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CSRD: significato, requisiti e quando si applica

di Emanuele Francati
1 Settembre 2025

Tutto quello che c’è da sapere sul Corporate Sustainability Report

Essere sostenibili non è più solo una scelta, per le imprese: in molti casi è un obbligo. Sono diverse le normativa che hanno trasformato la sostenibilità in una parte essenziale delle strategie aziendali, ma la nuova direttiva CSRD alza ancor di più il livello. Non si tratta più solo di dichiarare buone intenzioni, ma di rendicontare in modo verificabile e strutturato l’impatto ambientale, sociale e di governance della propria impresa. 

Con la CSRD, l’Unione Europea introduce un quadro normativo più ambizioso e dettagliato per il reporting di sostenibilità, destinato a coinvolgere un numero sempre maggiore di aziende nei prossimi anni. Un vero e proprio passo avanti nel campo della sostenibilità delle aziende. Ma quali sono i requisiti CSRD? E quando si applica? 

Le domande a cui rispondere sono tante, ed è giusto conoscere a fondo la normativa per poterla rispettare al meglio. Scopriamo in questo articolo tutto sulla CSRD: significato dell’acronimo, quali imprese riguarda, quali sono i nuovi obblighi e come prepararsi (anche se sei una PMI). Prendi questo articolo come un punto di partenza utile per orientarti nel nuovo scenario della rendicontazione sostenibile.

cdsr significato

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Sigla CSRD: significato e definizione

Partiamo dal principio, cercando di dare una definizione al concetto. CSRD è un acronimo che sta per Corporate Sustainability Reporting Directive, vale a dire in italiano: Direttiva sul reporting di sostenibilità aziendale. Si tratta di una normativa dell’Unione Europea piuttosto recente, nata nel contesto del Green Deal europeo. Il suo obiettivo è quello di rendere le aziende sempre più trasparenti e responsabili sul piano ambientale, sociale e di governance (ESG). Anche per combattere il greenwashing aggressivo e del tutto inutile per l’ambiente che molte aziende hanno portato avanti negli ultimi tempi, per puro marketing. 

Con questa nuova direttiva approvata dal Parlamento Europeo nel novembre del 2022, l’UE introduce regole più chiare, uniformi e obbligatorie per la rendicontazione delle performance non finanziarie delle imprese. In questo modo si possono fornire informazioni più complete, confrontabili e affidabili a investitori, consumatori, istituzioni e -soprattutto- ai cittadini.

Per dirla con altre parole, dunque, la CSRD nasce per dare finalmente un peso concreto alla sostenibilità, ponendola allo stesso livello delle informazioni economiche e finanziarie nei bilanci aziendali. 

csrd entrata in vigore

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Perché è importante il Corporate Sustainability Report

Con la CSRD le imprese sono obbligate a compilare il Corporate Sustainability Report, ovvero il bilancio di sostenibilità aziendale. E questo cambia tutto. Si tratta molto più di un semplice documento: è uno strumento chiave per misurare, comunicare e guidare l’impatto ambientale e sociale di un’impresa.

In un contesto economico e climatico sempre più instabile, sapere come un’azienda gestisce le risorse, tratta i lavoratori o si impegna per ridurre le proprie emissioni è diventato essenziale. Non soltanto per i consumatori più attenti, ma anche per investitori, partner e istituzioni: se voglio collaborare con un’azienda, voglio prima assicurarmi che rispetti i miei stessi valori, che abbia i miei stessi principi tra le sue priorità. E guardando al bilancio di sostenibilità, posso verificare che sia effettivamente così. 

Redigere un report di sostenibilità serio e trasparente equivale ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Significa scegliere di essere valutati non solo per il profitto, ma anche per l’impegno verso le persone, verso il pianeta stesso. Per questo, la rendicontazione non finanziaria è oggi vista come un indicatore affidabile di solidità, lungimiranza e credibilità. Un modo per accertarsi che le aziende che predicano bene non razzolino male, per intenderci. 

Ma c’è di più: il Corporate Sustainability Report è anche uno strumento interno di miglioramento continuo. È un modo per le aziende di individuare criticità, fissare obiettivi concreti, monitorare i progressi e prendere decisioni più consapevoli. Una sorta di ponte tra visione strategica e impatto reale.

Con l’introduzione della CSRD, questo tipo di report diventa obbligatorio per un numero sempre maggiore di imprese, ma al tempo stesso più rigoroso e standardizzato. Un bene completo, che non solo aumenta la trasparenza, ma alza il livello della sostenibilità d’impresa in tutta Europa.

csrd quando si applica

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CSRD: entrata in vigore e cosa cambia

Entrata in vigore ed effettivo obbligo non sempre combaciano, quando si parla di Corporate Sustainability Reporting Directive. Infatti, la CSRD è entrata ufficialmente in vigore il 5 gennaio 2023, ma l’applicazione degli obblighi di rendicontazione è scaglionata nel tempo, a seconda della tipologia e dimensione dell’impresa.
I primi soggetti coinvolti sono le grandi aziende, che già erano obbligate alla rendicontazione non finanziaria (NFRD).

