Tutto sulla geotermia a bassa entalpia tra impianti e pompe di calore; costi e incentivi per una climatizzazione sostenibile
La chiave del mondo di oggi (e soprattutto di domani) è trovare più modi possibili per sfruttare il calore della Terra. Il geotermico a bassa entalpia è una delle strategie per riuscirci, riscaldare (e raffrescare) casa in modo concreto ma sostenibile. Come funziona?
La geotermia a bassa entalpia, per definizione, permette di trasformare il terreno sotto i nostri piedi in una fonte costante di energia per climatizzare gli ambienti, riducendo così sia i consumi che le emissioni. Per mezzo di pompe di calore efficienti e impianti sempre più accessibili, oggi possiamo ottenere comfort tutto l’anno con un impatto minimo sull’ambiente.
Sì, ma come? Scopriamo tutto in questo articolo: come funziona la geotermia a bassa entalpia, quali sono i costi di installazione e di gestione, e quali incentivi rendono questa tecnologia ancora più conveniente. Perché d’altronde passare al green conviene proprio a tutti: alla Terra e a noi.

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Geotermia a bassa entalpia: cos’è e vantaggi per l’ambiente
Partiamo dal cercare di dare una definizione: la geotermia a bassa entalpia sfrutta il calore naturale del terreno o delle acque sotterranee a profondità relativamente ridotte (diciamo non oltre i 100 metri) per riscaldare e raffrescare edifici. Questo, attraverso alcune pompe di calore.
A differenza della geotermia ad alta entalpia, utilizzata per la produzione di energia elettrica, questa tecnologia è pensata principalmente per la climatizzazione e per la produzione di acqua calda sanitaria, con un occhio di riguardo verso il mantenimento di un basso impatto ambientale.
Ne possiamo dedurre di conseguenza gli innumerevoli vantaggi per l’ambiente, che si traducono innanzitutto in una netta riduzione delle emissioni di anidride carbonica. L’impianto, utilizzando energia rinnovabile, limita l’uso di combustibili fossili e il mondo torna a respirare un po’. Anche l’efficienza energetica subisce dei miglioramenti, con coefficienti di prestazione (COP) che possono superare 4. Cioè, per ogni kWh di elettricità consumata si ottengono più kWh di calore.
Trattandosi di impianti per lo più interrati e silenziosi, poi, ci guadagniamo anche con minor impatto visivo e acustico. Un altro vantaggio considerevole è rappresentato poi dalla compatibilità con altre fonti rinnovabili, come per esempio il fotovoltaico o il solare termico. Così, si possono realizzare degli edifici a basso consumo o delle vere e proprie case passive a impatto zero.
Una tecnologia da tenere d’occhio, quella della geotermia a bassa entalpia: una soluzione concreta per climatizzare in modo sostenibile, sfruttando una risorsa naturale costante e disponibile tutto l’anno.

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Quali sono le sorgenti geotermiche a bassa entalpia
Le sorgenti geotermiche a bassa entalpia sono tutte quelle risorse naturali che permettono di estrarre calore dal sottosuolo senza bisogno di temperature molto alte: la soluzione perfetta, quindi, per la climatizzazione di casa.
La prima tipologia è il terreno superficiale. Il calore immagazzinato nei primi 10-100 metri di profondità viene captato tramite sonde verticali o collettori orizzontali, utilizzati dalle pompe di calore geotermiche. La temperatura del terreno a profondità simili resta sempre relativamente costante, durante tutto l’anno (tra 10 e 16 °C in media). Questo fa sì che apportino sempre una quantità stabile di energia.
Abbiamo poi le acque di falde, a temperatura moderata tra i 10 e i 25°C. Queste scorrono attraverso strati porosi o acquiferi, e vengono pompate, scambiate termicamente con il fluido della pompa di calore e poi reimmesse nel sottosuolo. Così si sfrutta il loro potenziale senza però alterare il loro ciclo naturale. Allo stesso modo si utilizzano anche le acque superficiali: fiumi, laghi o bacini artificiali che hanno temperature relativamente stabili. In questo caso, però, la loro disponibilità può variare anche sensibilmente in base alla stagione.
In ambito urbano e industriale, poi, abbiamo tanto calore “di scarto” che possiamo trasformare in qualcosa di buono: veri e propri rifiuti termici, rappresentati dal calore residuo prodotto da impianti e reti di distribuzione. Lo recuperiamo come fonte geotermica a bassa entalpia per il riscaldamento degli edifici e, con una sola mossa, facciamo due buone azioni: eliminiamo gli scarti e climatizziamo gli ambienti a basso impatto.
Tutte queste sorgenti rappresentano una risorsa pulita, rinnovabile e praticamente inesauribile, che possiamo sfruttare tutto l’anno.

