Wise Society : Dissesto idrogeologico: significato, cause e come prevenirlo

Dissesto idrogeologico: significato, cause e come prevenirlo

di Emanuele Francati
2 Marzo 2026

Cos’è il dissesto idrogeologico e perché rappresenta un problema crescente in Italia

Che siamo di fronte a cambiamenti (quasi) irreparabili è ormai cosa nota. La Terra sta soffrendo e ce lo dimostra in vari modi: frane, alluvioni, smottamenti e colate di fango sono all’ordine del giorno, ormai. Non più eventi eccezionali, ma fenomeni ricorrenti che fanno del dissesto idrogeologico una delle emergenze ambientali più evidenti, soprattutto in Italia. Il nostro Paese, per una concausa di conformazione morfologica e fragilità strutturale, è particolarmente soggetto a questo tipo di disastri. E il fatto che il consumo di suolo continui a crescere di certo non aiuta. 

A rendere il quadro ancora più critico di così intervengono i cambiamenti climatici, con precipitazioni sempre più intense e concentrate in brevi periodi, capaci di saturare i terreni e mandare in tilt i sistemi di drenaggio, che di per sé sono pure inadeguati. Le dinamiche naturali contribuiscono, certo, ma il problema si amplifica anche per colpa di urbanizzazione incontrollata e manutenzione insufficiente, che insieme alla impermeabilizzazione del suono non fanno che peggiorarne gli effetti.  

La verità è che il dissesto idrogeologico in Italia è una questione improcrastinabile, ma per affrontarla -e prevenirla- nel modo opportuno è fondamentale conoscere appieno significato, cause e possibili conseguenze

dissesto idrogeologico

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Significato di dissesto idrogeologico

Di definizioni “spaventose” negli ultimi decenni ne abbiamo sentite tante: cambiamento climatico, emergenza ambientale, crisi idrica… A queste si aggiunge anche il dissesto idrogeologico, che indica l’insieme dei processi di degrado e instabilità che interessano il suolo e il sottosuolo, in relazione alla presenza e alla dinamica dell’acqua. Un singolo evento non è sufficiente a ottenere questa definizione, quindi: quando parliamo di dissesto idrogeologico ci riferiamo a una vera e propria condizione di squilibrio del territorio, che può manifestarsi attraverso:

  • frane
  • alluvioni
  • esondazioni 
  • smottamenti
  • erosione costiera
  • subsidenza, ovvero il fenomeno di abbassamento graduale e lento della superficie terrestre, di solito di un bacino sedimentario

Il termine stesso mette insieme due dimensioni già di per sé strettamente connesse: quella “idro”, legata alle acque superficiali e sotterranee, e quella “geologica”, che riguarda la struttura e la composizione dei terreni

In condizioni naturali, il territorio è regolato da un preciso equilibrio: piogge, infiltrazione, deflusso e stabilità dei versanti. Nel momento in cui questo equilibrio, però, viene alterato -sia per cause naturali come le precipitazioni o intense, sia per fattori antropici come urbanizzazione e disboscamento-, il sistema perde la sua capacità di assorbimento e adattamento. L’acqua non si infiltra correttamente nel terreno, aumenta il ruscellamento superficiale, cresce la pressione nei versanti e si innescano fenomeni di instabilità. 

Quindi, come dicevamo: non si parla di dissesto idrogeologico quando siamo davanti a un evento calamitoso visibile. O meglio: sì, ma non coincide solo con quel momento: il fattore principale da considerare è la vulnerabilità strutturale del territorio che si accumula nel tempo.  È il risultato di fragilità geomorfologiche tipiche di molte aree, aggravate da trasformazioni non sostenibili del paesaggio. 

cause del dissesto idrogeologico

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Le cause del dissesto idrogeologico

Cos come non basta un solo evento per definire il dissesto idrogeologico, non è sufficiente nemmeno una sola causa: questo fenomeno è, piuttosto, il risultato di una combinazione di fattori naturali e antropici che, nel tempo, alterano l’equilibrio tra acqua, suolo e morfologia del territorio. Analizziamole. 

Tra le cause naturali rientrano in primis la conformazione geomorfologica e la composizione dei terreni. Parlando per esempio di Italia, il nostro Paese è caratterizzato da rilievi giovani e instabili, con versanti ripidi e una rete idrografica diffusa. A questo si aggiungono precipitazioni intense e concentrate in brevi periodi, dovute sia alle stagioni che agli effetti del cambiamento climatico, che aumentano il ruscellamento superficiale e la pressione sui versanti. Più l’emergenza ambientale aumenta più questi fenomeni si amplificano, rendendo ancora più frequenti eventi meteorologici estremi come il recente disastro di Valencia

Ai fattori naturali si aggiungono le cause antropiche, che a dir la verità hanno un peso determinante sui dissesti idrogeologici. Il consumo di suolo e l’urbanizzazione incontrollata riducono la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana: l’impermeabilizzazione dovuta ad asfalto, cemento e infrastrutture favorisce il deflusso rapido verso valle, aumentando di conseguenza il rischio di allagamenti ed esondazioni. Non siamo nuovi a certe situazioni, certo, soprattutto in Italia, ma le continue alluvioni stagionali che stanno colpendo il Paese -specialmente in alcune regioni del nord-centro- sono la dimostrazione che non stiamo andando nella direzione giusta. E che, soprattutto, non abbiamo ancora messo in atto le giuste strategie per la prevenzione.

