Wise Society : Anche la Cina dice addio alla plastica monouso
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Anche la Cina dice addio alla plastica monouso

I sacchetti non degradabili saranno vietati a partire dalla fine di quest’anno ed entro dicembre tutti i ristoranti dovranno essersi liberati delle cannucce monouso.

Fabio Di Todaro
27 Gennaio 2020

Anche la Cina, alla fine, ha deciso di strizzare l’occhio all’ambiente. Sull’onda di quanto già deciso dall’Unione Europea, il Paese del Dragone ha deciso di dire addio alla plastica monouso in tutta la nazione. I sacchetti non degradabili saranno così vietati nelle principali città a partire dalla fine di quest’anno, per poi progressivamente scomparire ovunque entro il 2022 (soltanto per gli ambulanti che vendono prodotti freschi il termine sarà prorogato al 2025). Entro dicembre, inoltre, tutti i ristoranti dovranno essersi liberati delle cannucce monouso, utilizzate anche nella preparazione di diversi piatti a base di ravioli. Una scelta ormai necessaria per un Paese con 1.4 miliardi di abitanti, nel quale le principali discariche risultano ormai al limite in barba a ogni previsione stilata negli anni scorsi.

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Secondo alcuni dati in possesso dell’Università di Oxford, soltanto nel 2010 la Cina ha prodotto almeno 60 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica, Image by iStock

LA STRETTA DEL MAGGIOR PRODUTTORE DI PLASTICA – Secondo alcuni dati in possesso dell’Università di Oxford, soltanto nel 2010 la Cina ha prodotto almeno 60 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica. Un dato che pone il Paese in cima alla poco invidiabile classifica e che conferma quale impatto la globalizzazione e il capitalismo diffusosi anche a Oriente sta avendo sul Pianeta. Da qui la decisione assunta dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e per le riforme. Il piano di attuazione, come detto, avrà una durata quinquennale. A essere coinvolti, oltre ai privati cittadini e ai ristoratori, saranno soprattutto le imprese (vietata la produzione e la vendita di sacchetti di plastica di spessore inferiore a 0.025 millimetri). Sarà una transizione lenta, ma inevitabile. A determinarla, oltre alle notizie che a cadenza quotidiana raccontano i molteplici attacchi a cui è sottoposto il Pianeta, anche la necessità di «ripulire» l’immagine di quello che fino a pochi anni fa era il maggior Paese importatore di plastica da smaltire.

LIMITAZIONI ANCHE NELLA PRODUZIONE DI LEGNAME – La decisione assunta dal Governo cinese segue i medesimi provvedimenti adottati da altri Paesi orientali: dalla Thailandia all’Indonesia, impegnatesi a parole a far scomparire i sacchetti monouso da negozi, supermercati e ristoranti entro il 2021. In un’ottica di «ristrutturazione» dell’immagine va inserita anche la stretta posta alla produzione illegale di legname. In questo caso la necessità è quella di far fronte al disboscamento massivo, divenuto una necessità per far fronte alla crescente domanda del Paese di materie prime. Un’altra scelta coraggiosa, che però convince poco i più critici alla luce di quanto il Governo cinese sta facendo in molti Paesi africani. Secondo Faith Doherty, responsabile della campagna per la protezione delle foreste dell’Environmental Investigation Agency, «la Cina sta infatti attualmente esportando la deforestazione in tutto il mondo». Secondo la China Africa Research Initiative, gli scambi commerciali tra i Paesi africani e quello orientale sono aumentati di almeno otto volte a partire dagli anni 2000. «Il 45 percento di tutti i tronchi d’albero della Papua Nuova Guinea e il 44 percento di quelli tagliati nel Mozambico sono stati consegnati a società statali cinesi», si leggeva già in un rapporto del 2012. Attualmente sarebbero all’incirca 180 le aziende cinesi di produzione e lavorazione di legname operanti in tutto il continente africano.

Twitter @fabioditodaro

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