Wise Society : Il ritorno di El Niño: come funziona il fenomeno climatico che surriscalda il pianeta

Il ritorno di El Niño: come funziona il fenomeno climatico che surriscalda il pianeta

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20 Maggio 2026

Un fenomeno climatico capace di condizionare il clima a livello globale: El Niño consiste nel riscaldamento anomalo delle acque dell’Oceano Pacifico ed ha un impatto sempre più allarmante, tra siccità e inondazioni

El Niño è un fenomeno capace di condizionare il clima a livello globale: consiste nel riscaldamento anomalo delle acque dell’Oceano Pacifico equatoriale. Il suo periodico ritorno accende l’allarme della comunità scientifica e delle istituzioni internazionali, perché comporta oscillazioni fra tra siccità estrema e inondazioni catastrofiche. Dopo i record storici registrati durante il super-episodio del 2023-2024, che hanno contribuito a eventi atmosferici estremi nel mondo, le anomalie termiche del Pacifico tornano oggi a mostrare segnali di attivazione, spingendo i meteorologi di tutto il mondo a tracciare i possibili scenari evolutivi. Comprendere cos’è El Niño e il suo meccanismo è fondamentale non solo per avere anticipazioni sul meteo, ma per prevedere gli eventuali impatti geopolitici ed economici dei prossimi mesi. Secondo le secondo le ultime valutazioni del NWS (National Weather Service), infatti, esiste l’82% di probabilità di sviluppo di El Niño tra maggio e luglio 2026.

notizia su El Niño

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Cos’è El Niño: l’altalena climatica dell’ENSO

Come anticipato, El Niño è un fenomeno climatico caratterizzato dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale e equatoriale. Generalmente questo aumento della temperatura marina si manifesta inizialmente al largo delle coste del Perù e dell’Ecuador, per poi estendersi su scala planetaria e innescare una reazione a catena nell’atmosfera con intensi fenomeni meteorologici.

Questi cicli caldi possono durare diversi mesi, alla fine dei quali subentra spesso la controparte fredda, denominata La Niña. Quest’ultima è caratterizzata da un brusco raffreddamento delle medesime acque, associato all’aumento dei cicloni nell’Atlantico e a prolungate siccità in alcune aree del Sud America. Insieme, queste due macro-fasi costituiscono due facce della stessa medaglia, ovvero un unico fenomeno accoppiato oceano-atmosfera denominato ENSO (El Niño-Southern Oscillation).

L’alternanza tra la fase calda e quella fredda è continua ma strutturalmente irregolare: si presenta in media ogni due-sette anni e tra le due si interpongono spesso periodi “neutri”, durante i quali temperature, venti e precipitazioni nel Pacifico tropicale si riallineano alle medie storiche di lungo termine. 

El Niño e La Niña

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Come si sviluppa El Niño

Cerchiamo di spiegare in modo semplice come si sviluppa El Niño in modo comprensibile. Per farlo è necessario partire dalla norma climatica. In condizioni di normalità climatica, sull’Oceano Pacifico soffiano in modo costante gli Alisei, venti freschi e umidi che si muovono dagli emisferi verso l’equatore.

Spingendo la superficie marina ad una media di 30 km/h, questi venti accumulano l’acqua calda superficiale (e l’aria umida sovrastante) dal Sud America verso l’Asia, concentrandola sopra la Nuova Guinea e l’Indonesia. Il risultato è un’intensa e regolare attività temporalesca nel Sud-est asiatico, vitale per l’agricoltura locale. Durante El Niño, questo collaudato motore climatico si inceppa, comportando:

  • Il blocco dei venti: gli Alisei si indeboliscono drasticamente o cessano del tutto per diversi mesi.
  • L’inversione della rotta: mancando la spinta verso ovest, l’immensa massa d’acqua calda accumulata nel Pacifico occidentale si riversa all’indietro, scorrendo verso est.
  • Il picco natalizio: l’anomalia termica raggiunge le coste sudamericane intorno a dicembre. Da qui il nome El Niño (“il Bambinello”), coniato secoli fa dai pescatori peruviani per via del picco termico coincidente con il periodo di Natale.

Come fa la scienza a prevedere l’arrivo di El Niño

Oggi i meteorologi non si basano su stime empiriche. Il monitoraggio dell’ENSO avviene in tempo reale attraverso una sofisticata infrastruttura tecnologica globale, ovvero una rete di boe oceaniche ancorate TAO/TRITON e i satelliti spaziali di ultima generazione.

Questi strumenti misurano al millimetro l’altezza della superficie marina (che si solleva dove l’acqua è più calda) e la temperatura sub-superficiale fino a centinaia di metri di profondità, permettendo di lanciare modelli predittivi affidabili con molti mesi di anticipo. 

Prevedere l’arrivo di El Niño è infatti fondamentale per per allertare i paesi che potrebbero essere maggiormente colpiti dal fenomeno.

Esondazioni in Perù

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L’impatto globale di El Niño sul clima

Scoperto cos’è El Niño, come funziona e come si inserisce all’interno del più complesso fenomeno dell’ENSO ci fa comprendere come possa influenzare i modelli climatici a livello globale. L’inversione delle correnti oceaniche, come abbiamo visto, sposta i nuclei temporaleschi planetari, alterando il regime delle precipitazioni in modo asimmetrico ed estremizzando il meteo nei diversi continenti. Vediamo nel dettaglio quali sono le conseguenze nelle diverse zone del mondo.