Loro dovranno redigere il primo bilancio di sostenibilità secondo i nuovi criteri nel 2025, relativo all’anno fiscale 2024. Subito dopo ll’obbligo si estenderà in modo progressivo anche ad altre realtà, comprese alcune PMI quotate, società non UE con filiali in Europa, e grandi imprese attualmente escluse dal perimetro NFRD.

Ma cosa cambia, nel dettaglio? Con la CSRD il report di sostenibilità non sarà più solo una buona pratica volontaria o un documento generico: diventa obbligatorio, dettagliato e standardizzato. Le aziende dovranno seguire gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), linee guida comuni valide a livello europeo, e rendere il report soggetto a verifica da parte di revisori esterni, come accade per il bilancio finanziario.

Le informazioni richieste coprono tutti i criteri ESG (ambientale, sociale, governance) e devono anche includere analisi dei rischi, impatti generati, obiettivi a lungo termine e performance misurabili. L’obiettivo? Rendere il mercato più trasparente e responsabile, facilitando decisioni consapevoli per investitori, consumatori, istituzioni e cittadini.

requisiti CSRD

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Quando si applica il CSRD?

La modalità di applicazione è progressiva. A partire dal 2024, ma con scadenze diverse in base a dimensione, natura e struttura dell’impresa. 

Più precisamente: 

  • Dal 1° gennaio 2024 (con report pubblicato nel 2025) si applica per le aziende già soggette alla NFRD, cioè le grandi imprese di interesse pubblico con più di 500 dipendenti. 
  • Dal 1° gennaio 2025 (con report pubblicato nel 2026) si estende a tutte le grandi imprese UE (anche quelle non quotate) che rispettano almeno due di questi tre criteri: hanno più di 250 dipendenti, un fatturato netto superiore ai 40 milioni di euro e un totale attivo superiore a 20 milioni di euro. 
  • Dal 1° gennaio 2026 (con report pubblicato nel 2027) coinvolgerà anche le PMI quotate, gli enti creditizi piccoli e non complessi, e le imprese di assicurazione captive. Le microimprese sono escluse, mentre le PMI non quotate possono redigere il report su base volontaria. 
  • Dal 1° gennaio 2028 (con report pubblicato nel 2029) la CSRD si applica anche alle aziende non europee con un fatturato annuo superiore ai 150 milioni di euro nell’UE, e almeno una filiale rilevante (o succursale) sul territorio europeo.
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Quali sono i requisiti CSRD

Per concludere, vediamo anche quali sono i requisiti CSRD. Perché è importante sapere che la normativa introduce una serie di requisiti stringenti per le aziende soggette all’obbligo di rendicontazione, che devono essere rispettati. Ma, per poterlo fare, bisogna conoscerli. 

Il primo riguarda l’obbligo di redazione di un report di sostenibilità. Le aziende si troveranno a dover redigere, ogni anno, un bilancio di sostenibilità integrato nel rapporto di gestione -non più separato- con riferimento all’anno fiscale.

Tale report deve includere informazioni dettagliate su tutti e tre gli ambiti ESG. Il primo è ambientale: emissioni, uso delle risorse, biodiversità e impatto climatico sono argomenti tipo. Il secondo è sociale: condizioni di lavoro, diritti umani, diversità e inclusione i punti salienti. Terzo e ultimo riguarda la governance: struttura aziendale, etica, politica di remunerazione e così via. 

Tra i requisiti troviamo anche la doppia materialità. Vale a dire: le aziende devono analizzare e rendicontare sia il modo in cui le loro attività impattano su ambiente e società, sia il mondo in cui le sfide ambientali e sociali impattano sulla loro attività economica. Bisogna anche adottare gli ESRS, ovvero gli European Sustainability Reporting Standars: il report deve seguire rigorosamente questi standard tecnici sviluppati da EFRAG, che 

A questo punto quando tutto è pronto, le informazioni devono essere certificate da un revisore esterno, proprio come accade per il bilancio economico. Si parte da una verifica “limitata”, ma in futuro si prevede un passaggio a un livello di assurance ancora più rigoroso e stringente.

In quale formato deve essere presentato il bilancio? In formato elettronico, seguendo lo standard XHTML. Il bilancio deve peraltro essere integrato nel Single European Access Point (SEAP), una banca dati pubblica e centralizzata. Questo è tutto ciò che c’è da sapere per redigere un perfetto Corporate Sustainability Report e fare qualcosa di concreto per l’ambiente anche quando si gestisce un’azienda. 

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