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Ecoalf, lo scarto che crea moda pulita

Reti da pesca, bottiglie di plastica, fondi del caffè, pneumatici usati e cotone riciclato: lo scarto è la materia prima del brand di abbigliamento spagnolo

Andrea Ballocchi
12 Giugno 2018

Vestirsi con gli scarti può essere un’idea di moda. Anzi di tendenza, che alcuni cominciano timidamente a lanciare per qualche prodotto. Ecoalf è partita invece dall’idea di creare ogni capo di abbigliamento da materie prime riciclate. Reti da pesca, bottiglie di plastica, fondi del caffè, pneumatici usati e cotone riciclato: tutto questo è parte integrante delle collezioni del brand spagnolo nato nel 2009 per volontà di Javier Goyeneche, fondatore e presidente.

Piumino ecoalf

Ecoalf crea capi di abbigliamento da materie prime riciclate come reti da pesca, bottiglie di plastica, fondi del caffè, pneumatici usati e cotone riciclato, foto: www.ecoalf.com

Ecoalf: un’impresa green che si basa sull’economia circolare

Con una laurea in Business Administration presso l’European Business School, master in International Marketing Strategies presso la Northwestern University di Chicago, Javier Goyeneche ha voluto da subito arrivare a creare giubbotti, magliette, calzoni, calzature, partendo dallo sfruttamento di quello che è già stato sfruttato. Con una convinzione che è divenuto un motto del brand: “Non c’è un pianeta B”.

La frustrazione per l’uso eccessivo di risorse naturali e dalla quantità enorme di rifiuti prodotti l’ha trasformata in energia creativa: e così il 48enne imprenditore iberico ha voluto creare Ecoalf, un marchio di moda veramente eco sostenibile. Non solo: l’obiettivo è creare la prima generazione di capi riciclati che abbiano la stessa qualità, design e proprietà tecniche dei migliori prodotti “di prima mano”.

Leconomia circolare è il cuore stesso del brand: il negozio-madre a Madrid è interamente arredato dando nuova vita a elementi di scarto. I capi nascono da filati riciclati o da materiali post-industriali come lana e cotone, e da 70 milioni di bottiglie di plastica, attraverso un ciclo produttivo che punta quanto più possibile al risparmio energetico e idrico, arrivando a ridurre sensibilmente le emissioni dei gas climalteranti rispetto ai metodi lavorativi tradizionali.

Oceani più puliti con la sneaker Ocean Waste

Delle materie prime fanno parte, come detto, anche le reti da pesca scartate e riciclate: fino sono state utilizzate oltre 60 tonnellate, ripescate dal mare, debitamente lavorate per farle tornare in vita in vestiti e calzature. Da qui si arriva al prodotto più innovativo della stagione 2018-19 la sneaker Ocean Waste.

Fin dalla sua creazione sono stati seguiti tutti i criteri propri dell’eco-design: il tessuto mono materiale, dal riciclo del PET, originato dal “filato del Mar Mediterraneo”, con un processo produttivo in grado di non lasciare residui, riducendo i passaggi. Senza stringhe, le scarpe hanno suole fatte interamente con alghe.

Torniamo al filato: nasce grazie al Progetto Upcycling the Oceans sviluppato dalla Fondazione Ecoalf. Si è partiti da un dato allarmante: 650mila tonnellate di reti da pesca sono ancora nei fondali degli oceani. Mediante questo progetto viene raccolta parte della spazzatura che li affligge e la trasforma in filato di alta qualità per produrre tessuti e prodotti. Upcycling the Oceans può definirsi un’avventura mondiale senza precedenti capace di essere d’aiuto a rimuovere i rifiuti dal fondo degli oceani grazie al sostegno dei pescatori.

Un progetto rivoluzionario che intende essere replicato in tutto il mondo. Avviato a settembre nel 2015 nella costa mediterranea di Levante (Spagna) ha permesso di raccogliere più di 59 tonnellate di spazzatura dal Mar Mediterraneo. Attualmente è in espansione: infatti, si sta replicando in Thailandia.

Ecoalf: la sneaker Ocean Waste

Il prodotto più innovativo di Ecoalf della stagione 2018-19, la sneaker Ocean Waste, è realizzata in tessuto mono materiale dal riciclo del PET, con un processo produttivo in grado di non lasciare residui. Le scarpe sono senza stringhe e le suole fatte interamente con alghe, foto: www.ecoalf.com

 

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