Anche il disboscamento e la perdita di copertura vegetale incidono sulla stabilità dei versanti, dal momento che le radici degli alberi svolgono una funzione fondamentale di consolidamento del terreno. E nel momento in cui vengono a mancare, tutto si fa un po’ più instabile. 

Non finisce qui: un ulteriore elemento critico, forse quello più allarmante di tutti in quanto quello su cui abbiamo più potere, è la scarsa manutenzione dei corsi d’acqua e delle opere di drenaggio. Alvei non puliti nel modo opportuno, tombinature insufficienti, infrastrutture obsolete che andrebbero modificate: tutti questi problemi riducono la capacità di smaltire grandi volumi d’acqua. A ciò si sommano, ancora, errori di pianificazione territoriale, come la costruzione in aree a rischio idraulico o franoso, che trasformano una criticità naturale in un potenziale disastro.

Il dissesto idrogeologico è dunque innanzitutto un fenomeno ambientale, ma anche il risultato di scelte. Scelte economiche e urbanistiche, che hanno via via aumentato sempre più la vulnerabilità del territorio. 

dissesto idrogeologico in italia

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Il dissesto idrogeologico in Italia

Un problema per diverse aree del mondo, ma una questione impellente per noi, dal momento che ci tocca da vicino. Il dissesto idrogeologico in Italia rappresenta una vera criticità strutturale, legata come abbiamo visto sia alla conformazione fisica del territorio che alle trasformazioni operate dall’uomo nel corso dei decenni. Il Paese è caratterizzato per oltre il 70% da aree montuose e collinari, con rilievi giovani e instabili a livello geologico, una rete idrografica fitta e bacini di dimensioni ridotte che reagiscono rapidamente alle precipitazioni. Una fragilità naturale, quella dell’Italia, che rende molte sue zone particolarmente esposte a frane, colate detritiche ed esondazioni.

A questa vulnerabilità si sommano fattori antropici significativi:

  • l’espansione urbana che è spesso avvenuta senza una giusta pianificazione
  • la cementificazione e l’impermeabilizzazione del suolo
  • la costruzione in aree golenali o a rischio idraulico

Tutto ciò ha progressivamente ridotto la capacità del territorio di assorbire e regolare l’acqua. Anche l’abbandono delle aree rurali e montane, con la conseguente perdita di manutenzione dei versanti e dei terrazzamenti, ha contribuito ad aumentare l’instabilità, che già di per sé era elevata.

A questo, si aggiunge la questione ambientale: l’intensificazione degli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni ha reso più frequenti e più impattanti fenomeno che erano già presenti, peggiorandone le conseguenze. Perché il problema del dissesto non è tanto la pioggia “normale”, quanto le piogge brevi e molto intense che mettono sotto pressione bacini e infrastrutture. 

Parliamo di una condizione sistemica che richiede interventi di tipo strutturale: non basta intervenire sul singolo episodio, ma c’è bisogno di attuare una pianificazione territoriale più rigorosa, e occuparsi una ad una di tutte le cause del dissesto idrogeologico. Cosa che vuol dire anche: investimenti preventivi, manutenzione. strategie di adattamento climatico. Insomma: un impegno a tutto tondo. 

dissesti idrogeologici

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Il monitoraggio del dissesto idrogeologico

Abbiamo diversi strumenti dalla nostra parte per occuparci del dissesto idrogeologico: tra i più importanti c’è il monitoraggio. Lo è sempre per la gestione dei rischi ambientali -e questo caso non fa eccezione- perché consente di individuare le situazioni di instabilità ben prima che si trasformino in eventi calamitosi. Il monitoraggio è un’attività che va oltre la singola occasione: parliamo più di un sistema strutturato e continuo di osservazione del territorio, basato sulla raccolta e sull’analisi integrata di dati meteorologici, idrologici e geologici

Il controllo riguarda in primo luogo le precipitazioni, che sono il punto più critico. Queste vengono monitorate attraverso reti di stazioni pluviometriche che misurano quantità e intensità della pioggia in tempo reale. I dati che si ottengono da queste misurazioni vengono poi incrociati con i livelli idrometrici dei fiumi e dei torrenti, così da valutare il rischio di esondazione. In parallelo, nei versanti più instabili si installano alcuni strumenti geotecnici come inclinometri, piezometri ed estensimetri, che sono capaci di rilevare movimenti anche minimi del terreno o variazioni della pressione dell’acqua nel sottosuolo, segnali spesso precursori di frane.

