A che punto siamo con le centrali a biomasse in Italia? Elenco delle centrali e prospettive future
Il futuro si costruisce a partire dagli scarti: questo, in un certo modo, è il senso delle biomasse in Italia e il motivo per cui dovrebbero essere sempre più incentivate.
Secondo gli ultimi dati GSE -relativi al 2019- la biomassa solida rappresenta finalmente la principale fonte di energia rinnovabile in Europa. Ma in Italia a che punto siamo, invece?
Tra le fonti rinnovabili più versatili e utilizzate, impiegate per generare elettricità e calore, l’uso di biomasse in Italia è in crescita, con prospettive di sviluppo in continua evoluzione che fanno ben sperare. Grazie alla produzione di biogas e biometano, una potenzialità energetica enorme, sembrerebbe che il Paese stia andando nella giusta direzione. I numeri, però, lasciano ancora grande margine di miglioramento: le centrali a biomasse in Italia sono ancora poche, e soprattutto diffuse in modo disomogeneo tra nord e sud.
Cerchiamo di scoprire in questo articolo a che punto siamo realmente, analizzando lo stato attuale degli impianti e le tecnologie impiegate, con un occhio sempre verso le prospettive future, tra sviluppo sostenibile e transizione ecologica.

Cos’è una centrale a biomasse e perché è importante
Prima di capire perché è importante lavorare sull’aumento delle centrali a biomasse in Italia, è fondamentale sapere di cosa si tratta. A partire dalle biomasse, ovvero la massa degli organismi viventi -microrganismi, animali, piante-frazione biodegradabile di rifiuti e residui di origine biologica che provengono da agricoltura -sia sostanze vegetali che animali-, silvicoltura e industrie annesse, ma anche la parte biodegradabile dei rifiuti urbani e industriali. Una fonte di energia rinnovabile, che non va a consumare le risorse esauribili del nostro Pianeta, una delle fonti del futuro come l’energia oceanica o quella geotermica.
Di conseguenza, una centrale a biomasse è un impianto che produce energia -elettrica, termica o entrambe- a partire da materiale organico sfruttato in qualità di combustibile. Le biomasse possono essere costituite da residui agricoli, scarti di lavorazione del legno, colture dedicate, rifiuti organici e sottoprodotti animali. Un po’ ogni cosa può diventare biomassa oggi, persino gli scarti di lavorazione del prosecco secondo questo progetto promosso dal Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore in collaborazione con l’Università di Padova. E lavorare con le biomasse, di qualunque tipo, significa trovare il modo per trasformare ciò che normalmente sarebbe considerato scarto in una preziosa risorsa energetica.
L’importanza di queste centrali, dunque, vien da sé. Sfruttano fonti rinnovabili, e questo permette di ridurre la dipendenza del Paese dai combustibili fossili. Probabilmente non ci permetteranno di renderci autonomi entro il 2050 come progetta la Danimarca, ma è un enorme passo verso quella direzione.
Contribuiscono, poi, all’economia circolare, valorizzando i rifiuti organici e promuovendo lo sviluppo locale in maniera sostenibile per tutti, in particolar modo per l’ambiente. E aiutano a ridurre le emissioni di CO2, soprattutto se il bilancio tra ciò che viene emesso e ciò che è assorbito dalle piante è neutro.
Queste centrali rappresentano, a conti fatti, una componente fondamentale nel mix energetico sostenibile, purché gestite con rigorosi criteri ambientali.

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Elenco delle centrali a biomasse in Italia
Parliamo adesso di numeri, per renderci meglio conto della reale situazione italiana a riguardo. Nel nostro Paese, le centrali a biomasse sono attualmente circa 2.700 distribuite sul territorio. Per fare un paragone con una nazione di dimensioni simili, la Germania ne conta quasi 15.000. Sicuramente è uno dei Paesi che investe maggiormente sulla filosofia green -anche considerati i treni a idrogeno in arrivo-, ma è giusto per farci un’idea.
Gli impianti italiani producono complessivamente oltre 19,5 milioni di MWh all’anno: questo va a coprire circa il 6% del fabbisogno energetico nazionale (contro il quasi 9% tedesco). Non male, ma di certo si potrebbe fare meglio.
All’interno delle fonti rinnovabili, poi, le bioenergie -biomasse solide, bioliquidi e biogas- rappresentano circa il 16% della produzione di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili nel nostro Paese.
Il problema più grande, però, è la disomogeneità nella distribuzione di queste centrali, che si concentrano principalmente nelle regioni settentrionali come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Anche in questo caso, il sud viene lasciato indietro nello sviluppo ecologico. La Lombardia è la regione leader, con oltre 946 MW di potenza installata e 773 impianti attivi.
Alcuni esempi di centrali a biomasse in Italia sono:
- Sardinia Bio Energy;
- San Marco Bioenergie;
- Fusine Energia;
- Biolevano;
- C&T;
- Biomasse Italia;
- Biomasse Crotone;
- Serravalle Energy;
- AgreTre;
- Bonollo Energia;
- Zignago Power;
- Tampieri Energie;
- Sicet;
- Ital Green Energy;
- AgriTre;
- Sper.
L’elenco completo conta naturalmente molte più centrali, ma queste rappresentano le più note e importanti attualmente nel nostro Paese.

