Quello che i media ribattezzano come Scipione o Minosse è l’anticiclone africano, ormai divenuto un tratto caratterizzante delle estati mediterranee, al posto del più mite anticiclone delle Azzorre
Lo sentiamo nominare ogni estate da radio e telegiornali, ma è una di quelle espressioni che spesso captiamo senza conoscerne realmente il significato. Stiamo parlando dell’anticiclone subtropicale africano, ormai una presenza fissa nei bollettini meteo estivi, che ha rimpiazzato il più mite anticiclone delle Azzorre esponendoci a temperature torride e notti tropicali. Approfondiamo l’argomento scoprendo cos’è l’anticiclone africano, quando arriva e il suo legame con i cambiamenti climatici in atto.

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Dall’anticiclone delle Azzorre all’anticiclone africano
Prima di scoprire quando arriva l’anticiclone africano è bene fare una breve premessa con cui capire cos’è un anticiclone. Si tratta di un’area di alta pressione atmosferica caratterizzata da condizioni di tempo stabile e soleggiato. L’aria al suo interno scende verso il suolo, impedendo la formazione di nuvole e precipitazioni. Gli anticicloni non sono tutti uguali: ce ne sono di origine oceanica, più miti e ventilati, e altri di origine continentale, molto più caldi e persistenti.
Per decenni, il bel tempo estivo tipico dell’Europa meridionale è stato merito dell’anticiclone delle Azzorre, un’area di alta pressione permanente che si forma sull’oceano Atlantico, in corrispondenza dell’arcipelago portoghese da cui prende il nome. È alimentato da masse d’aria più fresche e umide di origine oceanica: per questo porta stabilità atmosferica ma con temperature più moderate, brezze leggere e un clima tendenzialmente gradevole. Negli ultimi anni, però, il suo ruolo è diventato marginale, perché si posiziona spesso troppo a ovest o resta bloccato. Ecco perché, a posto del tanto amato anticiclone delle Azzorre, arriva l’anticiclone africano che, trovando campo libero, si espande con più forza verso il continente.
L’anticiclone africano si chiama così perché ha invece origine nel deserto del Sahara e nella fascia subtropicale del Nordafrica. Trasporta masse d’aria calde e secche che si riscaldano ulteriormente raggiungendo il Mediterraneo e l’Italia. Ecco perché, quando si sposta verso nord andando a interessare l’area del bacino del mediterraneo e l’Europa in generale, porta con sé temperature molto elevate e sensazione di afa. E’ quindi facile immaginare cosa succede quando arriva l’anticiclone africano: un’ondata di calore che può far impennare le temperature anche oltre i 40 gradi centigradi, spesso accompagnata da un’umidità elevata che rende il caldo ancora più insopportabile.
Il disagio aumenta per via delle notti tropicali in cui la temperatura minima non scende mai al di sotto dei 20 gradi. Venendo meno il fisiologico calo termico notturno, il corpo umano fatica a recuperare energie; una condizione che incrementa i rischi per persone fragili o anziane.

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Quando arriva e quanto dura l’anticiclone africano
Viene spontaneo chiedersi quando arriva l’anticiclone subtropicale africano, ma in realtà non c’è una data fissa: di norma tali condizioni si verificano fra fine maggio e settembre.
Il caldo africano – che talvolta i mass media ribattezzano con nomi come Scipione o Minosse – può persistere sull’Italia solo per qualche giorno oppure durare per settimane, bloccando le più fresche perturbazioni atlantiche. I problemi non finiscono neanche quando l’anticiclone africano si ritira perché, favorendo l’ingresso di venti freddi provenienti da nord, può provocare un forte contrasto con l’aria calda e umida presente. Questo sbalzo termico genera fenomeni atmosferici estremi come alluvioni lampo, grandinate violente e trombe d’aria.
Dall’anticiclone Scipione a Lucifero e Caronte
Nel corso dell’ultimo decennio le estati italiane sono state più volte colpite dall’anticiclone subtropicale africano. E ogni anno i media hanno battezzato il fenomeno con nomi spesso legati alla mitologia o all’inferno dantesco, così da comunicare l’intensità e la pericolosità del fenomeno in modo immediato. Qui sotto trovi un elenco degli anticicloni africani che, nel corso degli anni, hanno colpito il nostro Paese. Per ognuno di essi indicheremo anche le caratteristiche in termini di caldo e afa.
- 2013 – Anticiclone Caronte, così battezzato in onore del traghettatore di anime nel fiume infernale: ha portato con sé una forte afa e un caldo torrido fra giugno e luglio
- 2015 – Anticiclone Flegetonte, il cui come ha richiama il fiume di fuoco della mitologia greca. Ha portato con sé molto caldo, con picchi che hanno superato i 40° soprattutto nel centro-sud.
- 2017 – Anticiclone Minosse, ovvero il giudice infernale della Divina Commedia. Questo anticiclone ha provocato un’ondata di calore secca e sabbiosa, che ha portato con sé una grossa quantità di pulviscolo sahariano
- 2022 – Anticicloni Caronte e Lucifero. Il 2022 è stato l’anno dei record: l’estate si è caratterizzata per diverse ondate di calore per un totale di oltre 70 giorni di caldo anomalo, con i livelli del Po ai minimi storici e allarme idrico nazionale
- 2023 – Anticiclone Cerbero, così chiamato per il cane a tre teste che, secondo la mitologia greca, custodisce l’inferno. Nel 2023 si sono contate tre ondate consecutive di caldo afoso, con alternanza di caldo e fortissimi temporali.

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Anticiclone africano: che ruolo hanno i cambiamenti climatici
Come ricordato, dunque, l’anticiclone africano di per sé non è un fenomeno nuovo: la differenza sta nel fatto che, negli ultimi anni, si manifesta nei nostri territori con sempre maggiore frequenza e intensità. Questo accade perché l’aumento delle temperature medie globali ha alterato il comportamento delle correnti atmosferiche e la posizione di alcune grandi masse di alta pressione, permettendo a quelle originarie del Sahara e delle zone subtropicali di espandersi più facilmente verso il Mediterraneo.
Questa “potenza” dell’anticiclone è amplificata anche dalle isole di calore nelle aree urbane, dove l’asfalto e la mancanza di verde contribuiscono ad aumentare la sensazione di caldo.
In altre parole, i cambiamenti climatici da un lato rendono l’estate più lunga e torrida, mettendo alla prova il nostro benessere fisico. Parallelamente, intensificano il rischio di eventi meteo estremi, come i temporali improvvisi e rovinosi che intervallano le ondate di caldo africano. Agire con decisione per abbattere le emissioni di gas serra e adattare il territorio al clima estremo è dunque un’assoluta priorità da cui dipende la nostra stessa sicurezza.
Valentina Neri
