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Sostenibilità urbana: anche in Italia città più sane per cittadini meno stressati

I centri urbani possono diventare luoghi di maggior benessere? L'OMS ci crede e con un progetto specifico ha messo in Rete tutti i comuni del mondo, per favorire lo scambio di esperienze e conoscenze. Partecipa anche il nostro Paese, dove le iniziative in corso hanno già dato risultati molto interessanti...

di Sebastiano Guanziroli
21 Gennaio 2011

Bolzano, album di firing_tower/flickrCittà sane, vivibili, costruite intorno ai propri abitanti con l’obiettivo di migliorarne la vita: un sogno? Forse. Del resto le città italiane, oggi, sono caratterizzate da una mobilità pensata solo per le auto, da un’urbanizzazione che tiene in poco conto la vivibilità dei quartieri e i meccanismi di inclusione sociale. In sintesi, da fattori che provocano stress sui cittadini. Fare un’inversione a U rispetto al passato è difficile, se l’idea di centro urbano e quella di benessere sono così distanti. Eppure può esistere una via di mezzo tra un impensabile ritorno alla natura e il nostro modo cittadino di vivere, caotico e malsano. Quale? Una città compatta, con trasporti efficienti, molti servizi disponibili e ben raggiungibili, con un’amministrazione attivamente impegnata a ridurre i fattori di tensione e di insicurezza. In altre parole tradurre in fatti in concetto di sostenibilità urbana.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, un’Agenzia dell’ONU, persegue questo obiettivo con il Progetto Città Sane, che mette in Rete comuni di tutto il mondo, 70 dei quali si trovano in Italia: «una città sana come la intende l’OMS è una città aperta, che offre ai suoi abitanti stimoli, risorse ed esperienze diverse», spiega Simona Arletti, Presidente della Rete Italiana. «Ma anche un luogo che promuove l’incontro con l’altro, la comunicazione e l’interazione, nella convinzione che la diversità sia una ricchezza», aggiunge. Il progetto è nato per aiutare gli enti locali a concretizzare questi obiettivi, mettendo in campo programmi a favore del benessere del singolo e della comunità. I centri urbani devono diventare promotrici di salute, e in Italia ci si sta muovendo su diversi fronti: «i progetti sono moltissimi», prosegue Arletti, che è anche Assessore all’Ambiente del Comune di Modena «Bolzano è impegnata sul fronte della sostenibilità energetica, Udine sui progetti di mobilità sostenibile diretti in particolare ai bambini, Padova sull’accoglienza dei giovani universitari, Venezia sul fronte della salute degli anziani, Modena nella lotta all’obesità infantile, Genova nella promozione dei diritti dei più piccoli. Sono tutti esempi di buone pratiche che partono dai singoli comuni e che la rete Città Sane cerca di diffondere. Anche al sud ci sono buone esperienze: Foggia, ad esempio, che da molti anni è attiva nella prevenzione delle dipendenze, e Potenza, concentrata sulla sostenibilità ambientale».

Piazza Grande di Modena, album di Enrico Maioli/flickr
Il Libro Bianco dello Stress, pubblicato recentemente dal Comune di Milano, dedica un capitolo alle metropoli vivibili. La ricerca sostiene che i meno stressati sono gli abitanti delle cosiddette città creative, cioè quelle impegnate a promuovere sviluppo culturale e farne anche un’occasione di rilancio economico. Alla stessa conclusione arriva una ricerca condotta dal Comune di Venezia sul proprio territorio, i cui risultati hanno evidenziato l’importanza della partecipazione culturale per il benessere psicologico di tutti gli abitanti.

 

Venezia, album di kikmoyoo/flickrDallo studio sono emerse indicazioni importanti per la pianificazione dello sviluppo della città, affinché una corretta architettura sociale delle comunità possa esercitare un’influenza positiva sulla vita delle persone. Conferma Simona Arletti: «Venezia ha trasformato la zona industriale di Marghera in un hub per le imprese creative, ottimizzando i trasporti e reinterpretando infrastrutture che erano pensate per lo sviluppo industriale. Allo stesso modo noi, a Modena, siamo impegnati in Cities, un progetto dedicato alle imprese creative che ci ha permesso di entrare in contatto con esperienze italiane ed europee molto interessanti».

Proprio all’Europa si dovrebbe guardare alla ricerca di progetti interessanti e già attivi in ambito di sostenibilità urbana e non solo: progetti che spaziano tra tutti gli ambiti della vita cittadina con l’obiettivo di aumentare la vivibilità. Per la mobilità sostenibile un esempio di riferimento è Kuopio, in Finladia, dove fin dal 1993 sono state progettate e realizzate tre città separate: la car city riservata alle macchine, la transit city in cui si viaggia solo con i mezzi pubblici, e la pedonale walking city: l’amministrazione sta progressivamente riducendo la prima, estendendo il più possibile le altre due. A Liverpool, nel Regno Unito, si stanno combattendo le dipendenze da droghe e da alcol attraverso il miglioramento delle situazioni abitative e favorendo progetti comunitari. A Dunkerque, in Francia, hanno promosso iniziative per rendere più attiva la popolazione giovanile, soprattutto di origine immigrata, per migliorare l’inclusione sociale e aumentare la sicurezza della città. Sono solo alcuni esempi di progetti diversi e rivolti a categorie sociali differenti. La Presidente della Rete Italiana Città Sane però ha un’idea precisa su chi sono le persone sulle quali bisognerebbe  investire: «Prima di tutto le donne, perché si regge sulle loro spalle il lavoro di cura e assistenza che incide sul benessere degli altri target di età. Sono ancora le donne, in Italia, a badare a figli, anziani e famiglia. Nel lungo periodo è essenziale che questo carico aggiuntivo venga condiviso da entrambi i generi». Il benessere in città passa anche attraverso le pari opportunità.

Liverpool One, di dpicker/flickr

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