Caratteristiche, principali tipologie e calcolo dei fattori di emissione
Se ti dicessimo che un litro di benzina “vale” più o meno 2,3 kg di CO₂, ci crederesti? Non è un numero sparato a caso, ma il risultato di un calcolo ben preciso: quello del fattore di emissione.
Ogni nostra azione quotidiana -accendere il riscaldamento, prendere l’auto, persino ringraziare ChatGPT– ha un impatto in termini di gas serra rilasciati. E i fattori di emissione sono proprio lo strumento che ci permette di tradurre queste attività in quantità misurabili di CO₂ equivalente.
In pratica, una specie di tasso di conversione tra ciò che consumiamo e l’inquinamento che produciamo. Un numero che collega l’energia -o il combustibile impiegato- alla quantità di gas serra emessa. Eppure, non esiste un unico valore universale: cambiano a seconda della fonte energetica, del Paese, della tecnologia applicata. Perciò, sapere cos’è un fattore di emissione e come funziona è fondamentale per aziende, amministrazioni e anche per chi, banalmente, vuole prendere coscienza di quale sia il proprio impatto ambientale.
In questo articolo vedremo insieme cos’è il fattore di emissione della CO₂, quali sono le sue principali tipologie e come si calcola, per scoprire cosa si nasconde davvero dietro a ogni dato climatico: oltre i semplici numeri, anche le scelte che cambiano il futuro.

Foto Freepik
Che cos’è un fattore di emissioni
Prima di tutto, diamo una definizione chiara: un fattore di emissione è un valore numerico che indica quante emissioni di gas serra (espresse in CO₂ equivalente) vengono prodotte a seguito di una determinata attività, o del consumo di una specifica quantità di combustibile, energia o materiale. Come dicevamo, una sorta di coefficiente di conversione che permette di mettere nero su bianco dati ambientali misurabili, relativi a un’attività della vita di tutti i giorni.
Per esempio? Per ogni litro di benzina bruciato in un motore, si rilasciano in media circa 2,3 kg di CO₂. Ecco, quel 2,3 è il fattore di emissione della benzina.
Questo semplice ci lascia intendere alcune delle caratteristiche principali di un fattore di emissione. In primis, l’unità di misura: di solito sono in kg o tonnellate di CO₂e per unità di attività (es. kg CO₂e/kWh di elettricità, kg CO₂e/litro di carburante). Sono, poi, fattori basati su medie, ovvero che tengono conto della composizione chimica del combustibile o del mix energetico nazionale.
Infine, sono variabili: non universali, perché cambiano in base a tecnologia, area geografica, efficienza dei processi produttivi. Possiamo riassumere dicendo che il fattore di emissione è ciò che rende possibile il calcolo dell’impronta climatica di un’attività, dando come risultato dati comparabili e comprensibili.

Foto Freepik
Come si calcola il fattore di emissione CO2
Se vogliamo stabilire quante tonnellate o chilogrammi di CO₂ vengono rilasciati in atmosfera per ogni unità di attività, perciò, dobbiamo calcolare un fattore di emissione CO₂. In realtà, per l’utente finale si usa quasi sempre un valore già pubblicato in database ufficiali (es. IPCC, DEFRA, ISPRA), ma resta comunque utile capire come si arriva a quel numero. Come si calcola un fattore di emissione? Ci sono diversi passaggi da seguire.
In primis:
- Identificare la sostanza o il processo da valutare. Per esempio: benzina, gasolio, carbone, energia elettrica da rete, gas naturale.
- Determinare il contenuto di carbonio del combustibile o materiale. Ogni combustibile ha una composizione chimica specifica che determina quanto carbonio può diventare CO₂ durante la combustione.
- Applicare la formula di conversione: per combustibili fossili si usa spesso la seguente relazione di base:
Emissioni CO₂=Quantità combustibile×Frazione di carbonio×Rapporto massa CO₂/C
Dove:
-la quantità combustibile equivale a litri, kg, m³ consumati
-la frazione di carbonio rappresenta la percentuale di carbonio nel combustibile
-il rapporto massa CO₂/C = 44/12 (massa molecolare CO₂ / massa atomica del carbonio) - Aggiungere eventuali emissioni indirette o correlate. Per esempio, per l’energia elettrica prodotta da una centrale, serve considerare l’efficienza del generatore e le perdite di trasmissione.
Alla fine, il risultato viene normalizzato in kg o tonnellate di CO₂ per unità di attività: per esempio kg CO₂/litro di benzina, kg CO₂/kWh elettricità. Facciamo un esempio pratico semplice, per intenderci. Se bruciamo 1 litro di benzina:
- Contenuto di carbonio ≈ 0,86 kg
- Rapporto massa CO₂/C = 44/12 ≈ 3,67
- Emissioni CO₂ ≈ 0,86 × 3,67 ≈ 3,15 kg CO₂/litro
Questo è un valore che può variare leggermente a seconda della qualità del carburante e dei fattori di combustione.

