Cos’è l’eolico off-shore e come l’Italia sta sviluppando l’energia eolica in mare
Le rinnovabili sono il nostro futuro. Tra loro l’eolico offshore, una tecnologia che produce energia elettrica sfruttando la forza del vento attraverso turbine installate in mare. Non la solita energia eolica a cui ormai siamo abituati -e di cui possiamo vedere le pale un po’ dappertutto-, ma impianti che operano in zone dove i venti sono più forti e regolari, con una produzione ancora più stabile. Anche in Italia questo settore sta prendendo finalmente forma, e a dimostrarcelo ci sono diversi progetti avviati lungo le coste del Mare Adriatico, del Tirreno e del Canale di Sicilia. L’obiettivo? Incrementare il più possibile la quota di energia rinnovabile nel mix nazionale, e ridurre una volta per tutte la dipendenza da combustibili fossili in favore di una risorsa naturale ampiamente disponibile: il vento marino. Ma come funziona l’energia eolica marina? E quali sono i parchi eolici offshore attivi in Italia e in Europa oggi? Scopriamo tutto quello che c’è da sapere a riguardo in questo articolo, analizzando come la tanto citata brezza marina possa diventare una preziosa risorsa per il nostro futuro.
Che cos’è un parco eolico offshore
Con parco eolico offshore si intende un insieme di turbine eoliche installate in mare e collegate tra di loro attraverso una rete elettrica sottomarina che convoglia l’energia prodotta verso la terraferma.
Queste turbine possono sia essere ancorate al fondale (nelle acque meno profonde) sia montate su piattaforme galleggianti, una soluzione più recente che permette di installarle anche in acque profonde, proprio come quelle del nostro Mediterraneo. Ogni turbina è dotata di pale che, ruotando grazie al vento, azionano un generatore in grado di trasformare l’energia cinetica in elettricità. L’energia prodotta viene poi raccolta da una sottostazione marina, convertita in alta tensione e trasmessa tramite cavi sottomarini fino alla rete elettrica nazionale.
I parchi eolici offshore sono progettati per ridurre al minimo l’impatto visivo e ambientale, senza intaccare l’efficienza, anzi, mantenendola elevata grazie alla costanza dei venti marini.
Differenza tra energia eolica offshore e onshore
L’energia eolica può essere prodotta sia sulla terraferma (onshore) sia in mare (offshore). Anche se il principio è lo stesso, le due tipologie presentano caratteristiche e risultati diversi. Vediamo in che modo.
Gli impianti onshore sono collocati su colline, altipiani o pianure ventose e hanno costi di costruzione e manutenzione un po’ più bassi per via della facilità di accesso e di connessione alla rete elettrica. Anche vero, però, che sulla terraferma i venti sono spesso meno costanti e più deboli, con una conseguente produzione energetica variabile.
Al contrario, gli impianti offshore sfruttano i venti marini -tipicamente più forti e regolari-, garantendo una resa maggiore e una produzione più stabile a lungo termine. Questi parchi però richiedono tecnologie più complesse, costi iniziali nettamente più alti e sistemi di ancoraggio e trasmissione sottomarina più sofisticati.
Possiamo quindi dire che l’eolico onshore è ad oggi la soluzione più diffusa (perché anche quella più accessibile), mentre l’eolico offshore si pone come una frontiera in crescita.
Come funziona un impianto offshore
Più nel dettaglio, un impianto eolico offshore trasforma la forza del vento in energia elettrica attraverso una serie di turbine installate in mare.
Ogni turbina è composta da tre elementi principali: il rotore, formato dalle pale che catturano il vento; la navicella, che contiene il generatore e il sistema di trasmissione meccanica; e la torre, che serve a sostenere la struttura e la collega alla base ancorata al fondale o alla piattaforma galleggiante. Quando il vento soffia, fa ruotare le pale del rotore: l’energia cinetica del vento viene così automaticamente convertita in energia meccanica e, subito dopo, in energia elettrica tramite il generatore.
L’elettricità prodotta dalle varie turbine viene convogliata verso una sottostazione elettrica marina, dove viene poi trasformata in alta tensione così da ridurre le perdite di trasmissione. Da lì, attraverso cavi sottomarini, l’energia raggiunge la costa e viene immessa nella rete elettrica nazionale. L’intero impianto è monitorato da sistemi digitali che controllano la direzione e l’intensità del vento, ottimizzando in modo automatico l’inclinazione delle pale in modo da massimizzare la produzione energetica.
