare sistemi di produzione circolare, così da utilizzare l’acqua in modo molto più efficiente, usare tecniche agricole rispettose dell’ambiente, promuovere l’aumento del riutilizzo sicuro delle acque reflue e sistemi di allevamento animali e stili di vita alimentari più sani e sostenibili (basti pensare che mediamente oggi per produrre un chilo di manzo si consumano circa 15 mila litri di acqua). La posta in gioco è molto alta e riguarda ciascuno di noi, perché è molto più vicina di quanto possiamo credere: in fondo già entro il 2030 – secondo le stime delle Nazioni Unite – addirittura il 47% della popolazione mondiale vivrà in zone a elevato stress idrico.

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