Tutto quello che c’è da sapere sugli asili nel bosco
L’approccio educativo è innegabilmente cambiato. Le nuove generazioni si affidano a un’educazione gentile, consapevole, che rispetta le emozioni dei bambini. E, in questo contesto, si sta assistendo parallelamente a un ritorno alla natura: gli asili nel bosco sono la diretta conseguenza di questi ideali.
Un’alternativa all’asilo tradizionale, più in sintonia con la natura e con i ritmi dei bambini. Un modo per allontanare il rischio di Nature deficit disorder, quello stato di malessere che deriva dalla disconnessione con gli ambienti naturali. Un concetto introdotto dal pedagogista statunitense Richard Louv, nel suo libro L’ultimo bambino nei boschi. E che oggi diventa consapevolezza comune: perché non solo la natura fa bene ai bambini, ma la non-natura fa male, scatenando problemi comportamentali che ci si porta dietro per il resto della vita.
Così, nascono gli asili nel bosco, o forest kindergarten. Nati nei Paesi del Nord Europa -e sempre più diffusi anche in Italia-, questi spazi educativi all’aperto propongono un modello dove il gioco libero, l’esplorazione dell’ambiente naturale e il movimento quotidiano diventano strumenti fondamentali per crescere. Nessuna aula chiusa, nessuna sedia su cui stare per forza, ma prati, alberi, stagni e sentieri come maestri di vita. Gli asili nel bosco offrono un approccio pedagogico che promuove l’autonomia, la creatività e il rispetto per l’ambiente, perché la consapevolezza è qualcosa che deve crescere insieme a noi. Scopriamo in questo articolo come funzionano gli asili nel bosco, dove si trovano in Italia e come aprirne uno.

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Asili nel bosco: la formazione alternativa
Che l’educazione in Italia abbia bisogno di cambiamenti, è innegabile. E che l’educazione emozionale sia uno degli approcci pedagogici più rispettosi e validi per lo sviluppo dei bambini, è una vera e propria certezza per Paolo Mai, maestro, educatore ed esperto di Outdoor Education.
Basterebbe mettere in pratica quanto sosteneva Maria Montessori, per esempio, o Mario Lodi, ed è quanto accade negli asili del bosco. Queste strutture propongono, infatti, una formazione alternativa rispetto agli asili tradizionali, fondata sull’idea che il bambino debba imparare attraverso l’esperienza diretta, il contatto con la natura e l’autonomia. Che un bambino abbia bisogno di fare, per capire. Di mettere mano, di sperimentare, di esplorare.
In questi spazi educativi immersi nel verde non ci sono banchi o lavagne, ma alberi, sentieri, vento e pioggia. Si svolgono attività all’aria aperta ed ecologiche, non strettamente organizzate ma, nella maggior parte dei casi, nate dagli interessi del gruppo. In questo modo ogni giornata è unica, guidata dal clima, dalla stagione e dalle domande dei bambini. L’ambiente naturale diventa il contesto privilegiato per lo sviluppo cognitivo, emotivo e motorio dei più piccoli, a cui viene data la giusta dose di fiducia. I principi pedagogici applicati negli asili nel bosco, infatti, si ispirano alla filosofia montessoriana, all’educazione libertaria e all’approccio scandinavo della outdoor education: il bambino è visto come un essere competente, curioso e capace di autoregolarsi. Nessun “questo non si fa” -nei limiti della sicurezza-, nessun divieto imposto a prescindere “perché sei piccolo”.
La presenza di educatori qualificati -spesso con formazione specifica in pedagogia del bosco o outdoor education- assicura che l’ambiente sia stimolante ma anche sicuro, lasciando spazio all’apprendimento attraverso il gioco, alla socializzazione e alla scoperta dei propri limiti, in modo naturale. Un’alternativa educativa che sta attirando sempre più famiglie in cerca di un’infanzia libera, sana e consapevole.