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Le tipologie di impianti geotermici a bassa entalpia
Gli impianti geotermici a bassa entalpia si distinguono in due tipologie principali. Abbiamo infatti quelli a circuito chiuso e a circuito aperto: quali sono le differenze? In realtà, ciascuna di queste due tipologia ha caratteristiche e modalità di funzionamento specifiche: vediamo qui sotto in cosa differiscono e a quali ambienti si adatta meglio l’una o l’altra.
A circuito chiuso
Gli impianti a circuito chiuso utilizzano un fluido termovettore che circola in tubazioni sigillate, interrate nel terreno o immerse in corpi idrici superficiali. Questo fluido si occupa di assorbire il calore dal terreno e di trasferirlo poi alla pompa di calore dove troverà la sua nuova funzionalità (riscaldamento, raffrescamento ecc)
Questo tipo di impianti non richiede la diretta estrazione di acqua dal sottosuolo, ed è molto versatile: può utilizzare sonde verticali, collettori orizzontali o sistemi ad anello verticale/orizzontale a seconda dello spazio disponibile.
Un vantaggio è che hanno una manutenzione piuttosto bassa e, chiaramente, un impatto minimo sull’ambiente dal momento che il fluido resta sempre all’interno del circuito.
A circuito aperto
Negli impianti a circuito aperto, invece, l’acqua prelevata da una falda o da un lago viene pompata, scambiata termicamente con la pompa di calore e poi reimmessa nell’ambiente naturale. Questo sistema sfrutta direttamente il calore dell’acqua sotterranea o superficiale, e a differenza del precedente ha bisogno della presenza di acque sotterranee o superficiali abbondanti e di buona qualità.
Gli impianti di questo tipo possono garantire di fatto prestazioni molto elevate, grazie all’apporto termico dell’acqua costante, ma necessitano di autorizzazioni specifiche nonché di molta più manutenzione, per evitare che si alterino le falde o si inquini.
Ce n’è uno meglio dell’altro? Non proprio: la risposta in questi casi è che dipende. Entrambe le tipologie permettono di sfruttare la geotermia a bassa entalpia, ma la scelta dipende da fattori specifici di ogni situazione, come disponibilità di spazio, risorsa idrica e caratteristiche geologiche del sito.

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Come funziona un impianto geotermico a bassa entalpia
Gli impianti geotermici a bassa entalpia trasformano il calore naturale del sottosuolo o delle acque sotterranee in energia utile per riscaldare, raffrescare e produrre acqua calda sanitaria. Sì, ma come? Il processo avviene in più fasi collegate tra loro, l’una propedeutica all’altra: vediamo come funziona passo dopo passo.
Prelievo del calore dalla sorgente naturale
La prima fase prevede il prelievo del calore dalla sorgente naturale, che può essere una di quelle che abbiamo visto prima: terreno, acque sotterranee, bacini superficiali. Il calore viene estratto da una di queste attraverso sonde, collettori o pozzi. Nel caso di un impianto a circuito chiuso, sarà il fluido termovettore che circola all’interno delle tubazioni interrate ad assorbire gradualmente il calore del terreno o dell’acqua. Negli impianti a circuito aperto, invece, l’acqua viene prelevata in modo diretto dalla falda o dal lago, e poi cede il suo calore alla pompa di calore prima di essere reimmessa nell’ambiente.
Trasferimento alle pompe di calore
Dopo la fase di prelievo si passa al trasferimento. Il fluido caldo raggiunge la pompa di calore, il vero e proprio cuore dell’impianto. Qui il calore viene “concentrato”: attraverso un ciclo termodinamico, la pompa aumenta la temperatura fino a dei livelli utili per il riscaldamento domestico o la produzione di acqua calda sanitaria. Un passaggio fondamentale, che consente di trasformare una sorgente a temperatura moderata in energia utilizzabile, in maniera efficiente e continua.
Distribuzione del calore negli ambienti
Una volta riscaldato, il calore viene distribuito all’interno degli edifici tramite sistemi come pavimenti radianti, fan coil o radiatori a bassa temperatura. Interessante sapere che in estate lo stesso impianto può invertire il ciclo per il raffrescamento, trasferendo il calore interno verso il terreno o l’acqua di falda. Così facendo si può mantenere un comfort costante e consumi ridotti tutto l’anno, non solo durante l’inverno.
Ricircolo del fluido e mantenimento del ciclo
L’ultima fase prevede il ricircolo del fluido termovettore: questo, dopo aver ceduto calore all’edificio, ritorna alla sorgente naturale per riassorbirne energia, chiudendo così il ciclo geotermico. Nei circuiti chiusi il fluido rimane sempre nello stesso circuito, per garantire continuità e sicurezza. Negli impianti aperti, invece, l’acqua viene reimmessa nella falda o nel bacino senza alterarne le caratteristiche, per la sostenibilità e per impattare il meno possibile sull’ambiente. La gestione corretta del fluido e della pompa di calore permette al sistema, ricordiamolo, di operare efficiente tutto l’anno con una manutenzione ridotta ai minimi termini.

