Wise Society : Il cambiamento climatico minaccia soprattutto i bambini
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Il cambiamento climatico minaccia soprattutto i bambini

Lo afferma l'Unicef in un documento intitolato "Quale futuro per i bambini del mondo": 250 milioni di loro rischiano di non raggiungere il loro potenziale sviluppo

Fabio Di Todaro
19 febbraio 2020

Il mondo? Lo stiamo portando a muoversi lungo la direzione sbagliata. Una strada che, naturalmente, non può essere quella che ci chiederebbero i bambini, se potessero esprimersi su temi così importanti. «Stiamo facendo molto poco per tutelare l’ambiente e, di conseguenza, la loro salute e il loro futuro», è il duro monito lanciato da un team internazionale di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unicef, attraverso le colonne della rivista «The Lancet».

Quale futuro per i bambini del mondo?

Eloquente il titolo del loro documento: «Quale futuro per i bambini del mondo?». Secondo gli autori, occorre un ampio ripensamento del nostro modo di vivere. I bambini di oggi sono infatti minacciati dal degrado ecologico, dal cambiamento climatico, dalle pratiche di marketing che spingono fast food, bevande zuccherata, alcol e prodotti a base di tabacco. «Nessun Paese li sta proteggendo adeguatamente», è il pensiero dei ricercatori, che hanno puntato l’attenzione sulla salute, sulla dieta, sulla sostenibilità dell’ambiente e sull’istruzione dei più piccoli.

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Sono 2 miliardi i bambini che vivono in paesi ostacolati da crisi umanitarie

Una delle prime minacce, secondo gli esperti, è rappresentata dal cambiamento climatico. Un’insidia che sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti soprattutto in ragione dell’uso dei combustibili fossili che si fa nei Paesi più sviluppati. Ma le ricadute non hanno nazioni di appartenenza, motivo per cui i rischi più alti sono soprattutto per chi vive in aree già meno sviluppate e chiamate ad affrontare conflitti, catastrofi naturali e crisi umanitarie. «Se il riscaldamento globale determinerà un aumento delle temperature di 4 gradi da qui al 2100, le conseguenze per i bambini di oggi rischiano di essere devastanti», è uno dei messaggi più forti riportati nella pubblicazione: con riferimento all’innalzamento dei livelli degli oceani, alle inondazioni, alle ondate di calore, alla diffusione della malnutrizione e di malattie come la malaria e la dengue. Qualche Paese da prendere a esempio comunque c’è, per l’impegno concreto mirato a ridurre le emissioni di anidride carbonica già entro il 2030: si tratta dell’Albania, dell’Armenia, della Giordania, della Moldavia, dello Sri Lanka, della Tunisia, dell’Uruguay e del Vietnam.

Il marketing che fa male ai bambini

Il rapporto evidenzia anche la minaccia rappresentata dal marketing aggressivo delle multinazionali. Cibo spazzatura, fumo e alcol: queste le minacce a cui oggi risultano maggiormente esposti i nostri figli. E che tali, con ogni probabilità, rimarranno nei prossimi anni. Secondo gli esperti, in un solo anno, i più piccoli sarebbero spettatori inconsapevoli di oltre 30mila annunci pubblicitari. In soli due anni – è questo l’esempio più emblematico – gli spot delle sigarette elettroniche sono cresciuti del 250 per cento negli Stati Uniti. Segno che, per dirla con il pediatra Anthony Costello, una vita spesa per tutelare la salute delle mamme e dei bambini dei Paesi più poveri,«l’autoregolamentazione affidata alle industrie non ha raggiunto gli obbiettivi previsti». E, anzi, non ha minimamente intaccato la capacità di far arrivare i messaggi pubblicitari ai più piccoli, indipendentemente dal mezzo utilizzato. Innegabile, infatti, che negli ultimi anni i social network abbiano iniziato a fare la parte del leone, in questa partita. Diversamente, i consumi di alcolici non sarebbero cresciuti come accaduto tra i più giovani. Trend analogo a quello registrato dai numeri dell’obesità infantile: un problema per 11 milioni di ragazzi nel 1975, per 124 nel 2016.

Un manifesto per i bambini di tutto il mondo

«Nonostante i progressi registrati negli ultimi 20 anni, il trend si è arrestato e adesso rischia di invertirsi», è quanto dichiarato dall’ex primo ministro neozelandese Helen Clark, presidente del gruppo di autori che ha messo nero su bianco il documento. «Ci sono 250 milioni di bambini nei Paesi a basso e medio reddito che rischiano di non raggiungere il potenziale minimo di sviluppo», è quanto si legge nel dossier, redatto considerando le condizioni di vita registrate in un panel eterogeneo composto da 180 Paesi. È soprattutto per loro, parafrasando le considerazioni di Richard Horton, editor delle riviste del gruppo «The Lancet», che «occorre dare il via a una nuova era nell’interesse dei bambini e degli adolescenti». Questo perché prendersi cura dei figli «non vuol dire preoccuparsi soltanto del loro presente, ma tutelare anche il Pianeta per il loro futuro». Già, ma come agire? Gli autori del dossier hanno stilato cinque raccomandazioni specifiche di cui ogni autorità dovrebbe tenere conto prima di assumere qualsiasi decisione. Un manifesto che prevede un argine da porre alle emissioni di anidride carbonica, la necessità di mettere i più piccoli al centro di ogni azione nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, il bisogno di nuove politiche e investimenti in tutti i settori per tutelare salute e diritti dei minori, il rispetto delle esigenze dei più piccoli in ogni ambito della vita e il profondo rafforzamento dei controlli sulle pratiche commerciali. «Questo rapporto mostra che i decisori del mondo stanno fallendo nella protezione della salute dei bambini e dei giovani di oggi – chiosa Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità -. Questo è un campanello d’allarme che deve svegliare tutti i Paesi affinché le voci e i diritti dei più piccoli non rimangano più inascoltati».

Twitter @fabioditodaro

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