America del Sud

L’acqua calda vicino alla costa porta a temperature più elevate e scatena piogge abbondanti, soprattutto nelle zone costiere dell’Ecuador, del Perù e del Cile settentrionale, spesso con conseguenze devastanti a seguito delle inondazioni. L’acqua calda del mare è letale per molti animali marini, con notevoli ripercussioni sulle popolazioni di pesci e le economie locali dipendenti dalla pesca.

Indonesia e Australia

Nel Sudest asiatico, invece, si soffre di una prolungata siccità. Un intenso episodio del Niño può distruggere gran parte del raccolto in questa regione e lasciare il bestiame gravemente decimato. L’enorme siccità porta spesso anche a incendi di foreste e boscaglie su vasta scala.

Nord America

El Niño può portare a inverni più caldi e umidi negli Stati Uniti meridionali e a condizioni più secche nel nord. Inoltre influenza le stagioni degli uragani dell’Atlantico e del Pacifico, portando di solito a un minor numero di tempeste tropicali e uragani nell’Atlantico e a un loro aumento nel Pacifico.

Africa

Può causare piogge abbondanti nell’Africa orientale, portando a inondazioni, mentre l’Africa meridionale viene colpita dalla siccità, con ripercussioni disastrose su agricoltura, allevamento e disponibilità di acqua potabile.

Europa

In Europa l’impatto di El Niño è più leggero rispetto ad altri continenti, ma i suoi effetti si fanno sentire anche alle nostre latitudini. Uno dei motivi principali è legato all’equilibrio tra l’alta pressione sulle Azzorre e la bassa pressione sull’Islanda, che determina la destinazione delle piogge in Europa, spingendo i forti venti che soffiano verso Est – che trasportano la pioggia attraverso l’Atlantico – verso Nord o verso Sud, portando condizioni più umide nell’Europa meridionale, Italia inclusa, che tende quindi ad avere inverni più piovosi e umidi durante le stagioni di El Niño.

L’Europa occidentale può sperimentare un aumento delle precipitazioni, soprattutto nei mesi invernali. Ciò può portare a inondazioni e condizioni meteorologiche estreme, soprattutto nelle regioni che già ricevono abbondanti precipitazioni, come il Regno Unito e la Francia.

Allo stesso tempo, alcune regioni europee potrebbero vedere inverni più miti del solito: le temperature invernali possono essere più alte del normale, particolarmente nell’Europa settentrionale e centrale. In questi casi, le regioni che normalmente ricevono molta neve in inverno, potrebbero vedere una riduzione delle nevicate, con impatti negativi sulle attività sciistiche e sugli ecosistemi locali, così come pure sull’agricoltura.

Italia e Mediterraneo

Anche l’Italia e il Mediterraneo possono sperimentare variazioni nelle precipitazioni e nelle temperature. In generale, l’Europa meridionale tende ad avere inverni più piovosi durante le stagioni di El Niño ed estati correlate a una maggiore attività dell’Anticiclone africano, i cui effetti più immediati si traducono in eventi meteo estremi, come ondate di calore durature, con punte che superano i 40°C e siccità prolungata. Di solito, però, questi effetti sulla temperatura si manifestano nell’anno successivo allo sviluppo del Niño, quindi – qualora questo fenomeno dovesse realmente manifestarsi nel 2026 – sentiremo i suoi effetti estivi nel 2027.

uomo accaldato che beve acqua

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L’impatto di El Niño su economia e mercati

Le conseguenze di El Niño non sono solo climatiche perché ogni variazione del clima è legata a effetti su tutto ciò che riguarda l’attività umana. Il suo arrivo potrebbe infatti avere un impatto sui mercati, sulla produzione agricola e sulla produzione energetica.

  • Crisi delle materie prime alimentari – Le anomalie climatiche colpiscono direttamente le principali “cinture agricole” del pianeta. La siccità causata dal Niño in Brasile, Vietnam e Colombia (maggiori produttori mondiali) compromette i raccolti di caffè, cacao e zucchero, innescando repentine fiammate sulle borse traducendosi, dopo pochi mesi, in aumenti diretti sui banconi dei nostri supermercati.
  • Shock energetici e logistici – Molti paesi del Sud America e del Sud-est asiatico dipendono fortemente dall’energia idroelettrica. La carenza di piogge riduce drasticamente la portata dei bacini, costringendo i governi a razionare l’elettricità o a ricorrere all’importazione d’emergenza di gas naturale, alterando i flussi e i prezzi energetici mondiali. Inoltre, la mancanza di acqua in punti nevralgici come il Canale di Panama rallenta il transito delle navi cargo, congestionando le catene di fornitura globali.

El Niño e il cambiamento climatico

Il vero elemento di preoccupazione per la comunità scientifica non è la comparsa del Niño in sé – fenomeno che si ripete da millenni – ma il modo in cui esso interagisce con il riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra.

Il super-Niño del 2023-2024 ha offerto una preoccupante dimostrazione pratica di questa sinergia: la sovrapposizione del fenomeno naturale su un pianeta già surriscaldato ha spinto temporaneamente le temperature globali oltre la soglia critica di 1,5 °C sopra i livelli pre-industriali, il limite di sicurezza ideale stabilito dagli Accordi di Parigi sul Clima.

Gli scienziati dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) avvertono che ogni nuovo ciclo del Niño non fa che poggiare su una base termica oceanica e atmosferica progressivamente più calda. Se non verranno tagliate drasticamente le emissioni antropiche, i record eccezionali registrati negli ultimi anni cesseranno di essere anomalie per trasformarsi, semplicemente, nella normalità dei prossimi decenni, amplificando la violenza e la frequenza di ogni singolo evento meteorologico estremo.

Paola Greco

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