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Come funzionano gli asili nel bosco
Al centro della filosofia degli asili nel bosco, quindi, c’è il bambino, immerso appieno nella natura e nella sua bolla di apprendimento esperienziale. Ma come funzionano questi asili, più nello specifico?
Si tratta di realtà spesso private, autonome o gestite da associazioni, che seguono modelli pedagogici alternativi ispirati prevalentemente all’outdoor education, al metodo Montessori, all’educazione Waldorf-Steiner e all’approccio finlandese e tedesco degli asili forestali (Waldkindergarten).
L’apprendimento all’aperto (quasi) tutto l’anno è la principale caratteristica di questi asili. I bambini passano gran parte della giornata all’aria aperta, indipendentemente dalla stagione. E se piove? Si salterà nelle pozzanghere di fango. Insomma, questo è il concetto. Solo in caso di condizioni meteo molto critiche (tempeste, gelo intenso e così via) ci si sposta in rifugi, yurte o strutture leggere di supporto. L’ambiente naturale diventa così l’aula via, dove si esplorano i cicli della natura, si gioca, si socializza e si impara.
Le attività vengono di conseguenza. Non c’è un programma rigido da rispettare, ma la curiosità spontanea dei bambini crea le attività: percorsi di scoperta, gioco simbolico, manipolazione, movimento libero. Ma anche riflessione, narrazione, osservazione: la didattica segue il ritmo della natura e delle stagioni.
In questo contesto, la figura dell’educatore è vista in modo diverso: si tratta più di accompagnatori, che non insegnano in senso tradizionale, bensì osservano, ascoltano e accompagnano. Hanno un ruolo importante, poiché devono facilitare l’autonomia del bambino offrendo gli stimoli giusti e garantendo la sicurezza, ma lo fanno senza dirigere in modo autoritario. L’obiettivo è quello di promuovere uno sviluppo armonico: fisico, grazie al movimento libero, emotivo, attraverso il contatto con l’ambiente e la gestione delle emozioni, sociale, grazie alla cooperazione, e cognitivo, stimolato da esperienze concrete e sensoriali.
Dato che si sta spesso all’aperto, è fondamentale che i bambini siano vestiti in modo adeguato, con abiti impermeabili, scarpe da trekking, cappelli, guanti e così via, in base alla stagione. I bimbi imparano presto a gestire da soli il proprio zainetto, a cambiarsi, a prendersi cura dei propri oggetti e del gruppo.
Forse non si starà seduti composti a ripetere i numeri fino a dieci, insomma, ma si impara a rispettare i ritmi della natura, il benessere degli animali, si impara a credere nelle proprie capacità. Si cresce con consapevolezza, sicurezza, dando credito alla propria creatività.

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Tutti i vantaggi degli asili nel bosco
È chiaro che gli asili nel bosco offrano una lunga serie di vantaggi per lo sviluppo psicofisico dei bambini, oltre che per la qualità della loro esperienza educativa. Non si tratta solo di stare all’aria aperta, ma di crescere a contatto diretto con la natura, in un ambiente che stimola l’autonomia, l’empatia e la creatività.
Il contatto con la natura è il primo dei tanti benefici. I bambini imparano a rispettare e conoscere l’ambiente che li circonda, osservandone i ritmi, i cicli e le trasformazioni stagionali. Questo legame con la natura -destinato a diventare indissolubile- favorisce un senso profondo di appartenenza e responsabilità ambientale: in poche parole, adulti più consapevoli domani. E bambini, oggi, meno a rischio di dipendenza da schermi, un problema sempre più comune: se hanno a disposizione un mondo intero da esplorare, poco importa loro dei media digitali. Le esperienze concrete, sensoriali e motorie, poi, stimolano la curiosità, il pensiero critico e la capacità di problem solving. L’apprendimento non è passivo, bensì attivo e significativo, perché parte dall’esperienza diretta.
Anche lo sviluppo motorio migliora. Stare all’aperto significa camminare, arrampicarsi, saltare, manipolare, sporcarsi, correre: tutte attività che rafforzano la coordinazione, l’equilibrio e la percezione corporea. I bambini sviluppano abilità fisiche in modo naturale e spontaneo, molto prima di quanto non farebbero stando chiusi in casa, rilegati a un seggiolone.
In un ambiente privo di pressioni e voti, poi, i bambini imparano a fidarsi delle proprie capacità, a prendersi cura di sé e degli altri, a fare scelte e a gestire piccole difficoltà. Questo potenzia la fiducia in sé stessi e la resilienza, così come l’empatia e lo sviluppo sociale. La vita di gruppo e le dinamiche naturali insegnano cooperazione, rispetto reciproco e, perché no, anche la gestione dei conflitti.
È dimostrato anche che la natura ha un effetto calmante e rigenerante. L’assenza di ambienti chiusi e rumorosi, insieme a ritmi più lenti e rispettosi dei tempi individuali, riduce stress e ansia nei bambini, un problema che non sembra essere possibile ma che, invece, esiste eccome.
Da non sottovalutare anche, naturalmente, la questione ecologica. Vivere quotidianamente in mezzo alla natura insegna concretamente il rispetto per l’ambiente. I bambini non studiano l’ecologia sui libri, ma la sperimentano nel quotidiano, imparando inconsapevolmente a essere cittadini del mondo attenti e responsabili.

