Wise Society : Data center e siccità: l’AI può mettere sotto pressione le risorse idriche locali

Data center e siccità: l’AI può mettere sotto pressione le risorse idriche locali

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25 Agosto 2026

L’espansione dell’intelligenza artificiale accende i riflettori sul consumo d’acqua dei data center. L’articolo analizza il ruolo dei sistemi di raffreddamento, il rischio per le aree soggette a siccità, la necessità di maggiore trasparenza e le tecnologie per ridurre l’impronta idrica del digitale.

Data center e consumo d’acqua: un binomio sempre più centrale nel dibattito sulla sostenibilità digitale. L’intelligenza artificiale generativa promette di rendere più rapide la ricerca, il lavoro e la produzione di contenuti. Ma dietro una risposta in pochi secondi si muove una rete fisica di server, cavi e infrastrutture che richiede elettricità, materiali e sistemi di raffreddamento. E, in molti casi, anche acqua. Il punto non è demonizzare l’innovazione né attribuire a ogni singolo utente la responsabilità della crisi idrica. Piuttosto, è capire dove e come vengono costruiti i data center, quali risorse utilizzano e perché la loro crescita può diventare un problema nelle zone già esposte alla siccità. La domanda, insomma, non riguarda solo quanta acqua “beve” l’intelligenza artificiale, ma quale acqua viene prelevata, da quale territorio e a vantaggio di chi.

File di server in un data center, infrastruttura fisica che supporta cloud e intelligenza artificiale

Foto Magnific

Perché i data center usano acqua

I data center sono gli edifici che ospitano migliaia di server indispensabili per far funzionare il cloud, le piattaforme di streaming, i servizi online e gli strumenti di intelligenza artificiale. I server elaborano dati senza sosta e producono molto calore. Se la temperatura cresce troppo, le apparecchiature perdono efficienza, si danneggiano oppure devono rallentare le attività.

Per evitarlo servono sistemi di climatizzazione e raffreddamento. Alcuni utilizzano prevalentemente aria, altri circuiti chiusi e liquidi refrigeranti; altri ancora ricorrono a torri evaporative, dove una parte dell’acqua assorbe calore e viene rilasciata nell’atmosfera sotto forma di vapore. È quest’ultima modalità a rendere più evidente il legame tra data center e siccità.

Non tutta l’acqua impiegata viene necessariamente sottratta in modo permanente al territorio: una parte può essere restituita dopo il trattamento. Ma l’acqua evaporata non torna subito disponibile per le comunità, l’agricoltura o gli ecosistemi locali. Inoltre, il fabbisogno cambia in base al clima: durante le ondate di calore, proprio quando le risorse idriche sono più sotto pressione, raffreddare i server può richiedere più energia e più acqua.

Come spiega l’Agenzia internazionale dell’energia, la rapida espansione dei servizi digitali e dell’intelligenza artificiale sta modificando la domanda energetica dei data center. Considerare l’acqua insieme all’elettricità è quindi essenziale per valutarne l’impatto complessivo.

Data center: il problema non è soltanto quanta acqua serve

Dire che “l’AI consuma acqua” è corretto, ma non basta. La stessa quantità d’acqua può avere conseguenze molto diverse a seconda del luogo in cui viene prelevata. Un nuovo impianto costruito in un’area ricca di risorse idriche, con una rete efficiente e sistemi di riuso, non produce gli stessi effetti di una struttura collocata in un territorio che affronta razionamenti, falde in calo o una lunga stagione di scarse precipitazioni.

È qui che entra in gioco il concetto di stress idrico: una condizione in cui la domanda di acqua è prossima, o superiore, alla quantità disponibile. In questi contesti, ogni nuovo grande utilizzatore deve essere valutato con attenzione. Non soltanto per il volume annuo dichiarato, ma anche per la stagionalità dei consumi, la provenienza dell’acqua e la capacità dell’infrastruttura pubblica di reggere nuovi prelievi.

Quando la tecnologia entra in competizione con i territori

Un data center può portare investimenti, occupazione specializzata e servizi digitali. Tuttavia, le comunità locali hanno il diritto di sapere se l’infrastruttura inciderà sulla disponibilità di una risorsa essenziale. In un periodo in cui anche l’Italia deve confrontarsi con siccità ricorrenti e fenomeni meteorologici estremi, la pianificazione non può limitarsi a valutare il consumo elettrico o le emissioni di CO₂.