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Tutti i vantaggi di una centrale a biomasse in Italia
Alla luce di tutto quello che abbiamo detto fino ad ora, è chiaro che la presenza delle centrali a biomasse in Italia apporti numerosi vantaggi al Paese stesso. Stiamo parlando di una risorsa carbon-neutral, che permette sopra ogni cosa di diminuire la dipendenza dai combustibili fossili contribuendo, così, a un sistema energetico più sostenibile.
La riduzione dell’impatto ambientale è il primo grande vantaggio da considerare. Le biomasse, se gestite in modo idoneo, possono ridurre la carbon footprint -come dicevamo- e trasformarsi in una delle “armi” più potenti nella lotta contro il cambiamento climatico. Inoltre permettono la valorizzazione degli scarti: possono funzionare utilizzando scarti agricoli, forestali e persino industriali, riducendo così lo spreco e contribuendo a un ciclo economico più circolare.
La produzione di energia da biomasse è anche un modo per diversificare il mix energetico italiano, sfruttando diverse fonti di energia rinnovabile e favorendo la continuità di erogazione. Anche perché le biomasse possono essere stoccate e bruciate in qualsiasi momento dell’anno: non c’è il rischio di rimanere senza, se si gestiscono nel modo corretto. In più ne esiste una disponibilità ampia e diversificata: legname, scarti agricoli, scarti industriali… Ogni tipologia di “scarto” può trasformarsi in una risorse utile per il Paese, e per il pianeta di conseguenza.
Tra i vantaggi non dimentichiamo anche la semplificazione tecnologica: rispetto ad altre fonti rinnovabili, le centrali a biomasse possono richiedere tecnologie molto meno sofisticate, nonché costi di investimento inferiori. Il risparmio è sempre un buon incentivo, dopotutto.
Per non parlare della soluzione al problema rifiuti: la combustione delle biomasse può contribuire alla risoluzione del problema dei rifiuti, valorizzando scarti e riducendo la necessità di discariche, come l’inceneritore di Roma tanto discusso soprattutto dagli abitanti della zona di Santa Palomba.
Naturalmente non stiamo parlando della soluzione definitiva a tutti i problemi del Paese, anzi: le centrali a biomasse non sono esenti da svantaggi. L’impatto ambientale comunque c’è, soprattutto se la coltivazione della biomassa è intensiva, con il conseguente rischio di deforestazione o perdita di habitat. In più, anche se più pulita rispetto a quella delle fonti fossili, anche la combustione delle biomasse produce emissioni di particolato e altri inquinanti, e l’efficienza energetica può essere limitata da fattori come per esempio l’umidità della biomassa e il processo di conversione. Possiamo dire che, come spesso accade, si tratta della soluzione “meno peggio”, di un miglior compromesso tra le nostre necessità e quelle del Pianeta. E, ad ogni modo, i benefici sono nettamente evidenti se messi a confronto con i rischi e le problematiche dell’uso legato a combustibili fossili.

Biomasse Italia: stato attuale e prospettive future
Con i suoi meno di 3000 impianti a biomasse distribuiti su tutto il territorio nazionale -ma con una concentrazione nettamente maggiore nelle aree del Nord Italia-, il Paese può vantare ad oggi una produzione di energia elettrica proveniente da biomasse abbastanza interessante. Arrivando a coprire, attualmente, circa il 6% del fabbisogno totale italiano.
Abbiamo diversi esempi concreti di innovazione nel settore, come per esempio Sardinia Bio Energy e Ital Green Energy, ma anche una crescita del comparto che si è vista rallentare il percorso a causa di ostacoli normativi, alti costi gestionali e incertezze legate agli incentivi.
Le buone intenzioni ci sono, dunque, ma mancano le certezze. Basi solide a cui affidarsi per potersi spingere in avanti. Guardando al futuro, le biomasse in Italia restano una risorsa strategica per la transizione energetica, soprattutto in un’ottica di economia circolare e valorizzazione dei sottoprodotti agricoli e forestali. Servono però politiche più stabili e incentivi chiari per rilanciare investimenti e rendere il settore più competitivo e sostenibile nel lungo periodo, trasformando le centrali a biomasse in uno dei mezzi più potenti per raggiungere alcuni -se non molti- degli obiettivi di Agenda 2030 in Europa.
