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Corporate gardening: il benefit del cavolo…

In America ha avuto grande successo. Basta auto, telefonini, viaggi. Con la crisi il benefit diventa il prodotto dell'orto. Terrazzi, giardini e terreni sono messi a disposizione degli impegati per dedicarsi alla coltivazione di ortaggi e frutta. E in Italia?

Sebastiano Guanziroli
9 Settembre 2010

L’immagine è abbastanza singolare: manager e impiegati che, pochi minuti prima di timbrare il cartellino e lasciare l’ufficio, smettono giacca e cravatta o il tailleur, indossano guanti sporchi di terra e pantaloni comodi e salgono le scale fino a raggiungere il tetto della loro azienda. E lì si fermano a guardare con ammirazione i pomodori e le zucchine che ogni giorno diventano sempre più grandi grazie alle loro cure…

 

Man and Woman Gardening, Paul Burns/CorbisE’ un’immagine diventata realtà in dozzine di aziende americane sparse per tutto il paese, che si sono lanciate nella sperimentazione di una nuova forma di economia, di benefit aziendale e di socialità sul luogo di lavoro: il corporate gardening. In sostanza hanno deciso di sfruttare gli ampi spazi esterni delle loro sedi, i giardini e i tetti, per dare la possibilità ai propri dipendenti di coltivare prodotti da portare a casa o consumare in mensa. Si tratta di aziende che fanno parte dei comparti produttivi più vari: non solo dot-com molto attive nella ricerca di nuove forme di socialità del lavoro come Google e Yahoo, ma anche “vecchi” giganti industriali come Toyota e Pepsi.

 

Non necessariamente il pollice verde che sembra aver conquistato l’industria americana è il segno di una qualche forma di “ritorno alla terra”. Anzi, molto più prosaicamente, sembra essere il risultato della crisi economica che ha tagliato benefits e bonus, e che ha spinto le aziende a cercare metodi più economici e creativi per incrementare il benessere e la qualità della vita dei lavoratori. La National Gardening Association ha pubblicato una ricerca secondo la quale più di 40 milioni di americani hanno coltivato qualcosa nel 2009, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente. E anche le aziende devono aver pensato che fosse una buona idea dare loro la possibilità di farlo anche sul posto di lavoro. A volte sono stati gli impiegati stessi a richiedere pezzi di terreno da coltivare, altre volte l’iniziativa è nata dall’alto, anche con l’obiettivo di fare team building, perché sembra che nell’orto tutti si sentano allo stesso livello e si stabilisca un’armonia che poi viene mantenuta anche al momento del rientro in ufficio.

 

In Italia non sono attive sperimentazioni simili su vasta scala. Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti, è un po’ scettico circa la possibilità che il corporate gardening possa svilupparsi anche nel nostro Paese: «Gestire un orto, specie se di dimensioni non piccole, non è facile. L’aspetto della logistica non va trascurato: bisogna predisporre adeguatamente le aree individuate, bisogna trasportare grossi quantitativi di terra nel caso di pensi di farlo su un tetto, oppure trasformare un giardino aziendale in un pezzo di terra coltivabile… tutte queste attività sono complesse, e bisognerebbe capire se a farsene carico debbano essere i singoli o l’azienda».

Woman talking on the phone while watering potted plant, Larry Dale Gordon/CorbisInsomma, perché il progetto di orto aziendale non resti un buon proposito o un tentativo di comunicazione utile solo per l’immagine aziendale, ci sono una serie di ostacoli da superare. Non ultimo, quello del rapporto costi-benefici. «I costi di gestione possono essere abbastanza alti, pensiamo ad esempio all’allestimento di una rete di irrigazione o alla messa a disposizione di attrezzature adeguate – prosegue Bazzana – Una formula che potrei suggerire alle aziende per abbassare questi cossi fissi potrebbe essere stabilire una convenzione con aziende agricole che mettessero a disposizione parte dei loro terreni ai dipendenti: i vantaggi, in questo modo, si estenderebbero a più soggetti. Insomma, l’interesse degli italiani per la coltivazione dell’orto è indiscutibile, basti pensare alla riscoperta degli orti sul terrazzo. Però perché si sviluppino gli orti aziendali si deve realizzare una comunione di intenti con le imprese che non è così semplice». Ma che cosa suggerirebbe di coltivare a un impiegato che si misurasse per la prima volta con la coltivazione? «L’Italia ha climi e latitudini diverse, ma non ci sono forti limiti dati dalle specie. Il limite vero è quello del tempo che si ha a disposizione: se è davvero poco ci si può dedicare a delle semplici piante aromatiche in vaso, che è sufficiente curare con l’irrigazione. Se si vuole osare un po’ di più, si può provare con pomodori, insalata e specie arboree ». Spunteranno pomodori e alberelli da frutta sui tetti degli uffici italiani?

The roof top garden, album di vinzcha/flickr

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