Foto Freepik
Esempi di calcolo dei principali combustibili fossili
Adesso non ci resta che vedere esempio di calcolo degli altri combustibili fossili principali, per scoprire come si calcola il fattore di emissione nei vari casi possibili.
-Fattore di emissione CO2 del metano
Il metano è il principale componente del gas naturale (≈ 90–95%). Ha un alto contenuto energetico per unità di massa. Il fattore di emissione CO₂ del metano equivale tipicamente a 2,75 kg CO₂ per m³ di gas naturale bruciato. Si tratta di un valore medio, che varia leggermente secondo il Paese e la composizione.
Esempio di calcolo:
- Consumo: 100 m³ di gas naturale in un impianto domestico.
- Emissioni CO₂ = 100 × 2,75 = 275 kg CO₂.
È importante notare che questo calcolo considera solo le emissioni dirette da combustione (Scope 1). Ovvero, non tiene conto delle fughe di metano, che sono invece gas serra molto più potente (GWP ≈ 28–34 volte la CO₂ su 100 anni).
-Fattore di emissione co2 dell’energia elettrica
L’elettricità in sé non produce emissioni, ma dipende dalla fonte primaria con cui viene generata.
In questo caso, il fattore di emissione CO₂ varia in maniera esponenziale a seconda del mix energetico del Paese. Più nel dettaglio:
- in Italia (mix 2023): ≈ 0,233 kg CO₂/kWh (media nazionale con rinnovabili e fossili)
- nei Paesi con mix fossile pesante: fino a 0,6–0,8 kg CO₂/kWh
Esempio di calcolo:
- Consumo: 500 kWh in un appartamento.
- Emissioni CO₂ = 500 × 0,233 ≈ 116,5 kg CO₂.
Se l’energia proviene al 100% da fonti rinnovabili certificate, il fattore di emissione può essere considerato vicino a zero.
-Fattore di emissione CO2 del gas naturale
È simile al metano puro, ma in pratica il gas naturale fornito dalle reti contiene piccole percentuali di altri idrocarburi.
Il fattore di emissione CO₂ del gas naturale è di circa 1,88 kg CO₂ per m³ di gas naturale. Questo è un valore medio fornito da ISPRA per l’uso residenziale.
Esempio di calcolo:
-
- Consumo: 200 m³ di gas naturale per riscaldamento.
- Emissioni CO₂ = 200 × 1,88 ≈ 376 kg CO₂.
Notiamo che differisce dal metano puro a causa della composizione e del potere calorifico effettivo.

Foto Freepik
Le banche dati dei fattori di emissioni CO2
È ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale= a gestire le principali banche dati italiane sui fattori di emissione CO₂. Questo istituto fornisce infatti gli strumenti ufficiali che servono per il calcolo delle emissioni da diverse fonti, sia dirette che indirette.
Tra le risorse disponibili, abbiamo in primis la Banca Dati dei Fattori di Emissione Medi del Trasporto Stradale. Questa banca dati contiene i fattori di emissione medi per il trasporto stradale in Italia, che vengono calcolati sia in base ai chilometri percorsi che ai consumi. I dati sono suddivisi per tipo di veicolo e tecnologia, e servono per stimare le emissioni di gas serra nel settore dei trasporti, uno dei più impattanti.
Abbiamo poi INVENTARIA, una piattaforma che raccoglie e gestisce i dati relativi alle emissioni in atmosfera in Italia. Raccoglie le informazioni sui fattori di emissione per svariati settori, tra cui energia, industria, trasporti e agricoltura. La piattaforma è utilizzata per la redazione dell’Inventario Nazionale delle Emissioni in Atmosfera e per il monitoraggio delle politiche ambientali.
L’Inventario Nazionale delle Emissioni in Atmosfera è un’altra raccolta ufficiale delle stime annuali delle emissioni di gas serra e inquinanti atmosferici in Italia. Qui si raccolgono dati dettagliati sui fattori di emissione per diverse fonti, come la combustione di combustibili fossili, l’uso di energia elettrica e tutto ciò che deriva dalle attività industriali.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) fornisce poi una tabella dei parametri standard nazionali per il monitoraggio e la comunicazione dei gas a effetto serra. Si tratta di parametri utilizzati per il calcolo delle emissioni nei settori soggetti al sistema di scambio delle quote di emissione (EU ETS).
Per accedere a queste risorse, è possibile visitare i siti ufficiali di ISPRA e del MASE, dove sono disponibili i dati in vari formati, tra cui PDF, Excel e HTML (in base alle necessità).

Foto Freepik
Limiti e incertezza dei fattori di emissione
È chiaro che i fattori di emissioni siano valori fondamentali per la quantificazione dell’impronta di carbonio di un’organizzazione. Allo stesso tempo, però, è importante sapere che presentano alcune incertezze e limiti da tenere in considerazione.
In primis, incertezze che derivano da variabili come:
- Variabilità dei dati: le emissioni possono variare in base a fattori come la tecnologia utilizzata e la composizione dei combustibili;
- Metodologie di calcolo: diverse fonti possono utilizzare metodi differenti per determinare i FE, portando a risultati non sempre comparabili al 100%;
- Aggiornamento dei dati: i FE possono diventare obsoleti se non aggiornati a cadenza regolare, per riflettere i cambiamenti tecnologici e normativi.
Secondo le linee guida del GHG Protocol, è essenziale valutare e documentare tutte queste incertezze al fine di garantire trasparenza e affidabilità dei report sulle emissioni.
Nonostante la loro innegabile utilità, poi, i FE presentano alcuni limiti. In primis, di generalizzazione: sono spesso basati su dati medi, che potrebbero non riflettere in modo accurato le specificità di ogni organizzazione o attività. In secondo luogo, l’esclusione di emissioni dirette: alcuni fattori di emissione non considerano le emissioni indirette (Scope 3), che invece possono rappresentare una parte significativa dell’impronta di carbonio. Anche la dipendenza da fonti esterne, poi, mina l’affidabilità dei fattori di emissione. Alla luce di tutto questo, è consigliabile utilizzarli come strumenti di stima, integrandoli con dati più specifici e, possibilmente, aggiornati.