Come vengono ancorate le pale eoliche nel mare
Interessante sapere anche come si riesce ad ancorare le pale eoliche offshore nel mare, dove vengono proprio fissate attraverso strutture di sostegno. In questo modo, si garantisce la stabilità delle stesse anche in presenza di vento forte o di onde. Il tipo di ancoraggio dipende principalmente dalla profondità dell’acqua in quel punto e dalla natura del fondale. Nei mari poco profondi, si procede a installare le turbine su fondazioni fisse, come per esempio i monopali, grandi tubi d’acciaio infissi direttamente nel fondale, oppure le strutture a giunco (jacket), reticolati metallici che permettono di distribuire meglio il peso su fondali irregolari. In acque più profonde, invece, dove le fondazioni tradizionali non sono un’opzione praticabile, si preferisce utilizzare piattaforme galleggianti ancorate con cavi e catene collegati a pesi o ancore sul fondale. Queste piattaforme restano stabili grazie a sistemi di zavorra e bilanciamento, permettendo di installare turbine anche a grandi distanze dalla costa. In questo modo, l’eolico offshore può sfruttare zone marine con venti più forti e costanti, riducendo al tempo stesso l’impatto visivo e ambientale.
Vantaggi e svantaggi dell’eolico offshore galleggiante
Come ogni tecnologia, l’energia eolica offshore non è esente da valutazioni che considerano sia i pro che i contro. In generale, l’eolico offshore galleggiante rappresenta una delle innovazioni più interessanti nel campo delle energie rinnovabili, perché consente di produrre grandi quantità di energia green senza andare a deturpare il paesaggio e l’ambiente. Tra i principali vantaggi c’è proprio questo: la possibilità di sfruttare aree marine lontane dalla costa, riducendo l’impatto visivo e acustico sulle comunità costiere. Le piattaforme galleggianti hanno inoltre un minore impatto sul fondale marino, dal momento che non richiedono scavi o strutture fisse, e possono essere rimosse o riposizionate con relativa facilità. Dal punto di vista tecnico, garantiscono una produzione di energia più stabile per merito della costanza dei venti in mare aperto.
Come preannunciato, però, questa tecnologia presenta anche alcuni svantaggi: i costi di costruzione, installazione e manutenzione sono ad oggi molto elevati, e il trasporto dell’energia verso la terraferma richiede infrastrutture molto complesse, come cavi sottomarini ad alta tensione. Per di più, le piattaforme devono resistere a condizioni marine estreme, con un rischio maggiore di usura e difficoltà di intervento in caso di guasti. Nonostante queste innegabili sfide, l’eolico galleggiante è considerato una soluzione strategica per paesi come l’Italia, dove i fondali diventano profondi quasi subito, a breve distanza dalla costa.
Quali sono gli impianti eolici off-shore in Italia
L’idea c’è, manca solo la realizzazione. Fino ad oggi, in Italia sono stati resi operativi pochissimi impianti offshore, anche se ci sono una serie di progetti in fase avanzata o di autorizzazione.
Il parco Beleolico, nel Golfo di Taranto, è citato come l’unica eccezione reale: è un impianto “nearshore” inaugurato nel 2022, con capacità di circa 30 MW. Oltre a Beleolico, è previsto l’avvio nel 2026-2028 di due parchi galleggianti, uno in Sicilia (a Marsala) e uno nel sud-ovest della Sardegna. Che, insieme, dovrebbero raggiungere una capacità di 750 MW: 250 MW il primo e 500 il secondo. In fase di autorizzazione anche il parco offshore galleggiante previsto per il Lazio (Civitavecchia) e quello per Olbia, con 2GW complessivi di capacità prevista. La verità è che, soprattutto per la Sardegna, ci sono molte richieste di connessione e progetti persentati: circa 31 richieste, con potenza teorica di quasi 18 GW.
Approvato invece il progetto di Seanergy per un parco eolico offshore da 68 turbine a Manfredonia, nel Golfo di Foggia. La potenza totale stimata è di 1.020 MW, su un’area di 85 chilometri quadrati a 10-16 chilometri dalla costa.
L’energia eolica marina in Europa e nel mondo
Chiaro che l’energia eolica marina si pone come una componente chiave della transizione energetica globale, non solo in Italia. E in questo, l’Europa è leader nella produzione e nello sviluppo tecnologico. Paesi come il Regno Unito, la Germania, i Paesi Bassi e la Danimarca hanno già consolidato la propria esperienza, con migliaia di turbine installate in mare che generano decine di gigawatt di energia elettrica. Il Regno Unito, primo su tutti, dispone del più grande parco eolico offshore al mondo, chiamato Hornsea Project, con una capacità prevista di oltre 6 GW.
Il resto del mondo? Cerca di star dietro al nostro continente. La Cina sta emergendo sempre più rapidamente come il secondo mercato globale, con un’espansione massiccia dei parchi offshore lungo le coste orientali, supportata da ingenti investimenti sia pubblici che privati. Altri paesi come Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud stanno sviluppando progetti su larga scala, molti dei quali galleggianti, così da superare le limitazioni dei fondali profondi. Nel complesso, l’energia eolica marina a livello mondiale continua a crescere con tassi annui superiori al 20%, diventando una risorsa strategica per ridurre le emissioni di CO₂ e garantire sicurezza energetica, sfruttando aree marine ampie e ventose che non interferiscono con la vita urbana e agricola.

