Wise Society : Caffè e cioccolato addio? Gli inaspettati risvolti della crisi climatica

Caffè e cioccolato addio? Gli inaspettati risvolti della crisi climatica

di Lucia Fino
7 Aprile 2022

Il caffè al bar accompagnato dal tocco di dolcezza di un cioccolatino? Domani potrebbe essere un miraggio o, nel migliore dei casi, un lusso per pochi. Proprio caffè e cioccolato sono, infatti, fra le colture messe maggiormente a rischio dai cambiamenti climatici e, secondo diverse ricerche scientifiche, fra cui il rapporto internazionale di Fairtrade in collaborazione con la Vrije Universiteit Amsterdam e la Berner Fachhochschulev dello scorso ottobre, entro il 2050 potrebbero addirittura scomparire.  Ma la sparizione delle coltivazioni “esotiche”, così richieste dai Paesi Occidentali, è solo la punta dell’iceberg di una situazione drammatica che si ripercuote tanto sull’ambiente quanto sulla vita di molte popolazioni che dall’agricoltura dipendono. La soluzione passa attraverso politiche ambientali globali. E anche da qualche nostro piccolo gesto.

Cioccolato e caffè

Foto Shutterstock

I cambiamenti climatici mettono a rischio caffè e cacao

Caffè e cioccolato sono  coltivazioni estremamente delicate che risentono moltissimo del clima e delle sue variabili. Gli studi scientifici (diversi negli ultimi anni) lo confermano: un esempio è quello, recente della Montana State University e della Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts, che analizza le conseguenze di un clima sfavorevole sulla qualità del caffè: i chicchi risentono delle temperature troppo elevate, dell’esposizione eccessiva alla luce e della poca acqua. Lo stesso si può dire per il cacao, che viene danneggiato in particolare dell’umidità dell’aria che, perché la resa delle coltivazioni sia buona come la qualità delle “fave” di cacao, deve rimanere invece costante, cosa sempre più difficile se le temperature medie aumentano. 

Crisi idrica, riscaldamento globale e lo sfruttamento selvaggio delle aree verdi sono tutti aspetti del cambiamento climatico che, nel caso di cacao e caffè, hanno risvolti più appariscenti che li rendono subito percepibili: le piante diventano sempre più vulnerabili fino ad avviarsi all’estinzione e i loro frutti peggiorano.  

Cambiamenti climatici da cosa dipendono e dove colpiranno

I cambiamenti climatici che mettono a rischio caffè e cacao (e non solo) dipendono in gran parte dalle emissioni di carbonio, che creano le condizioni per l’aumento della temperatura e quindi della siccità e dalla scarsità di acqua necessaria per le coltivazioni. I  numeri, purtroppo, parlano chiaro: si calcola che se nei passati 25 anni solo il 7% di questo tipo di colture era a rischio nei prossimi 25 la siccità porterà questa percentuale al 37%.

La crisi climatica, però, non si limita solo all’aumento della temperatura: ha altri risvolti altrettanto pericolosi. L’altra faccia della medaglia, infatti, sono le inondazioni e la presenza sempre più massiccia di parassiti.

Il triste mappamondo del rischio vede in testa per il problema siccità Brasile, Vietnam, Malaysia, Indonesia. I Paesi africani come la Nigeria o il Ghana sono, invece, sempre più ostaggio dell’alternarsi fra pioggia anomala (come si è visto negli ultimi anni) e picchi di caldo: nel prossimo periodo in Africa è previsto un clima più secco del normale con temperature molto elevate.

