Wise Society : Api, bombi, farfalle: in Europa gli impollinatori selvatici sono a rischio

Api, bombi, farfalle: in Europa gli impollinatori selvatici sono a rischio

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21 Ottobre 2025

L’Unione internazionale per la conservazione della natura ha aggiornato la propria valutazione sugli insetti impollinatori in Europa. E i dati sono tutt’altro che confortanti

Che le api e gli altri insetti impollinatori siano in declino è una di quelle tristi verità che, in quest’epoca di crisi ambientale conclamata, ci siamo ormai abituati a sentir ripetere. I numeri, però, fanno tutto un altro effetto. Li fornisce – e sono autorevoli e aggiornati – l’Unione internazionale per la conservazione della natura, con una nuova valutazione per la sua Lista rossa delle specie minacciate. Un aggiornamento importante, perché è il primo su scala europea da circa un decennio. Purtroppo, i dati che ne emergono sono tutt’altro che confortanti.

Ape selvatica

Foto Wirestock su Freepik

Quante e quali specie di api sono minacciate in Europa

La Iucn è riuscita ad appurare le condizioni di 1.928 specie di api selvatiche in Europa: nel 2014 non disponeva di dati sufficienti per più della metà delle specie valutate (il 57%), oggi soltanto per il 14%, a testimonianza di un’analisi molto più rappresentativa e solida. All’epoca, le specie minacciate erano 77. Oggi sono almeno 172, cioè circa una su dieci. Si tratta sempre di api selvatiche, cioè quelle che non vengono allevate dall’uomo e contribuiscono all’impollinazione spontanea di piante selvatiche e coltivate. Non vanno quindi confuse con le api mellifere, quelle che producono il miele che consumiamo comunemente.

Risultano minacciate anche quattordici specie di api cellophane, che impollinano prevalentemente margherite, aceri rossi e salici. Si chiamano così perché rivestono le pareti delle celle dei loro nidi con una sostanza trasparente e impermeabile, simile al cellophane. Ci sono poi le api scavatrici, sempre selvatiche e solitarie, che hanno l’abitudine di scavare i propri nidi sottoterra. In Europa ne esiste soltanto una specie, chiamata Simpanurgus phyllopodus, ma è classificata come “in pericolo critico”. Bisogna ricordare infatti che, nella Lista rossa, le specie minacciate sono a loro volta suddivise in tre categorie, dalla meno grave alla più grave: vulnerabile, in pericolo, in pericolo critico. Il livello successivo è l’estinzione.

Non solo api: le condizioni di bombi e farfalle

Ma il prezioso compito dell’impollinazione non spetta solo alle api. Altrettanto importanti sono i bombi, che si indirizzano soprattutto verso leguminose come piselli, fagioli, arachidi e trifogli: di questi, sono quindici le specie minacciate in Europa. Ancora più allarmanti i dati sulle farfalle. Su 442 specie valutate, infatti, nel 2010 soltanto 37 risultavano a rischio di estinzione: ora siamo arrivati a 65, circa il 15% del totale. La percentuale supera il 40% se si considerano le farfalle endemiche, vale a dire quelle che vivono soltanto nel Continente europeo e in nessun altro posto al mondo. Per la Pieris wollastoni, la farfalla bianca maggiore endemica dell’isola di Madeira, è troppo tardi: è ufficialmente estinta.

Farfalla blu su un fiore

Foto di Erik Karits su Unsplash

Clima, pesticidi, inquinamento: quali sono le minacce per gli impollinatori

Le farfalle subiscono in modo molto più marcato l’impatto dei cambiamenti climatici: questi ultimi secondo la Iucn colpiscono circa il 52% delle specie minacciate, una percentuale doppia rispetto alla rilevazione precedente. Per quanto riguarda le api, invece, il quadro è più sfumato. Le temperature più alte nuocciono ad esempio ai bombi, abituati al freddo, ma giovano alle api carpentiere accelerandone la crescita e la riproduzione.

Se c’è un fattore che rappresenta un rischio trasversale, questo sta senza dubbio nella perdita di habitat. La maggior parte degli impollinatori europei vive e si riproduce in ambienti agricoli “tradizionali”, dove l’uomo interviene senza stravolgere l’habitat: prati fioriti, siepi, piccoli campi intervallati da zone naturali, rotazioni colturali. Sono ambienti di questo tipo a offrire nettare, polline e siti di nidificazione in abbondanza. Il problema è che oggi sono sempre più rari.

Sia le pratiche agricole sia la gestione forestale hanno assunto logiche intensive, sacrificando la biodiversità. Parallelamente, le aree marginali o meno produttive restano abbandonate e quindi si impoveriscono. In entrambi i casi, api, bombi e farfalle fanno più fatica a trovare le risorse alimentari e riproduttive di cui hanno bisogno per sopravvivere.

Quanto meno, l’Unione europea ha vietato l’uso (anche in deroga) dei neonicotinoidi, insetticidi di sintesi che interferiscono con il sistema nervoso delle api e contribuiscono dunque al loro declino. Restano però in uso molte altre sostanze –insetticidi, fungicidi, erbicidi, fertilizzanti azotati – che hanno effetti negativi, diretti o indiretti, sugli impollinatori.

Siamo ancora in tempo per salvare le api e gli altri impollinatori

“Le ultime valutazioni europee della Lista Rossa rivelano sfide gravi, con minacce in aumento per le farfalle e per alcune specie cruciali di api selvatiche. Ma questa conoscenza è preziosa: evidenziando le pressioni cui le specie sono sottoposte, la Lista Rossa ci aiuta anche a tracciare la strada da seguire”,

sottolinea Grethel Aguilar, direttrice generale dell’Iucn. Insomma, non è troppo tardi per agire. Il che significa peraltro rispettare i propositi che la stessa Unione europea si è data con il Regolamento sul ripristino della natura, approvato in via definitiva nel 2014.

È un tema non solo ambientale, ma anche economico. Tra le specie di colture e piante selvatiche presenti nell’Unione europea, quattro su cinque dipendono dall’impollinazione degli insetti. Per le piante da fiore, si arriva addirittura al 90%.

Lo conferma Denis Michez, professore all’Università di Mons e coordinatore principale della valutazione sulle api selvatiche europee:

“Le popolazioni di api selvatiche sono in drastico declino e non possono essere facilmente sostituite da colonie gestite, che rappresentano meno dell’1% delle specie esistenti e sono selezionate per la produzione di miele o per l’impollinazione delle colture. Se le api selvatiche scomparissero, molte piante selvatiche sarebbero a rischio – tra cui i prati fioriti e le splendide orchidee”.

Valentina Neri

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