Wise Society : Dune contro l’innalzamento dei mari: il Belgio è già all’opera

Dune contro l’innalzamento dei mari: il Belgio è già all’opera

di Lucia Fino
3 Aprile 2026

La difesa delle coste può partire proprio dalle barriere naturali, come le dune di sabbia. Purché ripensate in un’ottica innovativa che le renda “resilienti” alla crisi climatica

Le coste italiane ed europee soffrono: le spiagge si assottigliano, a volte sembrano quasi scomparire, le mareggiate violente fanno sempre più danni, l’habitat si impoverisce. A questo problema, sotto gli occhi di tutti, dal Belgio arriva una soluzione che unisce natura ed eco-ingegneria: dune create dall’uomo ma con materiali naturali, in grado di difendere la costa, facendo da barriera. Un sistema di protezione diverso perché, a differenza delle dighe in cemento, è “vivo”, capace di crescere, adattarsi, diventare una riserva di biodiversità e ospitare flora e fauna marine. Vediamo perché il progetto belga DuneFront è un esempio di innovazione sostenibile e può funzionare anche da noi.

DuneFront Project: Raversijde in Belgio

Foto – DuneFront Project: Raversijde in Belgio

Il progetto belga: come funzionano le dune-diga

Le dune costiere non sono soltanto “decorative”, un elemento del paesaggio marino. In termini fisici, fanno da ammortizzatore: quando un’onda arriva durante una mareggiata, una duna ben strutturata assorbe parte dell’urto e dell’energia e riduce così l’impatto sull’entroterra.

In Belgio si è pensato di sfruttare proprio questa azione da “diga naturale” per dare una chance in più alle coste, usando come diga delle dune artificiali. È nato così il progetto di ricerca DuneFront: un’applicazione concreta delle cosiddette Nature-Based Solutions, quelle soluzioni di ingegneria ecologica che utilizzano materiali naturali (e non solo) in un’ottica di sviluppo sostenibile. In questo caso protagonisti sono il vento, la vegetazione dunale, i sedimenti sabbiosi, ovvero tutto quello che serve a “costruire” una duna.

Per capire bene il progetto DuneFront, partito nel 2021 in quattro località (Raversijde, Knokke-Heist, Spinoladijk e Middelkerke), bisogna pensare che il Belgio ha una costa relativamente breve ma densamente utilizzata e molto esposta. In particolare, è preoccupante il livello dell’innalzamento marino: quasi 20 cm in più dagli anni ’50 a oggi. Per contrastarlo l’idea è stata allora quella di creare dune artificiali, costruite con sabbia dragata in alto mare e sostenute e tenute insieme da un reticolato di rami di salice ed erba. In questo modo si è formato un fronte sabbioso nuovo: una zona cuscinetto in grado di assorbire efficacemente l’onda d’urto del mare. Sulle dune sono state poi piantate specie vegetali compatibili e adatte all’ambiente della spiaggia.

Al di là dell’effetto visivo, molto armonioso, la cosa più sorprendente è che le dune sono cresciute da sole: la sabbia si è accumulata e ha raggiunto i 2 metri e mezzo!

DuneFront è anche una riserva di biodiversità

In Belgio si lavora molto anche sul lato ecologico: le dune non sono considerate solo un argine, ma anche un habitat delicato e vivo. La vegetazione dunale viene curata e monitorata per mantenere l’ecosistema sano.

E sembra funzionare davvero: sulle dune-diga sono cresciute specie vegetali come il grano saraceno, l’avena delle sabbie e il ravanello marino e sono state avvistate molte specie di insetti caratteristici delle coste, fra cui i coleotteri tigre delle dune, le farfalle del Temolo e le cavallette dalle ali blu. Si pensa che in un prossimo futuro anche gli uccelli marini possano tornare a popolarle. Insomma, le dune “artificiali” sono diventate una vera oasi di biodiversità che aggiunge valore al territorio!

DuneFront Project in Francia

Foto – DuneFront Project in Francia

Dune artificiali, una risposta concreta all’innalzamento del mare

Sistemi come le dune-diga sono importanti come risposta possibile all’innalzamento del mare, un problema che diventa sempre più drammatico. Il fatto che il mare stia salendo è evidente anche dai dati di una ricerca recente pubblicata su Nature Reviews Earth & Environment. La ricerca, relativa alle rilevazioni del 2024, recita: 

Nel 2024 il livello globale del mare è aumentato di 0,59 cm rispetto al 2023, raggiungendo un aumento complessivo di 10,5 cm nei 31 anni di rilevamenti satellitari del livello del mare. A livello regionale, nel 2024 oltre il 40% degli oceani ha registrato il valore annuale più alto mai registrato per il livello del mare.

Ed è questo il punto cruciale: se il livello del mare cresce si alza anche la “base” su cui si innestano mareggiate violente, con conseguenze sempre peggiori. Un fenomeno devastante che tutti abbiamo ben chiaro anche in Italia, dove la costa, anche quella rocciosa, sembra letteralmente sgretolarsi sotto la forza di onde gigantesche.
L’ultimo esempio? L’Arco dell’Amore a Melendugno, in Puglia, ridotto in poche ore a un cumulo di macerie da una tempesta.

Può funzionare anche da noi il modello “alla belga”?

L’Italia ha oltre 7.000 km di coste, con caratteristiche differenti nelle varie regioni. Il modello di dune-diga sperimentato in Belgio può funzionare soprattutto dove la costa è sabbiosa, bassa e naturalmente dunale. Ma per renderlo realistico serve una politica costiera organica che tenga conto di diversi aspetti.

Ma serve anche tanta prevenzione, perché la costa va letta come un organismo unico, dinamico ma delicato: se togli sedimenti, se interrompi la dinamica naturale, se urbanizzi, costruendo fino al confine marino e “mangiando” tratti di costa, dopo qualunque intervento diventa più caro e difficile. Bisogna capire che una visione ecologica, di rispetto dell’ambiente, non è solo “poetica” ma anche profondamente pragmatica se vogliamo avere un futuro turistico e non solo. La conservazione della vegetazione dunale e la protezione degli habitat naturali della spiaggia sono fondamentali perché stabilizzano e riducono l’erosione.

Il clima sta cambiando, e in peggio. Bisogna tenere conto, progettando dune e argini, anche di eventi estremi (tempeste, piogge violente e concentrate, mareggiate intense) che ormai sono frequenti, anche alle nostre latitudini.

Laddove poi esistano già, le dune vanno rispettate: servono accessi guidati, passerelle, protezione dal calpestio, pulizia delle spiagge non aggressiva, comunicazione chiara con cartelli e avvisi. La duna è fragile ma non per questo non deve essere vissuta: va però resa compatibile con turismo e fruizione, senza distruggerla.

Lucia Fino

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