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FAO: la biodiversità del Pianeta è a rischio

Il rapporto denuncia i rischi di danno irreversibile e catastrofico sulla biodiversità del nostro pianeta, in particolare quella legata al cibo. Ma anche la riduzione nella diversità delle coltivazioni e delle razze, la distruzione di habitat e terre destinate alla coltivazione e la gestione insostenibile delle risorse naturali.

Fabio Di Todaro
12 marzo 2019

Il modello attuale di agricoltura alla base dei nostri sistemi alimentari è al collasso, con gravi ripercussioni anche per la nostra salute. È questa la conclusione del rapporto Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura, appena pubblicato dalla Fao. Il dossier illustra prove preoccupanti rispetto al danno irreversibile e catastrofico sulla biodiversità del nostro pianeta, in particolare quella legata al cibo. Il rapporto denuncia, tra le altre cose, la riduzione nella diversità delle coltivazioni e delle razze da cui dipende la nostra alimentazione, la distruzione di habitat e terre destinate alla coltivazione e la gestione insostenibile delle risorse naturali. Una volta perduta, avverte il rapporto, la biodiversità alimentare e agricola – vale a dire tutte le specie che supportano i nostri sistemi alimentari – non può essere recuperata.

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«La biodiversità è fondamentale per la salvaguardia della sicurezza alimentare globale, è alla base di diete sane e nutrienti e rafforza i mezzi disussistenza rurali e la capacità di resilienza delle persone e delle comunità», afferma José Graziano Da Silva, direttore generale della Fao, Foto: Manlake Gabriel/unsplash

SEMPRE MENO BIODIVERSITÀ – Con biodiversità per il cibo e l’agricoltura s’intendono tutte le piante e gli animali – selvatici e domestici – che forniscono cibo, mangimi, carburante e fibre. E anche la miriade di organismi che sostengono la produzione di cibo attraverso i servizi eco-sistemici («biodiversità associata»). Questo include tutte le piante, gli animali e i microrganismi (insetti, pipistrelli, uccelli, mangrovie, coralli, piante marine, lombrichi, funghi, batteri) che mantengono i terreni fertili, impollinano le piante, purificano l’acqua e l’aria, mantengono le risorse ittiche e forestali in buona salute, e aiutano a combattere i parassiti e le malattie delle coltivazioni e del bestiame. Il rapporto, preparato dalla Fao sotto la guida della Commissione sulle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, esamina tutti questi elementi. Si basa sulle informazioni fornite specificamente per questo rapporto da 91 Paesi e sull’analisi degli ultimi dati globali. «La biodiversità è fondamentale per la salvaguardia della sicurezza alimentare globale, è alla base di diete sane e nutrienti e rafforza i mezzi disussistenza rurali e la capacità di resilienza delle persone e delle comunità», afferma José Graziano Da Silva, direttore generale della Fao. «Dobbiamo usarla in modo sostenibile, per rispondere meglio alle crescenti sfide del cambiamento climatico e produrre cibo senza danneggiare il nostro ambiente».

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Nel mondo sono minacciate molte specie associate alla biodiversità. Tra queste vi sono uccelli, pipistrelli e insetti che aiutano a controllare i parassiti e le malattie, la biodiversità del suolo e gli impollinatori selvatici (api, farfalle, pipistrelli, uccelli), Image by iStock

MINACCIATE LE FONDAMENTA DEI NOSTRI SISTEMI ALIMENTARI Il rapporto denuncia una riduzione della diversità delle coltivazioni, il maggiore numero di razze di animali a rischio d’estinzione e l’aumento della percentuale di stock ittici sovra-sfruttati. Delle circa seimila specie di piante coltivate per il cibo, meno di 200 contribuiscono in modo sostanziale alla produzione alimentare globale e solo nove rappresentano il 66% della produzione totale. La produzione mondiale di bestiame si basa su circa quaranta specie animali, con solo un piccolo gruppo che fornisce la stragrande maggioranza di carne, latte e uova. Delle 7.745 razze di bestiame locali (a livello di paese) segnalate, il 26 per cento è a rischio d‘estinzione. Quasi un terzo degli stock ittici è sovra-sfruttato, più della metà ha raggiunto il limite sostenibile. Le informazioni provenienti dai 91 Paesi rivelano che le specie di cibo selvatico e molte specie che contribuiscono ai servizi eco-sistemici vitali per l’alimentazione e l’agricoltura, compresi gli impollinatori, gli organismi del suolo e i nemici naturali dei parassiti, stanno rapidamente scomparendo. Il maggior numero di specie di cibo selvatico in declino compare in paesi dell’America Latina e dei Caraibi, seguiti da quelli dell’Asia-Pacifico e dell’Africa. Sono anche gravemente minacciate molte specie associate alla biodiversità. Tra queste vi sono uccelli, pipistrelli e insetti che aiutano a controllare i parassiti e le malattie, la biodiversità del suolo e gli impollinatori selvatici (api, farfalle, pipistrelli, uccelli). Foreste, pascoli, mangrovie, praterie di alghe, barriere coralline e zone umide in generale – gli eco-sistemi chiave che forniscono numerosi servizi essenziali per l’alimentazione e l’agricoltura e ospitano innumerevoli specie – sono anch’essi in rapido declino.

PRINCIPALI CAUSE DELLA PERDITA DI BIODIVERSITÀI fattori chiave della perdita di biodiversità citati dalla maggior parte dei Paesi sono: cambiamenti nell’uso e nella gestione della terra e dell’acqua, seguiti da inquinamento, sovra-sfruttamento, cambiamenti climatici, crescita della popolazione e urbanizzazione. Nel caso della biodiversità associata, mentre tutte le regioni segnalano l’alterazione e la perdita dell’habitat tra le principali minacce, altri fattori chiave variano da una regione all’altra. Qualche timido segnale di risposta si comincia a intravedere. Ma mentre l’aumento delle pratiche favorevoli alla biodiversità è incoraggiante, occorre fare di più per fermare la perdita di biodiversità alimentare e agricola. La maggior parte dei Paesi ha adottato quadri normativi a livello legale, politico e istituzionale per l’uso sostenibile e la conservazione della biodiversità, ma spesso sono risultati inadeguati o insufficienti. Occorre inoltre intensificare gli sforzi per migliorare lo stato delle conoscenze sulla biodiversità, poiché permangono molte lacune in termini di informazioni, in particolare per le specie ad essa associate. Molte di queste specie non sono mai state identificate e descritte, in particolare gli invertebrati e i microrganismi. Oltre il 99 per cento dei batteri e delle specie protiste – e il loro impatto su cibo e agricoltura – rimangono sconosciuti.

COME AGIRE? – Non resta più molto tempo. Abbiamo dieci anni per invertire lo stato attuale delle cose o si rischia un collasso totale e irreversibile. E questo cambio di rotta si può innescare rinforzando le conoscenze e le tecnologie moderne con i saperi tradizionali, ridefinendo il nostro approccio all’agricoltura e alla produzione di cibo, ponendo la tutela della biodiversità e l’ecologia al centro delle agende politiche. A ogni livello, dalle piccole produzioni fino ai governi, è necessario adottare regolamenti – come per esempio le politiche agricole comunitarie in Europa – che proteggano la biodiversità alimentare e agricola.

Twitter @fabioditodaro

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