Il monitoraggio ha poi subito una “naturale” evoluzione per via degli avanzamenti delle tecnologie di telerilevamento satellitare e dell’interferometria radar, tecniche che permettono di misurare le deformazioni del suolo con precisione millimetrica anche su aree molto vaste. 

Possiamo usare tutte le migliori tecnologie, i droni e persino i modelli digitali del terreno: se però non accompagniamo il monitoraggio a un buon sistema di interpretazione e risposta, non è granchè efficace. I dati raccolti devono dunque essere analizzati da enti tecnici e integrati nei sistemi di allerta, affinché le amministrazioni possano intervenire in maniera tempestiva. In questo senso, il monitoraggio non serve certo a eliminare il rischio, quanto più a ridurne il fattore imprevedibilità. Con queste strategie, è possibile trasformare quella che di fatto è un’emergenza in un fenomeno -un po’ più- gestibile, attraverso prevenzione e pianificazione.

monitoraggio dissesto idrogelogico

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Come prevenire il dissesto idrogeologico

Intervenire sul problema è fondamentale, questo è certo. Ma se ci fosse un modo per pensarci prima, tanto meglio. E per fortuna c’è, e anzi: prevenire il dissesto idrogeologico è un nostro dovere nei confronti dell’ambiente. Ma in che modo si agisce, in questo senso? 

Prevenire il dissesto idrogeologico significa fare qualcosa ben prima che l’instabilità del territorio si trasformi in motivo per correre, in una vera e propria emergenza climatica. Non esiste una soluzione unica: la prevenzione è un processo strutturale composto di pianificazione, manutenzione, tutela ambientale e adattamento climatico, tutti tasselli importanti e complementari con gli altri. 

Il primo livello riguarda la pianificazione territoriale. Evitare nuove costruzioni in aree a rischio idraulico o franoso è la misura più efficace in assoluto: se non diamo modo al problema di presentarsi, di certo avremo molti meno problemi. I Piani di assetto idrogeologico dovrebbero quindi essere applicati con rigore, limitando il consumo di suolo e riducendo l’impermeabilizzazione attraverso soluzioni come pavimentazioni drenanti, aree verdi urbane e sistemi di raccolta delle acque meteoriche.

Un secondo ambito fondamentale è la manutenzione del territorio. La pulizia regolare degli alvei fluviali, il controllo della vegetazione lungo i corsi d’acqua, il consolidamento dei versanti instabili e la verifica delle opere di drenaggio riducono significativamente il rischio di esondazioni e frane. Molti degli eventi più critici derivano proprio da infrastrutture obsolete o da mancata manutenzione ordinaria, e questo è uno dei più grossi problemi ambientali che ha l’Italia. 

Una funzione preventiva particolarmente strategica, poi, è quella messa in atto dalla tutela degli ecosistemi.  La riforestazione (che non è solo piantare alberi) e la gestione sostenibile delle aree montane migliorano la stabilità dei suoli grazie all’azione delle radici e aumentano la capacità di assorbimento dell’acqua. Allo stesso modo, il ripristino delle aree naturali di espansione dei fiumi ci consente di contenere le piene senza generare danni a valle.

Per concludere, oggi come oggi c’è sempre l’adattamento ai cambiamenti climatici tra i punti imprescindibili. Le infrastrutture costruite devono essere sempre progettate considerando la possibilità di precipitazioni più intense e frequenti rispetto al passato: non si possono più usare i modelli di un tempo, perché il mondo -lo sappiamo fin troppo bene- è cambiato in maniera drastica. Sistemi di allerta precoce, monitoraggio continuo e informazione alla popolazione completano il quadro di una buona prevenzione, che diventa di fatto un’azione condivisa tra istituzioni e cittadini. Si lavora in sinergia contro il dissesto idrogeologico e, più in generale, nel tentativo di limitare i danni che noi stessi abbiamo causato. 

Prevenire, chiaramente. Non eliminare del tutto il rischio: sarebbe fantastico poterlo fare, ma al giorno d’oggi così non è e probabilmente non arriveremo mai a quei livelli. Quello che possiamo impegnarci a fare è “solo” ridurre la vulnerabilità del territorio attraverso scelte coerenti, investimenti strutturali e una gestione sostenibile delle risorse naturali. Il minimo che la Terra ci richiede, e che fa una differenza enorme per l’ambiente e per il nostro modo di viverci dentro.

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