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Quanto costa un impianto geotermico a bassa entalpia
Si pensa sempre che l’energia rinnovabile costi, e in un certo senso può sembrare così. Il fatto è che sul lungo tempo conviene, non solo in termini di efficienza e di sostenibilità ma anche proprio economici. Parliamo quindi di prezzi: quanto costa un impianto geotermico a bassa entalpia? In verità, il costo può variare in maniera sostanziale in base a fattori come:
- dimensioni dell’edificio
- tipo di scambio termico
- profondità delle sonde
- caratteristiche geologiche del sito
- potenza della pompa di calore
Quello che possiamo fare, dunque, è una stima. Per una casa di circa 150 metri quadrati, per esempio, il costo indicativo di un impianto geotermico a bassa entalpia si aggira intorno ai 20.000 euro. La parte più consistente del prezzo è la posa delle sonde. Per impianti domestici di potenza inferiore a 30 kW, l’investimento “chiavi in mano” può arrivare tra i 20.000 e i 25.000 euro, a seconda della complessità dell’installazione e del tipo di impianto (orizzontale, verticale ecc.).
Le sonde verticali hanno un costo di circa 40-60 euro al metro di perforazione: vale a dire che una sondatura di 100 metri può costare intorno ai 10.000 euro. Nei sistemi a circuito aperto, il costo dei pozzi può arrivare fino a 200-300 € al metro in base alla profondità.
Da considerare nel complesso anche i costi di progettazione, autorizzazioni e installazione, la stessa pompa di calore con centrale termica che può costare dai 7 ai 10.000 euro in base alla potenza. In ogni caso, i costi si ammortizzano. Rispetto a un impianto tradizionale a gas, il risparmio energetico permette di ammortizzarli in circa cinque anni.
Incentivi e agevolazioni per la climatizzazione
Conviene passare al geotermico a bassa entalpia, dunque, non solo perché i costi si ammortizzano nel tempo, ma perché vengono ridotti drasticamente dagli incentivi disponibili. In Italia, infatti, ci sono diverse agevolazioni interessanti che aiutano a installare pompe di calore geotermiche senza indebitarsi. Primo tra tutti è il Conto Termico 3.0, in vigore da settembre 2025: si traduce in contributi a fondo perduto fino al 65% per impianti termici da fonti rinnovabili, inclusa chiaramente la geotermia a bassa entalpia. Ricorda però che le pompe di calore geotermiche devono rispettare criteri di efficienza (come un certo SCOP minimo) per essere ammissibili agli incentivi del Conto Termico.
Attualmente il portale GSE, dove richiedere il contributo, è in fase di aggiornamento e le nuove regole operative saranno effettive nei prossimi mesi, perciò continua a tenerti informato se hai intenzione di passare a questa tecnologia per il riscaldamento di casa tua.
Oltre al Conto Termico 3.0, nel nostro Paese resta ancora attivo l’Ecobonus per le pompe di calore, con detrazioni IRPEF per chi installa sistemi geotermici. Per accedere è necessario rispettare degli specifici requisiti relativi alla tracciabilità delle spese e alla documentazione. Grazie a questi incentivi, il costo iniziale di un impianto geotermico può essere ridotto in maniera davvero significativa, rendendo la geotermia a bassa entalpia una scelta più accessibile, sostenibile per tutti. E, cosa non da poco, anche vantaggiosa dal punto di vista economico.

