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Bioplastiche e biocarburanti da fanghi di depurazione

Al via in Italia il primo impianto sperimentale per produrre bioplastica chiamato B-PLAS Demo realizzato dall’Università di Bologna. Ma ci sono anche progetti per produrre biocarburanti

Andrea Ballocchi
13 settembre 2019

Creare bioplastiche da batteri è sicuramente una strada virtuosa. Lo è ancora di più se c’è la possibilità di realizzarle con fanghi di depurazione trovando un’alternativa green alla produzione di plastica tradizionale.

In Italia è stato appena avviato il primo impianto sperimentale: si chiama B-PLAS Demo e lo realizzerà l’Università di Bologna in collaborazione con Caviro Extra e altri partner internazionali. Ne ha dato notizia lo stesso ateneo bolognese, evidenziando che il progetto ha un duplice beneficio: incrementare la diffusione delle bioplastiche e trasformare un rifiuto in materia prima.

BIOPLASTICHE, I VANTAGGI E I PROGETTI AVVIATI – Oltre al valore ambientale c’è anche un’opportunità economica: infatti, questi fanghi, prodotti negli impianti a biogas e in quelli di fermentazione come sottoprodotto nei trattamenti tradizionali delle acque reflue, vanno smaltiti dalle aziende con costi molto elevati. Col progetto B-PLAS si evita il problema. Non solo: i PHA, acronimo di poliidrossialcanoati o plastiche biobased, sono prodotti dai batteri attraverso la fermentazione aerobica di fonti di carbonio. Il problema è il loro costo di produzione specie se paragonato alle plastiche tradizionali. “L’idea alla base del progetto B-PLAS è allora sfruttare il carbonio residuo contenuto nei fanghi provenienti da impianti di trattamento pubblici e privati come materia prima per produrre i PHA”, fanno sapere dall’Università di Bologna.

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Grazie al progetto B-PLAS DEMO dell’Università di Bologna si potranno produrre bioplastiche da fanghi di depurazione, Foto: site.unibo.it

Non è la prima volta che si parla di quest’opportunità: l’anno scorso il Gruppo Cap e Novamont hanno stretto un accordo che prevede la produzione di bioplastiche dai fanghi urbani. Ancor prima in Olanda, tramite le Autorità nazionali per le acque, si è proceduto a mettere a punto un sistema per recuperare le materie prime dai trattamenti delle acque reflue, avviando il progetto Phario, acronimo di “PHA uit Rioolwater” (in olandese “PHA dai fanghi”).

In ogni caso, questa tendenza al riuso è fondamentale per cercare di smaltire, in modo virtuoso e in linea con i principi dell’economia circolare, una massa in continua crescita. Secondo i dati della Commissione europea, la quantità di fanghi di depurazione prodotta annualmente nell’UE si prevede passerà da 10 milioni di tonnellate del 2008 a 13 milioni di tonnellate nel 2020.

BIOCARBURANTI DAI FANGHI – Il trattamento dei fanghi di depurazione comprende vari processi biologici, chimici e termici utili a rimuovere gli agenti patogeni e a ridurre il loro volume. Il problema conseguente è poi lo smaltimento. Alternative utili sono le benvenute e una di queste vede il loro impiego per produrre biometano. Un impianto pilota è stato realizzato in Emilia-Romagna, parte del progetto BioMethER.

In Olanda l’impianto di trattamento acque reflue di Harnaschpolder dell’Autorità per l’acqua di Delfland produce circa 6,5 ​​milioni di metri cubi di biogas all’anno dalla digestione anaerobica dei fanghi di depurazione.

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