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Asilo nel bosco: dove sono in Italia?
Non si tratta di una realtà ancora troppo sviluppata in Italia, ma gli asili nel bosco si stanno diffondendo sempre di più, per via della crescente attenzione verso approcci educativi alternativi. Nel Nord Italia, ne troviamo diversi in Piemonte, per esempio a Ostana, immerso nelle montagne, e a Torino. In Lombardia troviamo il bosco in città, che propone attività quotidiane nella natura urbana, mentre in Veneto l’asilo nel bosco di Treviso – El Sandon è una delle esperienze più longeve. Diverse realtà si trovano anche tra Bolzano e Trento, fortemente legate all’educazione montessoriana, e in Liguria, nel verde della Val Bisagno.
Scendendo lungo lo Stivale troviamo l’asilo nel bosco di Fiesole, a Firenze, uno dei primi della Toscana, e il bosco dei piccoli a Lucca, dove outdoor education e pedagogia del bosco sono principi fondamentali. Fondato nel 2014, poi, l’asilo nel bosco di Ostia Antica è una delle realtà più importanti a livello nazionale: la sua presenza ha ispirato decine di altri progetti simili, attivi a Viterbo, Rieti e nei Castelli Romani.
Anche al sud sono nate realtà di asili nel bosco, nel tempo. Il Boscoincittà di Napoli, per esempio, con progetti attivi soprattutto nella zona flegrea e vesuviana, e l’asilo nel bosco di Lecce, tra ulivi e muretti a secco. Diverse iniziative spontanee e associative sono presenti anche a Palermo, Catania, Nuoro e Cagliari.

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Come aprire un asilo nel bosco
Aprire un asilo nel bosco in Italia è un progetto educativo entusiasmante, ma richiede una buona preparazione pedagogica, organizzativa e, soprattutto, burocratica. Vediamo in breve una guida passo passo su come fare, con indicazioni pratiche per avviare un’attività simile.
Prima di tutto, è importante avere una solida base teorica e pratica: studiare la pedagogia del bosco, ispirata ai modelli scandinavi, a Maria Montessori, a Reggio Children e alla pedagogia attiva. Frequenta corsi specifici, come quelli organizzati da Asilo nel Bosco Italia APS, Bambini e Natura, Rete Scuole nel Bosco. Se non sei un educatore o un’educatrice, valuta la possibilità di ottenere titoli riconosciuti o collaborare con figure professionali abilitate.
Dopodiché, bisogna scegliere il luogo adatto. Trova uno spazio naturale idelae: bosco, parco, agriturismo o terreno privato. Il luogo perfetto dovrebbe essere sicuro e facilmente accessibile, avere una zona d’ombra e un riparo -naturale o costruito-, disporre di uno spazio per le emergenze (come una stanza riscaldata) ed essere a norma con i requisiti locali per i servizi educativi. Puoi anche partire come progetto educativo informale o parentale per poi strutturarti meglio in un secondo momento.
A questo punto, dovrai sbrigare gli aspetti burocratici e ottenere le autorizzazioni. Dipende da come vuoi inquadrare l’asilo, come servizio educativo riconosciuto (nido o scuola dell’infanzia) o come progetto parentale o associazione. In base a questo sono necessarie autorizzazioni differenti: la seconda opzione è più flessibile, ma non riconosciuta come scuola pubblica.
Una volta sbrigate tutte le pratiche, puoi finalmente costruire un progetto condiviso. Incontra le famiglie e crea una comunità educante, redigi un progetto pedagogico chiaro e trasparente e prevedi momenti di partecipazione attiva dei genitori.
Considera, naturalmente, che aprire un asilo nel bosco comporta dei costi. Costi che fanno riferimento all’affitto e all’uso del terreno, alle strutture mobili –yurta, casetta in legno, bagni ecologici-, al materiale didattico, alle assicurazioni e ai compensi degli educatori. Spesso, per queste attività si può contare su finanziamenti come crowdfunding, bandi locali, sostegno delle famiglie. Infine, oggi come oggi ti serve anche una presenza online. Crea un sito web, i social inerenti e partecipa a fiere o eventi dedicati all’educazione alternativa.
In poche parole, aprire un asilo nel bosco richiede una solida base pedagogica, uno spazio naturale sicuro e la forma giuridica adatta. È un percorso impegnativo, ma estremamente arricchente per chi sogna un’educazione più libera, naturale e consapevole.