L’acqua è una risorsa comune, indispensabile per bere, coltivare, produrre cibo e mantenere in salute fiumi, zone umide e falde. Per questo, decidere dove localizzare un grande centro di elaborazione dati dovrebbe significare integrare valutazioni ambientali, esigenze delle popolazioni e tutela degli ecosistemi.

Il ragionamento vale anche oltre l’AI. Perché il digitale inquina e la dimensione online non è affatto immateriale: ogni contenuto archiviato, inviato o riprodotto dipende da infrastrutture energivore, che hanno un impatto concreto sul Pianeta.

Bacino idrico con livello dell’acqua molto basso in un territorio colpito dalla siccità

Foto Magnific

Trasparenza: il primo passo per ridurre l’impatto

Oggi è difficile confrontare davvero l’impronta idrica dei data center. Le aziende comunicano dati e obiettivi con metodi differenti, non sempre comparabili. Inoltre, sapere quanta acqua viene utilizzata in un anno non chiarisce automaticamente quanta ne venga consumata nei periodi più critici, né se si tratti di acqua potabile, industriale, piovana o riciclata.

Servono quindi criteri condivisi di rendicontazione. Le imprese che gestiscono data center dovrebbero indicare in modo comprensibile:

  • la fonte dell’acqua utilizzata per il raffreddamento;
  • la quantità prelevata, restituita ed evaporata;
  • la stagionalità dei consumi, con attenzione ai mesi più caldi;
  • l’eventuale uso di acqua non potabile, piovana o rigenerata;
  • gli interventi previsti per ridurre l’impatto nelle aree soggette a stress idrico.

La trasparenza è necessaria anche per evitare il greenwashing. Dichiarare l’acquisto di energia rinnovabile è importante, ma non esaurisce il tema della sostenibilità. Un’infrastruttura digitale può ridurre le proprie emissioni e, allo stesso tempo, esercitare una forte pressione sulle risorse idriche locali.

Le tecnologie per raffreddare con meno acqua

Le soluzioni esistono e non sono tutte uguali. In alcune aree climatiche, il raffreddamento ad aria può ridurre il ricorso all’acqua, pur richiedendo energia aggiuntiva. In altri casi, i circuiti chiusi permettono di limitare gli sprechi; le tecnologie di liquid cooling, pensate anche per i chip ad alte prestazioni usati dall’AI, possono migliorare l’efficienza nel dissipare il calore.

Un altro fronte riguarda il riuso: dove possibile, l’impiego di acqua trattata o non potabile può ridurre la dipendenza dalle reti idriche destinate ai cittadini. Ma anche qui serve cautela: non basta trasferire il problema da una fonte all’altra. Ogni progetto deve essere valutato in relazione al contesto idrico, energetico e ambientale in cui viene inserito.

L’obiettivo non dovrebbe essere solo costruire data center “più efficienti”, ma costruire infrastrutture digitali compatibili con i limiti ecologici dei territori. È una differenza sostanziale: l’efficienza misura quanto una macchina migliora; la sostenibilità chiede se quel miglioramento è davvero compatibile con il benessere collettivo.

Impianto di raffreddamento con tubazioni e torri evaporative utilizzato per controllare il calore dei server

Foto Magnific

Innovazione sì, ma con regole chiare

Le istituzioni possono fare molto: introdurre valutazioni preventive sull’impatto idrico dei data center, imporre standard di rendicontazione e stabilire limiti più severi nelle aree a maggiore vulnerabilità. Le amministrazioni locali, dal canto loro, dovrebbero poter coinvolgere cittadini, gestori idrici e comunità scientifica prima di autorizzare insediamenti ad alto consumo.

Anche gli utenti possono sviluppare una maggiore consapevolezza. Non significa rinunciare agli strumenti digitali, ma usarli in modo proporzionato, preferire contenuti utili e pretendere trasparenza dalle piattaforme: l’AI può offrire opportunità importanti, ma il suo sviluppo non può essere considerato neutro dal punto di vista ambientale.

La transizione digitale sarà davvero sostenibile soltanto se terrà insieme innovazione, energia, acqua e giustizia territoriale. Perché dietro l’apparente leggerezza di una domanda fatta online, il Pianeta continua a pagare un costo molto concreto.

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