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Cambiamenti climatici: le spugne di mare aiutano a ridurre la CO2

Un team di scienziati ha messo in luce le importanti capacità delle spugne marine di contribuire al sequestro della CO2 e alla lotta ai cambiamenti climatici

Andrea Ballocchi
10 Dicembre 2019

Uno dei fattori maggiormente responsabili dei cambiamenti climatici è l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera, mentre uno degli alleati più importanti nella riduzione dell’anidride carbonica sono gli oceani, di cui le spugne di mare fanno parte e contribuiscono sensibilmente alla lotta al climate change.

Per tutelare questi importanti organismi marini è stato avviato SponGES. Questo progetto europeo, tra l’altro, ha sostenuto in parte la ricerca di un team di scienziati che ha messo in luce che la maggior parte del silicio presente negli oceani, cruciale per il funzionamento ecologico degli oceani, proviene dalle spugne di mare.

L’IMPORTANZA DEL SILICIO E DELLE DIATOMEE PER RIDURRE LA CO2 – Il silicio è uno degli elementi chimici più abbondanti dell’universo e, dopo l’ossigeno, il secondo sulla Terra. Nell’oceano, fa parte di sedimenti, minerali e rocce e, cosa ancora più importante, si presenta disciolto nell’acqua di mare. Ha varie funzioni, e fra l’altro è necessario per la crescita delle diatomee, microalghe che sono un alimento essenziale per molti organismi marini. L’abbondanza di silicio disciolto nell’acqua di mare aumenta l’abbondanza di diatomee, la cui fotosintesi consuma anche enormi quantità di CO2. Di conseguenza, attraverso la mediazione delle diatomee, la disponibilità di silicio disciolto nell’acqua di mare modula la capacità dell’oceano di sequestrare l’anidride carbonica atmosferica, aiutando a ridurre l’effetto serra e il riscaldamento globale. A causa dell’importanza di questi processi legati al silicio, gli scienziati hanno cercato di decifrare quale sia la disponibilità di silicio disciolto nell’oceano, chi lo sta usando e come avviene.

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Le spugne di mare sono responsabili del sequestro di circa 48 milioni di tonnellate di silicio ogni anno attraverso le minuscole parti che formano i loro scheletri silicei, Foto: iStock

SPUGNE DI MARE ALLEATE NELLA LOTTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI – Nel corso degli ultimi cinque anni, i ricercatori del gruppo Sponge Ecobiology and Biotechnology Group hanno studiato sedimenti marini provenienti da ambienti molto diversi in diversi oceani, esaminando più di 160mila scheletri di organismi silicei nei sedimenti, scoprendo che anche organismi diversi dalle diatomee svolgono un ruolo importante nell’interramento del silicio nell’oceano. In particolare, si è scoperto che le spugne di mare sono responsabili del sequestro di circa 48 milioni di tonnellate di silicio ogni anno attraverso le minuscole parti che formano i loro scheletri silicei. Questa scoperta aumenta di circa il 28% la dimensione del pozzo di silicio biologico nell’oceano, che in precedenza era stato calcolato considerando solo gli scheletri delle diatomee. Inoltre, cosa ancora più importante, gli scienziati hanno scoperto che gli scheletri silicei delle spugne sono molto più resistenti alla dissoluzione di quelli delle diatomee.

Non solo: a differenza di quanto fatto dalle diatomee, il silicio trattato attraverso le spugne di mare è scollegato dal processo di fotosintesi. A questo proposito, lo studio del team di scienziati ha coniato un nuovo termine: “silice scura”. Si tratta di scheletri silicei prodotti in disaccoppiamento dalla fotosintesi e dal consumo di CO2, spesso in ambienti marini privi di luce solare dove le diatomee non riescono nemmeno a sopravvivere, fornendo così un ulteriore aiuto per l’ambiente.

IL PROGETTO UE CHE TUTELA LE SPUGNE MARINE E AIUTA A COMPRENDERE GLI OCEANI – SponGES è un progetto di ricerca e innovazione finanziato dal programma Horizon 2020 per migliorare la conservazione e lo sfruttamento sostenibile degli ecosistemi marini dell’Atlantico. Più in generale, il suo obiettivo è sviluppare un approccio integrato basato sugli ecosistemi per preservare e utilizzare in modo sostenibile gli ecosistemi di spugne nelle acque profonde dell’Atlantico settentrionale. Il consorzio, di cui fanno parte istituti di ricerca, organizzazioni ambientali non governative e intergovernative, di cui fanno parte anche enti italiani, si concentra su uno degli ecosistemi marini più diversificati, ecologicamente e biologicamente importanti e vulnerabili degli ecosistemi marini di acque profonde – le spugne di fondale – che finora hanno ricevuto pochissima attenzione per la ricerca e la conservazione. SponGES contribuirà all’attuazione di importanti strumenti strategici quali la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino. Si vuole, così, comprendere meglio l’importante ruolo di quanto vive negli oceani, che coprono più del 70% della superficie terrestre e sono quindi fondamentali per la vita del nostro Pianeta.

 

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