Fave di cacao

Foto di Kyle Hinkson / Unsplash

Gli agricoltori prime vittime dei cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici preoccupano per prima cosa gli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo, quelli in cui caffè e cacao vengono coltivati. I coltivatori sono l’anello debole della catena delle esportazioni di questi prodotti verso l’Occidente, nonché le prime vittime dei cambiamenti climatici. La “mappa” ideale dei Paesi più in difficoltà va dall’America Centrale, all’Asia, fino all’Africa. Honduras, Nicaragua, Vietnam e Guatemala sono le nazioni che dipendono dalle coltivazioni  di caffè mentre il cacao si produce soprattutto in Africa Occidentale, principalmente in Costa d’Avorio e Ghana, che hanno finora avuto l’umidità giusta.

In tutte queste nazioni la crisi climatica si riflette sulla stessa possibilità di vita dei lavoratori. I prezzi di caffè e cacao diventano sempre più bassi, molti lavoratori non riescono a raggiungere la sussistenza e preferiscono spostarsi nelle città, cambiando lavoro. Anche chi decide di proseguire a coltivare è costretto a farlo in condizioni sempre peggiori, senza la possibilità di un minimo d’investimento nella cura dei campi, in corsi di formazione e in tecniche agricole che potrebbero aiutarli a proteggere meglio se stessi e i loro raccolti. L’esaurimento e lo sfruttamento delle coltivazioni e l’impatto del cambiamento climatico si traduce inevitabilmente anche in un aumento della deforestazione: le colture si spostano in aree finora intatte, peggiorando la situazione ambientale in un tragico effetto a cascata. La biodiversità diventa sempre più fragile e con lei si impoveriscono molte specie vegetali e animali.

Cambiamenti climatici: la politica globale

Il primo passo è intervenire sulle emissioni di carbonio con una politica globale, ancora purtroppo difficile. Obiettivo: tagliare le emissioni negative che avvelenano il Pianeta e aumentare quelle positive, piantando alberi e impedendo la deforestazione. 

La UE si è impegnata a contrastare i cambiamenti climatici in atto e  a ridurre al 2030 le emissioni di CO2 del 55% rispetto al 1990. Anche Stati Uniti e Giappone si sono impegnati per un’effettiva transizione ecologica. I Paesi legati agli idrocarburi che resistono al cambiamento, in via di sviluppo o produttori come Russia e Arabia Saudita, sono ancora però tanti: il processo vero la “neutralità carbonica” è molto lungo e pieno di incognite.

Natura

Foto di Thomas Bennie / Unsplash

Caffè e cacao più equi e sostenibili: cosa possiamo fare

Caffè e cioccolato possono diventare più equi e sostenibili: in questo modo si aiutano le popolazioni che li coltivano e si assicura un futuro anche a questi cibi preziosi e deliziosi che fanno parte da secoli della nostra alimentazione.

Il primo passo è garantire ai produttori di caffè e cacao una retribuzione adeguata e una vita dignitosa: Fairtrade per esempio  si si impegna da anni in campagne internazionali per dare ai contadini dei paesi poveri un corrispettivo per i loro raccolti che non sia troppo basso ma assicuri alle famiglie le spese sanitarie, d’istruzione per i bambini e anche tutto quello che serve per un’agricoltura più “saggia” . Con un giusto compenso, infatti, gli coltivatori possono adottare pratiche agricole più moderne, diversificare le colture in modo da fronteggiare gli eventi climatici avversi, selezionare tipi di piantine più resistenti. 

Le aziende importatrici dovrebbero anche garantire training e formazione agli agricoltori sul clima e sulle certificazioni dei prodotti, agevolare l’agroforestazione e una migliore gestione degli alberi da ombra utili per contrastare il troppo caldo.

Noi in prima persona possiamo fare qualcosa, nel nostro piccolo.  Come per esempio accettare di pagare qualcosa in più per la nostra tazzina di espresso o la nostra cioccolata della sera, se quella differenza serve a un commercio più equo e una vita migliore nei paesi produttori. Anche preferire i prodotti con una certificazione sociale e ambientale che ne garantisca una filiera sostenibile può essere utile e aiutare, in prospettiva, un cambiamento verso il meglio.

Lucia Fino

 

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